Moto3, Fenati: "Avevo perso la voglia di correre, la pole è una ripartenza"

"Tutti fanno degli errori, l'importante è andare avanti. Penso alla MotoGP da quando ho 16 anni, l'intenzione c'è ma manca la possibilità"

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Silverstone, anno 2017, fu quella l’ultima volta che Romano Fenati mise piede il sabato in sala conferenze da poleman. Dopo quasi due anni la storia si è ripetuta al Red Bull Ring, con la stessa squadra. In mezzo è successo di tutto: il passaggio in Moto2, il fattaccio di Misano lo scorso anno quando pinzò il freno anteriore di Manzi in pieno rettilineo, le porte chiuse e alla fine un’ultima possibilità. Il team Snipers che gli ha teso una mano, con la ‘retrocessione’ in Moto3.

Dire che per l’ascolano siano stati mesi difficili è quasi riduttivo.

Se ho pensato di smettere? Certo che sì - ammette Romano - Lo scorso anno non volevo più correre e anche in questa stagione non sempre ho avuto voglia. Un po’ per la mancanza di risultati, un po’ per il mio stato d’animo. La squadra mi ha dato una mano, devo ringraziarla”.

Questa pole è una svolta?
Non devo pensarla così, altrimenti c’è il rischio di rilassarsi. Io vedo come un nuovo punto di partenza, un risultato che mi dà fiducia e mi fa bene”.

Marquez e Dovizioso hanno detto di essere contenti di rivederti nelle posizioni che contano.
Non posso che ringraziarli. Tutti nella vita fanno errori e cose buone, l’importante è andare avanti”.

Ora a cosa pensi?
Che bisogna fare durare questo momento. So che una pole position non è così importante, ma sono contento come se avessi vinto il titolo, me la sto gustando

Quanto ti  è mancato non vedere più il tuo nome davanti a tutti?
L’astinenza è una brutta bestia (ride). Questo è un bel risultato, ma non mi deve bastare”.

Vedi un futuro più roseo davanti a te?
Non lo so, al primo GP in Qatar andavo fortissimo, ma della rosa ho preso solo le spine (ride). Domani, in  gara,  ci sarà da combattere”.

E il futuro più remoto? Ormai è tanti anni che corri, alla MotoGP ci pensi?
Da quando ho 16 anni (ride). È normale che fra la classe regina e la Moto2 sceglierei la prima, l’intenzione ci sarebbe ma è la possibilità che manca.

Ti piacerebbe un salto alla Miller?
Tanti dicevano che si sarebbe bruciato passando dalla Moto3 alla MotoGP, invece ha fatto bene ed ora è in un ottimo team. Non ci sono scelte giusto o sbagliate, dipende tutto da trovarsi al momento giusto al posto giusto. Vi ricordare di Vazquez? Era fortissimo in 125, ma ha finito la sua carriera in Moto3. Che è una classe dove conta anche la fortuna, per esempio io, nel 2017, non pensavo di potere arrivare a un passo dal titolo invece è successo”.

Credi alla fortuna?
La fortuna si crea con la positività, ma poi devi anche avere delle possibilità. La mia idea, adesso, è che si deve prendere quello che viene”.

Il team Snipers ti ha dato una bella possibilità dopo quello che era successo l’anno scorso.
Non la considero una squadra ma una famiglia. Mi sono stati vicino sopratutto in questi ultimi mesi, perché per un pilota la mancanza di risultati è la cosa peggiore che possa capitare. Un grande ringraziamento va a tutto il team”.

Sembri più riflessivo, sia davanti ai microfoni sia in pista.
Non sono io a essere tranquillo, sono gli altri piloti a essere degli animali in gara: si giocano un jolly a ogni frenata (ride). La Moto3 è così, ci sono momenti più facili e altri più difficili, ma non mi piace chi dice che il livello non si alto, come può non esserlo se ogni anno miglioriamo i tempi? Domani mi aspetto una grande gara in tutti i sensi, ci sono tanti piloti veloci, i distacchi sono minimi e ci sarà il classico gruppone”.

Sei pronto a combattere?
Dopo avere corso in Moto2, non ricordavo più il caos della Moto3. Nelle prime gare è stato difficile per me buttarmi nelle prime 2 curve, ma ora sono migliorato e spero di avere una possibilità domani”.

Foto © Fermino Fraternali

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