SBK, Melandri: “La Yamaha si è fidata e abbiamo svoltato”

“Davies? Il suo problema è chi gli sta seduto al fianco nel box. La penalità? Non hanno nemmeno voluto vedere la telemetria”

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Marco Melandri sbarca a Misano, in quella che è la gara di casa, con il morale alto. Le sensazioni del romagnolo sono infatti positive dopo i risultati conseguiti a Jerez. Già, perché il 33 sembra aver ritrovato la retta via e ora non resta che seguirla.

Qua a Misano ripartiamo dalle sensazioni positive di Jerez, ovvero un livello di fiducia che ci è mancato dopo l’Australia – ha esordito – abbiamo svoltato nel test di tre settimane fa, anche se le condizioni che troveremo qua nel weekend saranno diverse. Per la prima volta, dopo l’Australia, la R1 rispondeva in modo corretto a quelle che erano le mie esigenze”.

È bastato solo il serbatoio?

Per me quella componente è importante in quanto a mobilità. Non è però solo una questione di ergonomia, perché il serbatoio ti permette di stare in moto in maniera diversa e scaricare il peso in modo differente”.

Possiamo dire che il problema più grande è stato risolto?

“In quanto a guidabilità è stato fatto un bel passo avanti e ora la R1 ha un ottimo bilanciamento. Dobbiamo migliorare tanto, anche se il punto più debole è il motore. Ci mancano ancora dei cavalli nel confronto con la Ducati e la Kawasaki”.

Misano è comunque una pista che si adatta alle tue qualità.

“Penso di sì, anche se non è facile superare. Vedremo venerdì a che livello saremo e cosa accadrà”.

Molti si chiedono come mai la Yamaha in SBK lavori e svolti, mentre in MotoGP la situazione non va proprio nella stessa direzione.

“Sinceramente non ne ho idea, dato che bisogna essere dentro nelle situazioni. Purtroppo, quando entri in situazione negative, diventa complicato venirne fuori”.

Tu però ne sei uscito?

È fondamentale avere l’attitudine giusta e le persone al fianco che non vogliono arrendersi. Dentro di me ero convinto delle mie sensazioni e per ora la strategia si è rivelata vincente. Ovviamente non è stato facile, però come detto è stata importante quella fiducia che prima non ho avuto”.

Marco, cosa pensi della penalità di Jerez?

“Personalmente non la giudico, però sono curioso di sapere quale fosse l’esperienza dei giudici. Dopo la gara c’era scritto che ero sotto investigazione. Ho quindi cercato il significato della parola investigare su google ed è uscito: “sfruttare tutti i dettagli e le prove per arrivare a una conclusione certa”. Noi gli abbiamo portato la telemetria e a loro non interessava. C’è stata grande superficialità in merito all’accaduto, come se un aereo dovesse cadere e non vanno a vedere la scatola nera. Tra l’altro, in tutta la mia carriera, sono stato penalizzato solo una volta”.

Un’ultima battuta: parlando con Davies, ci ha detto che la tua manovra di Jerez è stata una vendetta per il passato.

“Io credo che il problema di Chaz sia seduto al fianco nel suo box. Quando ero all’interno delle curva, davo per scontato che lui mi avesse visto, come tra l’altro ho fatto io nel giro precedente. Andate a riguardarvi i due giri prima e vedrete la mia manovra, infatti l’ho lasciato passare nello stesso punto. Lui invece non si è comportato allo stesso modo".

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