Redding: "In MotoGP non potevo essere me stesso. In SBK per vincere"

"Avevo un'offerta anche da BMW, ma Ducati è una moto vincente. Elettronica? No, grazie. Mi piace avere io il controllo"

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C’è tanta attesa per il prossimo anno per scoprire se Scott Redding riuscirà a essere un sostituto all’altezza di Alvaro Bautista sulla Ducati Panigale V4R nel mondiale SBK. Il pilota britannico, dopo tanti anni in MotoGP, ha fatto un passo indietro, andando nel BSB, per poi rientrare nel Mondiale.

Scott è un personaggio schietto e a volte un po’ fuori dagli schemi e lo dimostra ancora una volta nell’intervista rilasciata a 44Teeth. Una chiacchierata informale, intervallata da una partita a golf con risvolti spesso comici.

Se masticate un po’ di inglese, vi consigliamo di guardare il video qui sopra. Intanto vi diamo qualche assaggio del Redding-pensiero.

Come detto, Scott sembrava essere arrivato a un punto morto della sua carriera dopo gli scarsi risultati in MotoGP.

Ero arrivato in un punto della mia carriera in cui non mi divertivo più e sono tornato a farlo, sia in pista che fuori - ammette - Nel BSB il livello è alto e mi piace conoscere nuove piste. Mi sono divertito più di quello che mi aspettassi”.

Anche il paddock del motomondiale, in qualche modo, gli andava stretto.

In MotoGP avevo cercato di essere me stesso ma non me lo permettevano - rivela - Alla fine devi riuscire a esserlo, sono uno delle persone che lavora di più in pista e fuori, per me correre non è uno scherzo, voglio vincere ma mi piace anche divertirmi. Penso che mi abbiano voluto in SBK perché vogliono un personaggio, non parlo di fare spettacolo ma di essere semplicemente se stessi, alla gente piace perché ti vedono normale”.

Redding puntava al Mondiale e ha avuto due offerte per la prossima stagione.

Il mio obiettivo era andare nel Mondiale SBK e BMW mi aveva fatto una bella offerta, ma ho sempre detto che avrei voluto andarci su una moto con cui potere vincere il campionato - spiega - Sono stato indeciso, ma Ducati quest’anno ha vinto 12 gare e BMW nessuna e inoltre conosco già la Panigale. È stata una decisione difficile, ringrazio BMW per avermi voluto così tanto, ma credo che Ducati sia la moto che può sfidare Kawasaki per il titolo”.

Per lui sarà certamente un’occasione per riavere credibilità come pilota, ed è il primo a saperlo.

Dopo i miei risultati in MotoGP, e l’anno in Aprilia non mi ha aiutato, penso che nessuno credesse che avrei ancora potuto vincere delle gare, dicavano che ero finito - sottolinea - Io sapevo che non era così e presi la decisione di andare nel BSB, accettare la sfida e avere l’opportunità di mostrare a me stesso che se avessi iniziato a vincere allora gli altri avrebbero ricominciato a credere in me. È stato una sorta di test, a volte bisogna fare un passo indietro per poi procedere in avanti.

Il test si può dire passato a pieni voti e chissà se la SBK non diventerà un ponte per un ritorno nella classe regina.

Non c’è nulla sulla MotoGP nel nostro accordo, ma mai dire mai - dice Scott - Se riuscirò a vincere il titolo in SBK con la Ducati magari si convinceranno a darmi un’opportunità, anche perché credo molti piloti si ritireranno nei prossimi anni. Non ci penso troppo, ma vorrei fare un test sulla MotoGP perché so che con una moto competitiva posso essere veloce”.

Quali sono gli obiettivi in SBK?

Mi piacerebbe lottare per il podio, sarò su una delle migliori moto - la risposta - So che è vincente, sarò in una delle migliori squadre, ho bisogno di una moto che possa vincere e ho bisogno di vincere. Non dico che potrò conquistare il titolo al primo anno, ma se migliorerò gara dopo gara non ci sarà ragione per non puntare alla vittoria. Non puoi mai sapere cosa succederà”.

L’ultima battuta è su un argomento che divide gli appassionati: l’elettronica. Nel BSB non c’è e Redding è molto ‘old school’ in questo senso.

Mi piace correre senza elettronica, sei tu che puoi decidere quanto rischio prendere, è tutto nelle tue mani - la sua opinione - Mi piace avere il controllo e penso che quest’anno ho imparato così tanto come mai prima nella mia carriera”.

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