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MotoGP, Red Bull Ring: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Dovizioso si traveste da Marquez e batte Marc. Quartararo studia da grande. Lorenzo si nota di più quando non c'è. Ritorna Fenati

MotoGP: Red Bull Ring: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Per pensare di battere Marquez bisogna essere dei folli, Dovizioso lo è diventato e ci è riuscito. Tutti ricorderanno il gran finale all’ultima curva, ma la lotta è stata dura e tirata per tutti i giri. Quando i due sono in giornata non ci si annoia mai e l’Austria è stata una giornata magica. Marc ha dovuto inghiottire il boccone amaro (per lui) del secondo posto, ma si è rifatto con un dessert di 58 punti in classifica.

Quartararo, intanto ha continuato le sue lezioni per diventare grande, e questa volta ha passato l’esame. Come anche gli altri due studenti Bagnaia e Oliveira. Dietro alla lavagna è finito Petrucci.

Si è rivisto anche Fenati, una vecchia conoscenza che fa sempre piacere vedere guidare.

IL BELLO – Il sonno della ragione genera mostri, oppure sorpassi mostruosi. Andrea Dovizioso ha tradito l’illuminismo per il romanticismo ed è venuta fuori una delle sue vittorie più belle. Ora che il Dovi ha trovato l’interruttore della follia, potrà ancora farne (buon) uso. Mandare il cervello in vacanza e affidarsi all’istinto a volte conviene.

IL BRUTTO – L’arancione non ha mai donato a Johann Zarco e dal prossimo anno cambierà look. A volte il talento non basta e una firma sul contratto sbagliato può diventare un supplizio che non tutti sono capaci di reggere. È un peccato vedere un pilota del suo calibro sprofondare ogni domenica in classifica, la speranza è che cambiare possa riportarlo ai fasti del passato. Dovunque andrà.

IL CATTIVO – Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Nel caso di Lorenzo, lo si nota comunque. L’unico dubbio è chi ci abbia guadagnato dalla telenovela contrattuale dell’estate. Non la Ducati che si è trovata spaccata al suo interno. Non Jorge che dovrà rimanere in un posto che non gli piace. Non la Honda che si ritrova un pilota che cambierebbe volentieri bandiera. E vissero tutto, infelici e scontenti.

LA DELUSIONE – Per la seconda volta consecutiva è Danilo Petrucci il protagonista di questa voce, e non c’è da stare allegri. Su una pista disegnata per la Ducati, il ternano è stato un desaparecido eccellente. Nessun guizzo, ma un anonimato che stona col rosso che indossa.

LA CONFERMA  – Giovani e veloci, il futuro della MotoGP scalpita. Di Fabio Quartarato si è scritto tanto ma vale la pensa rinfrescare la memoria. Pecco Bagnaia, dopo qualche domenica no, ha mostrato concretezza. Ancora meglio ha fatto Miguel Oliveira, su una KTM non al livello della migliore concorrenza. Sentiremo ancora parlare di loro.

L’ERRORE – Per Celestino Vietti solo uno, all’ultima curva, che gli è costato il podio. Più grave quello di Luca Marini, che nella sua scivolata ha falciato Enea Bastianini.

LA SORPRESA  – Dopo 700 giorni di digiuno, Romano Fenati si è seduto a tavola e si è gustata una pietanza che aveva dimenticato. Un pole e una vittoria che sono un nuovo punto di partenza di una carriera che soli pochi mesi fa sembrava essere arrivata alla fine. Snipers gli ha dato una seconda possibilità, non deve sprecarla perché il suo talento è rimasto intatto nonostante gli scossoni.

IL SORPASSO – Dopo una domenica così, non si può non dare a Dovi quello che è di Dovi. Con la soddisfazione di essere riuscito contro Marquez in quella stessa manovra che Marc non aveva portato al successo due anni fa.

LA CURIOSITA’ –  Non sappiamo se sia un record, ma non capita spesso di vedere una gara di 5 giri. Tanti ne hanno fatti i piloti della MotoE. Breve... ma intensa?

IO L’AVEVO DETTO – Dovizioso il venerdì: “per stare con Marquez dovrò prendermi dei rischi”. È stato di parola.

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