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MotoGP, Da Rossi a Marquez: dopo i test Di Jerez tutti felici e... scontenti

Qualche passo avanti e qualche dubbio dopo le prove a Jerez e Valencia: il bilancio prima dell'inverno moto per moto

MotoGP: Da Rossi a Marquez: dopo i test Di Jerez tutti felici e... scontenti

Lo dicono i piloti e dobbiamo confermarlo anche noi, i tempi dei test devono essere sempre presi con le pinze. Ogni squadra usa il proprio metodo di lavoro e ad affidarsi (solo) alle classifiche spesso si sbaglia. Non di meno, i 4 giorni passati fra Valencia e Jerez danno indicazioni importanti su quello che sarà il 2020. Indicazioni perché ora inizio il vero lavoro nei reparti corse, due mesi in cui gli ingegneri dovranno analizzare i dati e poi dare i ritocchi ai propri progetti per essere pronti per le prove di Sepang a inizio febbraio.

In Spagna c’è chi era a buon punto coi lavori e chi, invece, più in ritardo. Facciamo il punto, marca per marca.

Honda: bella e difficile, come Marc Marquez

Pensare a una RC213V docile è una favola a cui non crede nessuno, la moto di Honda è un purosangue da domare, come il suo pilota di punta. Sa essere incredibilmente veloce, ma perdona poco e non è una caso se a Valencia siano andati a terra tutti i piloti che la guidavano e a Jerez il prezzo più caro lo ha pagato Marc, che invece di andare in vacanza si è trovato in ospedale.

È il campione del mondo a guidare lo sviluppo e il suo pensiero è chiaro: “voglio una moto veloce, non facile”. Gli ingegneri giapponesi lo accontentano, magari cercano anche di ammorbidire il carattere della moto, ma non più di tanto.

HRC è la Casa più avanti nello sviluppo del prototipo 2020, che aveva debuttato in una prima versione ad agosto a Brno, ma si era già visto qualcosa a Barcellona a giugno. Il motore aveva avuto un’iniezione di cavalli nel 2019 e ora ci si sta concentrando sul telaio. Ce ne sono due versioni, di cui una piace molto agli ingegneri giapponesi e che rappresenta “una nuova direzione” come ha spiegato Marquez, che però non sembrava troppo convinto.

L’ultima parola spetterà a lui, gli altri piloti dovranno accodarsi. Crutchlow è stato coinvolto nella prova del nuovo materiale ma non troppo, Alex è un debuttante e Nakagami, convalescente, userà la moto 2019.

Ducati: il mio regno per una curva

Come un moderno Giotto, Gigi Dall’Igna è alla ricerca di un cerchio perfetto, da disegnare non su un quadro ma sull’asfalto. La velocità a centro curva (la capacità di “girare” per dirla con i piloti) è il punto debole di una moto al vertice sotto gli altri aspetti: elettronica, aerodinamica e potenza.

A Valencia è arrivato un nuovo telaio e la faccia di Dovizioso diceva tutto: era il passo in avanti che cercava. A Jerez, pista su cui la ciclistica è tutto, l’entusiasmo si è però raffreddato. Il nuovo telaio va meglio del precedente, ma non abbastanza.

La strada è giusta, ma serve continuare in quella direzione. Quindi si attendono altre novità per l’anno nuovo.

Anche il motore ha ricevuto qualche aggiornamento e gli ingegneri di Borgo Panigale si sono dimostrati ancora una volta molto abili a trovare altri cavalli. Per la nuova carena bisognerà aspettare, Gigi e i suoi sanno sempre stupire. A proposito, il 'bauletto' è già aumentato di dimensioni.

Yamaha: cercasi cavalli disperatamente

Né Jerez né Valencia sono piste in cui il motore faccia la differenza, ma Rossi e Vinales vogliono potenza. Con il nuovo 4 cilindri Iwata ha migliorato, ma Honda e Ducati rimangono distanti. In rettilineo ci sono ancora 7 o 8 chilometri orari da recuperare.

L’obiettivo non è andare più veloce, ma meno piano” scherzava Rossi. “Se mi metto in scia alle altre moto, capisco che ancora non basta” confermava Maverick. Anche Quartararo e Morbidelli, che hanno provato il nuovo propulsore a Jerez, erano sulla stessa linea.

La ciclistica della M1 (anche quella evoluta) è un riferimento, ma servono cavalli. Nessuno si aspetta che la Yamaha diventi una Ducati in blu, ma qualche chilometro in più sul dritto faciliterebbe la vita a tutti. A Sepang ci sarà un altra evoluzione del motore, ma non si sa quanto sarà grande.

Anche un’aerodinamica più evoluta potrebbe aiutare, perché sotto questo punto di vista la M1 presenta delle soluzione datate se confrontate alla migliore concorrenza.

Suzuki: una questione di equilibrio

La GSX-RR sembra rimanere sempre uguale a se stessa, ma anche lei nei test aveva diverse novità. Come la cugina (per via del 4 cilindri in linea) Yamaha non è una moto che brilli per velocità massima, ma la situazione è comunque migliore. Infatti i tecnici di Suzuki si sono concentrati più sull’erogazione che sulla potenza massima per l’evoluzione 2020.

Anche il telaio è stato oggetto di attenzioni. L’obiettivo era quello di migliorare la fase di frenata, obiettivo raggiunto ma a scapito della sua eccezionale velocità a centro curva. Quindi i piloti hanno preferito prendere un po’ di tempo per decidere per non scalfire l’equilibrio invidiabile della moto.

Come era successo un paio di anni fa, quando un motore troppo brusco nell’erogazione divenne un limite per l’intera stagione.

KTM: lo famo (un po’ meno) strano

Gli austriaci di KTM hanno due punti fissi dichiarati: il telaio tubolare e le sospensioni WP. Peccato che tutto il resto dello schieramento usino alluminio e Ohlins. La MotoGP non è una classe facile quando si seguono sentieri battuti, figurarsi quando si esplorano strade alternative.

Qualcosa però (grazie anche alle indicazioni di Pedrosa) sta cambiando e il nuovo telaio (pur essendo un tubolare) si avvicina almeno nel disegno al Deltabox degli altri. “Stanno togliendo sempre più tubi” ha scherzato qualcuno nel paddock.

Se sarà abbastanza è presto per dirlo. Intanto Pol Espargarò ha sulle spalle tutto lo sviluppo, con il solo aiuto di Dani. Oliveira, infatti, è convalescente e Lecuona e Binder due debuttanti. La strada per il successo appare ancora lunga.

Aprilia: aspettando la rivoluzione

Prove (a volte rischiose, come quando la moto di Iannone ha preso fuoco), chilometri e tante informazioni da studiare. Come annunciato, non c’era per questi ultimi test dell’anno la RS-GP in versione 2020. Ci sarà, però, in tempo per Sepang.

Sarà diversa in tutto” ha garantito Aleix Espargarò. Il progetto andava aggiornato e la moto che verrà sarà una nuova base per il futuro. Telaio, elettronica, aerodinamica, tutto sarà diverso. Soprattutto il motore: che rimarrà un V4 ma cambierà l’angolo fra i cilindri. Per la precisione aumenterà, probabilmente per arrivare ai 90° di Ducati, Honda e KTM.

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