MotoGP, Buriram, il Bello, il Brutto e il Cattivo

Marquez ha trionfato e come da pronostico si è preso il titolo a Buriram, ma in Thailandia abbiamo visto una anticipazione di quello che sarà il 2020. Ed un Rossi che non vuole mollare

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La palla numero otto è finita in buca, regalando a Marc Marquez l'ottavo titolo iridato, il sesto in MotoGP su sette campionati disputati in Top Class. Pochi dati, che basterebbero per delineare il dominio messo in pista dallo spagnolo in quella che senza dubbio è la sua era. Talmente evidente da portare Valentino Rossi ad ammettere a denti stretti: "Marc sta dominando come facevo io quando ero al top".

In realtà quanto sta facendo Marquez è forse anche più impressionante di quanto fatto da Valentino nella sua di era, perché lo spagnolo non si limita a battere gli avversari in pista, ma costruisce ad ogni Gran Premio un ulteriore tassello della propria superiorità. In Thailandia è incappato in una paurosa caduta nella prima sessione di libere e chiunque altro nei suoi panni avrebbe come minino tirato leggermente i remi in barca. Marc non l'ha fatto neanche per un istante, non lasciando neanche le briciole agli avversari. Avrebbe potuto accontentarsi, accettare di farsi battere da Quartararo nel giorno in cui si stava laureando campione. 

Non l'ha fatto, perché questo Marquez agli avversari non vuole lasciare neanche le briciole.

IL BELLO - Quando in uno sport c'è un dominatore incontrastato, si rischia di cadere nella noia. Eppure il modo in cui Marquez domina nel suo sport è talmente emozionante da costringere a rivedere questo assioma. E' caduto e si è rialzato, ha tentato di strappare la pole e di nuovo ha assaggiato l'asfalto. Poi in gara non ha mollato un centimetro di pista al giovane arrembante. Sta ridefinendo il termine 'dominio'.

IL BRUTTO - Il prezzo di questo dominio è probabilmente l'aspetto brutto di una MotoGP che non offre al momento il godimento dell'incertezza. Mancano quattro Gran Premi e c'è poco da assegnare, se non le posizioni dalla seconda in giù, ovvero la lista dei perdenti. 

IL CATTIVO - In un mondo che certa di regolamentare tutto, di tenere tutto sotto controllo, succede che un pilotino arrembante del nome di Darryn Binder rischi di far gettare alle ortiche il mondiale di altri piloti incolpevoli. La pena inflitta per un pilota che di casini ne combina quasi ad ogni GP? Un bel ride through e amen. Non basta e le incazzature di Migno e Biaggi sono più che giustificate. A volte il pugno dei commissari è durissimo, altre quasi morbido. Perché?

LA DELUSIONE - Non ce ne voglia Gigi Dall'Igna, che in una intervista proprio a Buriram (leggi QUI) ci ha detto di essere orgoglioso degli uomini di Borgo Panigale con cui lavora ogni giorno. Lo comprendiamo, ma come ha ammesso Dovizioso con un pelo di rabbia nel dopo gara, i rivali di quest'anno sono più forti di quelli della scorsa stagione, lasciando intendere che mentre gli altri sono andati avanti, Ducati è rimasta un po' al palo delle prestazioni 2018. D'altra parte nel 2018 a Buriram la gara se la sono giocata proprio Dovizioso e Marquez contro le due Yamaha Factory, mentre quest'anno la GP19 si è dovuta accontentare di un quarto posto. La matematica non è un'opinione. 

LA SORPRESA - Le sorprese di questo weekend vengono tutte da Tavullia ed hanno uno stretto legame di parentela. In pochi avrebbero immaginato che nel Paddock di Buriram sarebbe esplosa la notizia secondo cui Valentino Rossi avrebbe annunciato un cambio di guardia all'interno del proprio box. Via Galbusera, dentro Munoz. Per crederci ancora, per non mollare e per tentare di tornare su livelli accettabili per avere voglia di continuare oltre il 2020.

L'altro pilota di Tavullia che ci ha regalato una bella sorpresa è senza dubbio suo fratello Luca Marini, autore in Thailandia di una prova magistrale, scappando via dal primo giro e dominando un Gran Premio. La sveglia per Luca è arrivata tardi nel 2019, ma questo finale di stagione vale come rincorsa verso un 2020 da protagonista assoluto. 

LA CONFERMA - La Yamaha ha fatto una sorpresa a Fabio Quartararo a Buriram, regalandogli quei 500 giri motore che gli mancavano rispetto alle moto ufficiali. Il francese ha risposto presente, confermando di essere in questo momento l'uomo su cui puntare per Iwata, che già si sta muovendo per blindarlo in vista del 2020. In tanti pensano che si debba attendere per confermare che Fabio non è un fuoco di paglia ma un autentico campioncino in erba. Onestamente ci domandiamo cosa si debba aspettare ancora, visto che anche a Buriram ha tenuto testa alla pari ad uno dei piloti più forti della storia della MotoGP ed era solo la sua 15a gara in top class. 

L'ERRORE - Secondo noi l'errore più grave del fine settimana l'ha fatto Andrea Iannone, continuando a dichiarare che la sua moto non replica le prestazioni di quella di Aleix Espargarò ed instillando dubbi sulla qualità del lavoro che sta svolgendo Aprilia nei box. A Noale sanno cosa significa gareggiare ai massimi livelli e stanno cercando in tutti i modi di mettere Iannone nelle condizioni di lottare per il top. Continuare a battere su questo tasto, innervosendosi e lasciando intendere che ci sia il sospetto di non parità  

IL SORPASSO - In realtà si tratta del sorpasso fallito da Fabio Quartararo all'ultima staccata. Nel confronto con la Honda di Marquez, la sua M1 perdeva tanto in rettilineo, ma Fabio all'ultima staccata ci ha voluto comunque provare esibendosi in un perfetto rodeo. Ruota posteriore sollevata, moto intraversata e grande capacità di puntare e tenere lo stesso la corda. Il tutto però contro un Marquez in stato di grazia ed in grado di incrociare in uscita in perfetto Dovizioso Style. Qualcosa avrà imparato Marc dopo essere stato fregato tante volte così, ma la manovra di Quartararo è stata sublime. 

LA CURIOSITA' - La nostra intervista a Wilco Zeelenberg ( leggi QUI) ha fatto il giro del Paddock ed ha fatto innervosire gli uomini Ducati, perché il manager del Team SIC Petronas ha dichiarato senza problemi che Fabio Quartararo si sarebbe presto trovato a dover scegliere tra un'offerta economica sostanziosa da parte di Ducati e l'ipotesi di restare in sella ad una moto competitiva per il proprio stile di guida, ovvero la Yamaha. Proprio in questo weekend abbiamo svolto una inchiesta sui tempi troppo anticipati (leggi QUI) che utilizzano i manager per delineare le coppie dei piloti in vista del futuro. In Ducati sono stati punti nel vivo oppure non volevano che il nome di Quartararo fosse associato a quello di Ducati rischiando di far indispettire altri top rider a cui si stanno rivolgendo?

IO L'AVEVO DETTO - Jorge Lorenzo ad Aragon: "mi sto avvicinando, in Thailandia andrà ancora meglio". Ad Aragon ha preso 46 secondi da Marquez. A Buriram siamo arrivati a quota 54. Se Lorenzo sta inseguendo quota 100, non è questa la strada migliore.

 

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