MotoGP, Caso doping Iannone: cosa rischia e cosa succede ora

Il procedimento è solo all'inizio e ci sono due possibilità di appello. La sanzione va da un massimo di 4 anni di squalifica a una reprimenda e gli steroidi contestati vengono usati anche per la cura da infortuni

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Il motociclismo non è abituato ai casi di doping e in molti si chiedono cosa possa succedere a Iannone dopo che un suo campione di urine è stato trovato positivo a una sostanza proibita, steroidi androgeni anabolizzanti esogeni, per la precisione. Innanzitutto bisogna capire di cosa si parla, perché questi ormoni non sono usati solo per migliorare le proprie prestazioni ma anche nella cura degli infortuni. Possono infatti attenuare dolori articolare e favorire la guarigione di diversi infortuni.

Bisogna quindi ricordare che Andrea aveva sofferto un infortunio alla spalla sinistra a Misano, che lo aveva costretto a saltare la gara. C’è anche da dire, però, che se vengono assunte sostanze presenti sulla lista proibita per curarsi, è obbligo del pilota inviare una richiesta alla Commissione Medica della FIM.

Al momento, l’unica cosa certa è che questa sostanza è stata trovata nel primo campione esaminato da un laboratorio accreditato dalla WADA, la World Anti-Doping Agency). A questo punto la FIM ha fatto scattare una sospensione provvisoria dall’attività sportiva, un atto di ufficio, praticamente automatico.

I tempi del giudizio

Siamo però ancora solo in una fase preliminare dell’indagine. Andrea ora può fare due cose: la prima è richiedere la controanalisi su un secondo campione, l’altra è chiedere la revoca della sospensione. Per farlo, deve inviare alla CDI (la Corte Disciplinare Internazionale) una richiesta scritta con le proprie ragioni entro 15 giorni dalla notifica ufficiale che, però, secondo quanto da lui scritto non ha ancora ricevuto.

Naturalmente, se il secondo controllo dovesse risultare negativo il procedimento si annullerebbe. Se invece dovesse risultare positivo, Iannone potrebbe presentare ricorso. Prima al CDI (che dovrà pronunciarsi entro 45 giorni), nel caso venisse respinto c’è la possibilità di rivolgersi ancora al TAS (il Tribunale Arbitrale Sportivo).

Nel peggiore dei casi, come si può ben capire, si tratta di un iter molto lungo, addirittura mesi, che potrebbe diventare un problema pensando che i primi test saranno all’inizio di febbraio.

Cosa rischia?

Se effettivamente Andrea risultasse colpevole, a cosa andrebbe incontro? Il massimo della pena è una squalifica di 4 anni, ma non è automatica. Il regolamento anti-doping è molto complesso e prevede molte postille. Per esempio, se l’assunzione della sostanza proibita è stata non intenzionale (contenuta in altri prodotti) la squalifica prevista è ridotta a 2 anni.

Bisogna poi anche considerare la volontà del pilota di ‘barare’ o meno e se la sostanza è stata assunta in contesti che non hanno relazione con l’aumento delle proprie prestazioni sportive. Se viene dimostrata la buona fede dell’atleta tutto può limitarsi anche a una sola semplice reprimenda.

Infine la squadra: se non è coinvolta nell'assunzione delle sostanze proibite, non rischia nulla.

Insomma, mai come in questo caso, è difficile e anche inappropriato parlare della possibile sanzione nei confronti di Andrea. L’unica cosa probabile è la decisione finale potrà attendersi a lungo.

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