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MotoGP, Zarco straccia Marquez... per numero di cadute

LA STATISTICA - Al francese il premio di miglior cascatore in MotoGP, Dovizioso quello che sbaglia meno, ma il re è Booth-Amos

MotoGP: Zarco straccia Marquez... per numero di cadute

C’è una classifica in cui nessun pilota vorrebbe mai primeggiare ed è quella che riguarda il numero delle cadute nell’anno. Si dice che i motociclisti si dividano in due categorie, quelli che sono già caduti e quello che devono farlo, per un pilota l’incontro ravvicinato con l’asfalto è praticamente un’eventualità sempre presente perché correre significa portare al limite la propria moto e, quindi, sbagliare.

Si cade meno, ma non in Moto3

Nel 2019, contando tutte le classi, si sono registrate 971 cadute. I piloti della MotoGP, cioè i più esperti, sono quelli ad avere sbagliato meno: 220 volte. Un dato interessante, perché rappresenta un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni, dove si erano superate le 300 cadute e con 18 GP contro gli attuali 19. Anche i piloti della Moto2 hanno commesso meno errori, 347 contro i 418 dello scorso anno. Non si può dire lo stesso della Moto3, dove si è raggiunta la ragguardevole cifra di 404 scivolate, una cinquantina in più del 2018 ma comunque ben lontani dal record assolto di 463 cadute del 2008.

Dando un’occhiata ai turni in cui si cede più spesso alla gravità, le gara vincono a mani basse. Logico, perché è il momento in cui si deve dare tutto (in MotoGP si sono registrate 74 cadute, 111 in Moto2 e 166 in Moto3). Nelle qualifiche, invece, si sbaglia poco, forse perché la concentrazione sul giro secco è massima. Si va molto a terra, invece, nelle FP2 in MotoGP e in Moto3 e in FP3 in Moto2.

Le Mans, la bestia nera dei piloti

Passiamo ora ai circuiti più insidiosi e la palma se l’è merita a mani basse Le Mans, con 90 cadute totali nel fine settimana di gara. La pista francese, già nel 2009, nel 2012 e nel 2013 si era guadagnata questo poco invidiabile primato, anche per via delle condizioni meteo non sempre ottimali. Quest’anno, sul podio, sono finite a pari merito Barcellona e Phillip Island, i cui si è corso in condizioni critiche.

All’altro estremo della classifica, con solo 15 cadute nei 3 giorni, c’è Aragon che si è così conquistata il record minimo di cadute dal 2009, anno dal quale è disponbile questa statistica.

La curva peggiore si trova a Le Mans ed è la 3ª, dove ben 32 carene si sono grattugiate sull’asfalto.

Zarco vince in MotoGP, ma il dominatore assoluto è Booth-Amos

Alla fine di una stagione quasi priva di soddisfazione, il migliora cascatore della MotoGP è Johann Zarco, con 17 (numero non proprio fortunato) di cadute. Il francese si è tenuto alle spalle il ‘crash team’ Pramac che mette Miller al 2° posto con 15 e Bagnaia al 3° con 14 scivolate. Stesso numero per Marquez, a cui abbiamo dedicato un articolo a parte (lo trovate QUI).

Ai piedi del podio Abraham, Crutchlow e Mir (altro debuttante come Pecco) con 12 cadute. Il pilota che ha invece caduto meno (e non è una sorpresa) è Dovizioso, che ha toccato l’asfalto solo 4 volte, 2 in più per Vinales e Quartararo, che non si dimostra così solo veloce.

Valentino Rossi è invece finito a terra 8 volte, non tante in assoluto, lo stesso numero del 2018, ma comunque una cifra alta rispetto ai suoi standard (nel 2014, per esempio, era caduto solo 2 volte in tutta la stagione).

I piloti della MotoGP, comunque, non reggono il confronto con quelli della classi minori. Tom Booth-Amos è il vincitore assoluto con 22 cadute, più di una a Gran Premio. Il gallese ha battuto per un’incollatura il turco Can Oncu che si è fermato a 21. Al terzo posto una vecchia conoscenza di questa classifica: Sam Lowes, a cui i ricambisti dovrebbero fare un monumento.

Per quanto riguarda gli italiani si sono distinti (se così si può dire) Marco Bezzecchi (5° con 18 cadute) e Vietti (6° con 17). Entrambi erano debuttanti nelle rispettive categorie e hanno pagato lo scotto sulla pelle… delle loro tute.

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