MotoGP, Da Nuvolari a Dovizioso: quando le ruote raddoppiano

LA STORIA. Un viaggio nel passato per scoprire i campioni che iniziarono con le moto: da Ascari a Cecotto, da Surtees a Hill, senza dimenticare Hailwood e Rossi

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Anche i migliori a volte cedono al lato oscuro della forza, che per i motociclisti significa cedere al fascino delle quattro ruote. Mettendo da parte l’ironia, Andrea Dovizioso, impegnato questo fine settimana nella tappa del DTM a Misano, è solo l’ultimo esempio di una lunga lista di piloti che hanno deciso di raddoppiare le ruote.

Di test in auto (anche di Formula 1) sono piene le cronache, meno ma comunque abbondati sono gli esempi di chi ha deciso di impegnarsi in campionati professionistici. In tempi recenti ha fatto scuola Valentino Rossi che (lasciando perdere il Rally di Monza che è, come dice il nome, perlopiù uno Show) si è misurato nei rally e nell’endurance. Nel WRC ha corso con la Peugeot In Gran Bretagna nel 2002 (ritirato), con la Subaru nel 2006 in Nuova Zelanda (11°) e di nuovo in Gran Bretagna nel 2008 (12°) senza mai ottenere punti. Nella Blancpain Series corse invece con una Ferrari 458 GT3 a Monza e al Nurburgring: in Italia arrivò 18° assoluto (e 8° di categoria), in Germania 19° (e 8° di categoria). Tre anni prima invece salì sul podio nella 6 Ore di Vallelunga, sempre con una Ferrari (la 430 Scuderia).

Il Dottore è stato l’unico in tempi recenti a confrontarsi con i professionisti del volante. Jorge Lorenzo ha vinto infatti nel 2014 la 12 Ore di Abu Dhabi, ma nella categoria Gentlemen Driver. Tre anni fa, invece, Chaz Davies e Xavi Fores corsero la prova dell’Audi Sport TT Cup all’Hungaroring, ma si trattava di un trofeo. Come il SuperTrofeo Lamborgini, a cui Dovi partecipò nel 2016 vincendo la gara di Valencia.

John Surtees, l'Eroe dei Due Mondi

John Surtees sulla Ferrari

Il DTM è tutta un’altra cosa, ma Dovizioso ha dei precedenti illustri, in alcuni casi molto illustri. In questa breve storia non si può non partire da John Surtees, l’unico pilota ad avere vinto un titolo sia nel motomondiale che in Formula 1. Per la precisione ne vinse 7 con la MV Agusta (3 in 350 e 4 in 500) e 1 con la Ferrari in Formula 1. Il Figlio del Vento, come era soprannominato, vinse 38 gare in moto e 6 in auto.

Il passaggio non  andò altrettanto bene al pilota più vittorioso di sempre nelle moto, Giacomo Agostini. Mino si cimentò con le auto quando aveva già 36 anni e corse nel 1978 in Formula 2, sulla Chevron B42 motorizzata BMW, per poi passare alla Formula 1 Aurora con la Williams. L’avventura al volante durò solo tre anni, con qualche podio come ricordo.

Mike Hailwood e Johnny Cecotto: polsi e piedi pesanti

Mike Hailwood sulla Surtees F1

Mike ‘The Bike’ Hailwood, invece, a dispetto del soprannome se la cavava molto bene anche in auto. Chiuso con le moto, vinse il titolo europeo in Formula 2 nel 1972 e, nello stesso anno, salì sul podio alle 24 Ore di Le Mans su una GT40. Le prime esperienze in Formula 1 (con la Lotus) risalgono agli anni ’60, Ma Hailwood iniziò a fare sul serio nel 1972 sulla Surtees, con cui ottenne il suo migliore risultato in carriera con il 2° posto a Monza. La sua carriera a quattro ruote finirà nel 1974, quando fu vittima di un grave incidente al Nurburgring con la McLaren in cui riportò diverse fratture.

Hailwood era stato protagonista anche di un altro terribile incidente l’anno precedente, quando in Sud Africa, Jacky Ickx innescò una carambola con la Surtees guidata dall’inglese ala BRM di Regazzoni. Clay svenne e la sua auto si incendiò, Mike si buttò fra le fiamme lo salvò. Per questo gesto fu insignito dalla Regina di Inghilterra della medaglia di Re Giorgio, una delle più alte onorificenze al valore civile.

The Bike torno poi alle moto correndo e vincendo il Tourist Trophy nel 1978 e nel 1979 con a Ducati 864 e con la Suzuki 500. A causa dell’infortunio rimediato in F1, Mike non poteva usare il freno posteriore.

Molto veloce con le auto era anche Johnny Cecotto, che debuttò in Formula 1 nel 1983, dopo avere corso nel 1981 con la Minardi in Formula 2 ed essere arrivato 2° nell’Europeo con la March. Nella massima serie non ebbe troppa fortuna: il primo anno guidò la poco competitiva Theodore, mentre in quello successivo fu compagno di squadra di un certo Ayrton Senna sulla Toleman. Fu vittima di un grave incidente a Brands Hatch in cui si ruppe entrambe le gambe. Passo quindi al campionato Turismo, in cui vinse il campionato italiano nel 1989 e quello tedesco del 1994 e 1998, guidando sempre una BMW.

Andando indietro con il tempo, il francese Jean Behra iniziò con le moto senza troppo fortuna (il suo miglior piazzamento fu il 15° posto in Francia con la Moto Guzzi 500). Passò poi alle auto e corse in Formula 1, campionato in cui corse dal 1952 al 1959: per lui 9 podi e il 4° posto nel Mondiale nel 1956 con la Maserati. Corse anche con le ruote coperte, vincendo la 12 Ore di Sebring nel 1957 in coppia con Fangio, ancora una volta su Maserati. Perse la vita in una gara di contorno del GP dell’AVUS nel 1959, a causa di un guasto meccanico alla sua Porsche.

Un altro francese iniziò con le moto, Jean-Pierre Beltoise, vincitore di 11 titoli nazionali in 3 anni e pilota nel Mondiale dal 1962 al 1964 nelle classi 50, 125 e 250. Il suo migliore risultato fu il 3° posto nel GP di casa con la Kreider 50 nel 1964 ma, in quello stesso anno, si procurò gravi lesioni al braccio sinistro in seguito a un incidente su una Formula 2 e dovette smettere con le moto. Continuò con le auto, fino a riuscire a vincere il GP di Montecarlo nel 1971.

Tazio Nuvolari, quando la velocità non conosce confini

Tazio Nuvolari sulla Bianchi

E cosa dire del più grande pilota di tutti i tempi? Tazio Nuvolari vinse la sua prima gara in moto, il 5 novembre del 1922, sul circuito di Belfiore, in sella ad una Harley Davidson. In quegli anni non esistevano campionati mondiali, ma il Mantovano Volante corse su praticamente qualsiasi mezzo a due ruote: Borgo, Della Ferrara, Frera, Garelli, Indian e tante altri, prima di diventare ‘pilota ufficiale’ ante litteram per la Bianchi.

Le cronache dicono che Nuvolari (basandosi solo sulle gare di cui si ha notizia certa) conquistò in moto 49 vittorie, di cui  34 di classe e 15 assolute, spesso battendo avversari su mezzi di cilindrata superiore. Fu Campione di Italia nel 1924 (in 500) e nel 1926 (in 350) e con la Bianchi 350 segnò 3 record di velocità a Monza nel 1925.

Per certi versi anticipò Marquez con il suo stile di guida: i giornali del tempo raccontano che Nuvolari, al posto di usare i freni, rallentava strisciando con i gomiti sui muri delle case.

In quegli anni non era raro passare dalle due alle quattro ruote. Anche Alberto Ascari iniziò con le due ruote alla fine degli anni ’30 per poi impegnarsi in Formula 1 e vincere due titoli con la Ferrari nel 1952 e nel 1953. Storia simile per il grande rivale di Nuvolari Achille Varzi, campione italiano per due volte. Anche Pietro Bordino, soprannominato il Diavolo Rosso per il suo stile di guida spericolato, iniziò la sua carriera sulle moto, prima di portare al debutto, nel 1922 al Gran Premio di Milano a Monza, la Fiat 806, la prima monoposto della storia. Non brillò in moto Luigi Fagioli, che  vinse in Formula 1 con l’Alfa Romeo nel 1951il GP di Francia. Fu invece velocissimo a prescindere dal numero di ruote Piero Taruffi, capace di vittorie a ripetizione tanto in auto come in moto.

Bernd Rosemeyer iniziò con le moto ma fu una carriera breve prima di passare alle auto e diventare un eroe in Germania negli anni ’30. Il pilota perse la vita nel 1938 tentando di battere un record di velcoità sull'autostrada che da Francoforte Portava a Darmstadt: prima dello schianto fatale, la Auto Union che  guidava aveva superato il 450 Km/h (non è un errore di battitura). Qualche gara in moto anche per il connazionale Wolfang von Trips, che vinse 2 Gran Premi in Formula 1 nel 1961 con la Ferrari.

Damon Hill: dalla Yamaha alla Williams

Damon Hill sulla Yamaha TZ350

Tornando in Italia, Vittorio Brambilla iniziò nel 1957 la sua carriera con le moto e nel 1969 arrivò 12° al GP di Italia in sella alla Paton 500. In Formula 1 vinse il suo unico GP nel 1975 sulla March. Facendo una breve virata al Rally, non si può dimenticare Amilcare Ballestrieri, campione italiano della montagna su strada con MotoBi dal 1962 al 1964 e campione italiano juniores 175 nel 1964. In auto vinse il campionato italiano rally nel 1973 sulla Lancia Fulvia e il Rally di Sanremo nel 1972.

Chiudiamo questa storia con un campione di Formula 1: Damon Hill. Il pilota britannico e figlio d’arte iniziò col motociclismo e vinse un titolo nazionale con la Yamaha TZ350, prima che la mamma lo convincesse a passare alle auto, per lei meno pericolose.

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