MotoGP, Dovizioso: "Ducati mi ascolta per la GP20? Ci pensano"

Non ancora chiara la direzione per il futuro. "Non vi risponderei come vorreste. Non basta fare qualche telaio e poi provarlo, le cose sono più complicate"

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A volte un silenzio vale di più di mille parole. Soprattutto quando è un silenzio fatto di sottintesi, che sembra un dito puntato contro l’altra parte. È stato il silenzio di Dovizioso oggi ad Aragon, quando incalzato sul futuro della Ducati ha sorriso e chiuso la porta: “state facendo delle domandi interessanti, ma non vi risponderei come vorreste”.

Quali erano quelle domande? La prima, se a Borgo Panigale stessero seguendo le sue indicazioni per lo sviluppo della Desmosedici 2020. Ci stanno pensando” è stata la risposta.

Difficilmente Andrea è così sintetico e l’altra risposta sul quale clima si respiri in Ducati non è molto più lunga: “tutto a posto” la dichiarazione accompagnata da un sorriso ambiguo.

La realtà è che quest’anno l’ambiente nel box della Rossa ha subito qualche scossone. Il forlivese, dopo la disastrosa gara al Sachsenring, sbottò: “è da anni che dico che la Ducati non gira, concentriamoci su questo problema e risolviamolo. Se servirà un anno, prendiamocelo”.

La pausa estiva non aveva contribuito a migliorare il clima. I contatti fra Lorenzo e Ducati per un ritorno del maiorchino con i colori del team Pramac non avevano fatto piacere al Dovi.

Poi Dall’Igna, aveva dichiarato: “il mio lavoro è anche quello di prendere i migliori piloti disponibili sulla piazza ed era un mio dovere verificare certe possibilità”.

Dopo questi episodi, nel paddock sono iniziate a circolare voci su una spaccatura fra Andrea e Dall’Igna. Nel giovedì di Aragon, è sembrato che la brace covi ancora sotto la cenere. Proprio in un momento in cui l’unione dovrebbe fare la forza.

Invece tutto tace, non solo Dovizioso ma anche le novità per la Desmosedici che verrà. Se Honda e Yamaha sono già proiettate al futuro, da Borgo Panigale il nuovo prototipo non è ancora uscito.

Stiamo pensando anche noi al futuro, è normale - ha detto il Dovi - Ma creare materiale nuovo e poi provarlo è complicato. Non basta fare un po’ di telai e poi un test”.

Andrea vorrebbe che si lavorasse di più sulla ciclistica per eliminare il sottosterzo, che è diventato ormai una sorta di peccato originale della Desmosedici. Facile a dirsi ma difficile a farsi, e i battibecchi interni non aiutano.

L’alternativa, però, è accontentarsi di un altro secondo posto in campionato. “Che è comunque importante” ha detto Andrea senza troppa convinzione.

Bisogna invertire la rotta e remare tutti dalla stessa parte. Dovizioso non ha parlato molto, ma spera che il messaggio sia giunto a destinazione.

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