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MotoGP, Marc Marquez, l'ottava meraviglia

Dal bambino che trionfò in 125 al cannibale in MotoGP: tutti i volti e le vittorie del pilota che sta riscrivendo la storia del motomondiale

MotoGP: Marc Marquez, l'ottava meraviglia

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Magic Marquez, la Formica Atomica, il Cannibale, Joker, chiamatelo come volete tanto la sostanza non cambia. Ci sono talenti, campioni e piloti che cambiano la storia, Marc appartiene all’ultima categoria. La sua rivoluzione in MotoGP è fatta di vittorie a ripetizione e raffiche di record, di numeri da circo sul filo dei 300 all’ora e cavalcate solitarie, di combattimenti corpo e corpo e sfide contro il cronometro.

Oggi è arrivato il suo ottavo titolo mondiale, il sesto in MotoGP, eppure sembra sia ancora all’inizio. Il suo sport preferito è alzare l’asticella. Ancora e ancora. Sfidare i propri limiti prima ancora che gli avversari. Nella sua storia c’è tutto, cadute e salvataggi, errori e colpi di genio e poi tante vittorie. Perché i numeri conteranno poco, ma a volte sono l’unico modo per cercare di descrivere un campione per cui ogni aggettivo sembra riduttivo.

Un ragazzo che è diventato uomo ad altissima velocità. Era quasi un bambino quando debuttò in 125, ora punta al titolo di più grande di tutti i tempi. Una storia che oggi ha aggiunto un altro, meraviglioso, capitolo alle sue pagine.

2010: Il campione bambino

Ha 17 anni, ma sembra ancora più piccolo della sua età. Eppure non c’è nulla di infantile nel suo sguardo e nel modo in cui ha vinto il titolo della 125. Prima di quella stagione non aveva mai vinto una gara, si rifece con gli interessi e capì di essere dipendente dal successo. Cinque vittorie consecutive dal Mugello al Sachsenring, poi altre quattro dal Giappone alla Malesia, in mezzo quella a Misano. E 12 pole position, quelle che sarebbero diventate il suo marchio di fabbrica. Nel Marquez bambino ci sono già tutte le caratteristiche del campione che sarà.

2012: Marquez 2, il ritorno

Avrebbe potuto già vincere il titolo in Moto2 nella stagione del debutto, ma pagò cara la sua irruenza.  Dopo una brutta caduta in Malesia soffrì di diplopia, rischiò di smettere di correre, ma tornò più forte che mai. Nel 2012 si prese quello che era suo di diritto e, già campione, diede l’addio alla classe intermedia con una capolavoro: a Valencia partì ultimo sullo schieramento e vinse la sua 9ª gara dell’anno. Il suo destino era segnato.

2013: Un debutto da campione

Per aprirgli le porte del team ufficiale Honda si cambiò anche il regolamento, che prevedeva che per il debutto in MotoGP bisognasse passare per una squadra satellite. Marc salì sulla RC213V lasciata libera da Stoner e non fece rimpiangere il fuoriclasse australiano. Sul podio alla prima gara, vittoria alla seconda, quando arrivò al traguardo non fece mai peggio del 3° posto, mentre Pedrosa e Lorenzo si misero da soli fuori dai giochi. Festeggiò con una maglietta che rappresentava un bebè, ma era già maturo.

2014: Prove generali di cannibalismo

Dieci vittorie consecutive, 13 in totale nell’anno su 18 Gran Premi, lo stesso numero di pole position. I numeri di Marquez dicono tutto sul suo dominio, incontrastato e incontrastabile. Festeggiò a Motegi brandendo una spada da samurai, e gli avversari uscirono dalla stagione affettati come tanti bocconcini di sushi da mangiare. È stata la migliore annata di Marquez? No, aveva ancora margini di miglioramento.

2016: Il diamante si affina

Marquez dimostra di avere imparato la lezione dell’anno precedente, in cui aveva alternato vittorie a (troppe cadute). Il Mondiale 2016 è quello vinto con meno vittorie (solo, si fa per dire, 5) ma anche con un solo ritiro. Lo spagnolo inizia a capire che la potenza è nulla senza il controllo, si rimette in riga e lo fa anche con tutti i suoi avversari. La trasformazione è iniziata e saranno (ancora più) guai per tutti.

2017: Il rosso fa infuriare il toro Marquez

Anno nuovo e avversario nuovo: Andrea Dovizioso sulla velocissima Ducati. Per Marc è il 4° titolo nella classe regina e, neanche a dirlo, è il pilota più giovane della storia a farlo. ll Dovi ha il merito di tenere il campionato aperto fino a Valencia, ma contro Marquez non c’è stato niente da fare. Il 2017 è stato un anno della svolta, lo spagnolo a inizio stagione perdeva i capelli per lo stress, curò la tensione nel solo modo che conosceva: divertendosi a correre, che per Marc è sinonimo di vincere. Per festeggiare getta un dato ed esce il 6, il massimo, come sempre per lui.

2018: Semplicemente (di) un altro livello

Marquez festeggiò il titolo in Giappone davanti a un enorme videogame. Come un personaggio elettronico aveva raggiunto un altro livello, migliorando le sue qualità. Prese esempio da Dovizioso, che gli aveva reso la vita difficile l’anno prima, e imparò da lui la gestione del fine settimana di gara. Non si trasformò in un ragioniere, ma unì l’istinto alla logica. Chiuse il Mondiale con tre gare di anticipo e una vittoria. Game over, per gli altri.

2019: Sempre più vicino alla perfezione

Sempre e solo primo o secondo, un solo errore quanto era in fuga in una delle sue piste preferite (Austin), una cavalcata inarrestabile per tutti. Difficile trovare anche solo un punto debole di Marquez quest’anno, capace di vincere in fuga sulle piste amiche e di ribaltare i pronostici in quelle più indigeste. Il nuovo Marc cade meno ed è tutt’uno con la sua Honda, che nessun altro riesce a guidare. È spietato e infallibile, non ha paura e riesce in ogni azzardo. Se la perfezione esistesse, avrebbe il suo nome.

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