Alonso: "Dakar non per marketing, se no farei come Rossi e Hamilton"

Fernando Alonso è ai blocchi di partenza per la sua prima Dakar: "L'obiettivo è finire la gara, non importa in quale posizione". Il deserto  è il trampolino di lancio per una nuova sfida in Formula 1?

Share


Al via della 42^ edizione della Dakar, l’osservato speciale è uno solo e semplice da riconoscere perchè risponde al nome di Fernando Alonso. Il due volte campione del mondo della Formula 1, dopo i successi alla 24 Ore di Le Mans con il team ufficiale Toyota e le delusioni della 500 Miglia di Indianapolis con la McLaren, scatterà da Jeddah per la sua prima Dakar e, forse, non avrebbe potuto scegliere anno migliore per farlo.

La parola d’ordine, associata a Fernando Alonso in questi giorni sembra essere “riscatto”. Dopo gli ultimi anni in F1 da non-protagonista e il ritiro dal Circus a fine 2018 fa tra la commozione del pubblico, il campione spagnolo ha lasciato un vuoto nei tifosi ed una sensazione di dolce amaro, proprio come quella lasciata, premettete il paragone motociclistico, da Jorge Lorenzo. L’idea è di due super campioni che lasciano a mani vuote, forse troppo presto, dopo un periodo di poche e magre soddisfazioni. Se per Jorge non sappiamo come andrà (sono sempre più insistenti le voci di un accordo con Yamaha per il ruolo di collaudatore) sappiamo benissimo qual’è stata la via intrapresa da Alonso dopo il ritiro dalla Formula 1: quella della Tripla Corona alla quale manca solo il tassello della 500 Miglia, sfiorata nel 2017 e vista da casa nel 2018 dopo non essersi qualificato tra i migliori 33. 

"Ho fatto molte gare in questi anni ma per la Dakar bisogna essere un po' folli - ha detto Alonso alla Gazzetta dello Sport - non lo faccio per divertirmi se no andrei su un circuito a fare scambio tra auto e moto (come quello tra Rossi e Hamilton ndr) anche se non credo che sarei in grado di guidare una MotoGP. Questo non è uno show o marketing, è una gara vera e ci vogliono due grandi attributi per farla". 

Ora "Nando" è a Jeddah pronto per scattare tra le dune e la sabbia dell’Arabia Saudita in coppia con Marc Coma, un grandissimo della Parigi-Dakar che ha conquistato ben 5 volte, in moto, sulla KTM. La scelta sia di Alonso che di Toyota (Alonso guiderà una Hilux, mostro tecnologico che monta un V8 aspirato da 5L) è abbastanza strana però. 

Toyota ha già nella sua line-up equipaggi che puntano alla vittoria come quello guidato da Nasser Al-Attiyah e un fallimento con Alonso potrebbe portare più critiche che benefici anche se, si sa, tutta la pubblicità è buona pubblicità (ma è davvero così?). Dall’altra parte la scelta di un pilota esperto e navigato come Alonso di prodigarsi in una competizione che non conosce e che, francamente, non sappiamo se essere nelle sue corde potrebbe rivelarsi un autogol. 

Certo, questa Dakar 2020 è tutta nuova, gli equipaggi non conoscono le condizioni che dovranno affrontare, il regolamento è sempre più volto al BoP (balance of performances) e la macchina è al top, ma il rischio di fare una brutta figura c’è, sopratutto se uno degli antagonisti principali è un 57enne, tuo idolo da ragazzo e padre del pilota che ora siede sulla tua vettore in Formula 1: Carlos Sainz, papà appunto, del pilota McLaren, gran protagonista in questa stagione. Sainz è un veterano del Rally Dakar, lo ha vinto due volte nel 2010 e nel 2018 e le sue parole sono un vero e proprio monito per Alonso: “Ho detto ad Alonso che deve avere rispetto per questa gara, se farà tutto bene, può pensare di chiudere in top 5”. 

Con un così alto rischio di fallimento cosa ha portato Alonso a Jeddah? “Il mio unico obiettivo è finire la gara - ha detto in conferenza stampa - vorrei far vincere la Dakar a Coma in tra continenti diversi ma so che questa è la cosa più lontana che ci sia dalla Formula 1. Non mi importa in che posizione finirò la corsa, l’importante è finirla”. Basterebbero queste poche parole per rispondere alla domanda. Nando vuole e fare cose che non ha mai fatto. E’ un grande pilota e la sua popolarità tra il pubblico gli permette di essere calamita per gli appassionati e questo fa bene alle discipline nelle quali corre: lo è stato per il WEC e sarà così anche per la Dakar ma la parola chiave è una sola: Formula 1. 

Questa Dakar, vada come vada, è la penultima (ci sarà la 500 Miglia di Indianapolis a giugno) occasione per lo spagnolo di mettere in mostra nuovamente, e se ce ne fosse ancora bisogno, il suo talento. Lo stint notturno alla 24 Ore di Le Mans nel 2017, con cui ha recuperato e superato la vettura gemella che era in prima posizione, è stato l’ultima vera pennellata del campione, il resto, francamente, è sembrato scontato con una Toyota così superiore. 

Nando sogna la Formula 1, ma forse il Circus è andato oltre Alonso con una McLaren sempre più competitiva grazie ai motori Renault e la coppia del futuro Sainz-Norris (sono entrambi in scadenza nel 2020 ma sembra difficile che possano accasarsi altrove) e i top team che sembrano voler blindare i loro gioielli pare che per il due volte campione del mondo di spazio ce ne sia ben poco anche se l’annata è di quelle del cambiamento e qualcosa, di certo, si muoverà. 

Una Dakar per un sogno, quello del ritorno nell’amata Formula 1, lasciata forse troppo presto. 

Share

Articoli che potrebbero interessarti