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MotoGP, Sepang: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Marquez vince due volte, Vinales solo una. Rossi scopre cos'è la velocità tentando di superare una Ducati, le Suzuki giocano a biliardo

MotoGP: Sepang: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Marquez vince due volte, perché anche il motomondiale sta diventando una questione di famiglia. Marc e Alex scorrazzano nelle piste come fossero casa loro e gli ultimi, cioè gli altri, chiudano la porta. Nulla da aggiungere, hanno detto già tutto loro.

Intanto Dalla Porta ricorda che le speranze per il futuro le ha anche l’Italia, che in MotoGP si affida ancora ai due vecchietti Dovizioso e Rossi. Regalano un po’ di emozione, ma il podio è solo per uno.

IL BELLO – La Spagna ha una tradizione di conquistadores, ora può vantare anche una dinastia. I Marquez, Alex e Marc che arricchiscono quasi ogni anno il loro blasone con un loro alloro. Il maggiore lo fa con una semplicità disarmante, il minore ci mette un po’ più di tempo ma poi centra il bersaglio. Per la seconda volta festeggeranno il titolo insieme e agli scienziati non rimane che studiare il loro DNA per scoprire il gene della velocità.

IL BRUTTO – È una Ducati a 4 facce, ma solo una sorride: quella di Dovizioso. Lode al salvatore della patria rossa Andrea e un bell’esame di coscienza per tutti gli altri. Miller si è salvato con la prestazione in qualifica e la grinta nel duello con Marquez, ma non per il risultato finale. Petrucci è sembrato invisibile per tutto il fine settimana e di Bagnaia si ricorda solo il gran botto nelle FP4. Un po’ poco.

IL CATTIVO – Più che cattivi, aggressivi. Un po’ troppo. Rins e Mir hanno giocato di sponda a Sepang e il povero Zarco è pure finito in buca. Le lamentele di Mir sulla sua penalizzazione sono state fuori luogo, la sua baldanza è giustificabile con l’età. A patto che non diventi un vizio.

LA DELUSIONE – La Malesia era pronta a una nuova festa nazionale dopo la pole di Quartararo e la prima fila di Morbidelli con le Yamaha griffate Petronas. Le bandierine sono rimaste in borsa in attesa della prossima occasione. Non si può fare un dramma per le prestazioni di una squadra al debutto in MotoGP e con due piloti molto giovani. Però non ci sono spiegazioni per il passo del gambero mostrato in gara, lì bisogna studiare. Intanto si sono portati a casa il titolo per i team indipendenti alla prima partecipazioe, tutto sommato non è una grande delusione.

LA CONFERMA  –  Tre di tre. Il pilota che convinceva ma non vinceva ha fatto l’ultimo passo in avanti, e giusto in tempo prima del passaggio in Moto2. Lorenzo Dalla Porta non è un campione solo sulle statistiche e la sua Honda è un razzo in rettilineo. Merito di Christian Lundberg, chissà se riuscirebbe rendere veloce anche la Yamaha in MotoGP.

L’ERRORE – Di comunicazione, più che altro. Forse Jorge Lorenzo poteva evitare di dichiarare che il “Martillo è tornato” dopo avere tagliato il traguardo più di mezzo minuto dopo Vinales. Il maiorchino era contento di essere stato costante, costantemente lento però. Almeno per ora.

LA SORPRESA  – Non troppo, ma un posto lo meritava anche Maverick Vinales. Il primo se l’è preso lui, questo glielo diamo noi. Una vittoria maiuscola, ci voleva.

IL SORPASSO – Quello impossibile, e che infatti non c’è stato, di Rossi su Dovizioso. Andare in guerra con una Yamaha contro una Ducati sui rettilinei è come affrontare un carrarmato armati di fionda. Valentino ha comunque fatto segnare il nuovo record in gara a Sepang, piuttosto che niente è meglio piuttosto.

LA CURIOSITA’ –  Il vento non nei capelli, ma negli occhi. Fabio Quartararo ha festeggiato con una certa veemenza la pole position e a pagarne le conseguenze è stata la visiera del suo casco.

IO L’AVEVO DETTO – Agostini lo aveva promesso sul podio di Phillip Island: “vinci troppo, mi toccherà affidarmi al vudù per non farti battere i miei record”. Così Marquez è partito a Sepang mai così indietro qualche anno a questa parte e ha tagliato il traguardo nella peggiore posizione dell’anno. Lo sappiamo, è un 2° posto, ma anche i poteri magici di Giacomo hanno dei limiti.

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