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La MotoGP si allunga a 22 gare: perché sì, perché no

La Dorna ha bisogno di più GP per aumentare le entrate, ma una stagione così concentrata sarebbe un problema per piloti e piccoli team

MotoGP: La MotoGP si allunga a 22 gare: perché sì, perché no

Ventidue Gran Premi a stagione, è questo il numero a cui Dorna, secondo alcune indiscrezioni, vorrebbe arrivare nei prossimi anni. Tante gare, per qualcuno persino troppe, ma è una via già battuta dalla Formula 1 (già arrivata a quota 21) e che la MotoGP (ora a 19) sembra intenzionata a seguire.

Il motivo di questa scelta è semplice: l’organizzatore del campionato guadagna in due modi, dalla vendita dei diritti tv e dai soldi che i promoter locali garantiscono per organizzare i vari GP. Le due cose sono poi connesse, perché per un’emittente è molto importante avere una gara ‘di casa’ e di conseguenza un GP in un nuovo Paese porta l’interesse di nuove televisioni. È un circolo virtuoso, o vizioso a seconda dalla parte da cui si vuole vederla.

Il bisogno di andare oltre all'Europa

Inoltre, e non è una novità, non è più l’Europa il mercato di riferimento per i costruttori impegnati nel motomondiale, i numeri veri si fanno in Asia, con moto utilitarie che si vendono come il pane. Non è certo un caso che Honda prima e Yamaha poi abbiano presentato le proprie squadre ufficiali MotoGP in Indonesia, una nazione che non ha (per ora) un GP ma con un bacino di appassionati immensi.

Logico quindi che Dorna voglia ampliare i propri confini (nel 2021 il motomondiale dovrebbe sbarcare a Lombok), pure volendo tenere i piedi ben saldi nel Vecchio Continente, che rimane il centro del motociclismo sportivo. Per quanto non si sa, perché se in MotoGP le tappe europee sono 12 sulle 19 totali, il bilancio in Formula 1 è ben diverso, con solo 9 gare in Europa su 21.

Per il motomondiale, quindi, l’unica soluzione sembra allungare il calendario. Anche perché la Finlandia promette di arrivare presto e nessuno circuito vuole rinunciare al proprio Gran Premio. Ogni anno si parla di un addio da parte di Sachsenring e Brno, ma poi il rinnovo è sempre arrivato. Silverstone dopo il disastro dello scorso anno ha messo sul piatto milioni di euro per rimettere a nuovo l’asfalto.

L’anomalia è la Spagna, con 4 Gran Premi, ma c’è da dire che il pubblico non manca mai. Anche Barcellona ha investito molto per adeguare la pista ai requisiti di sicurezza richiesti dopo la tragica scomparsa di Salom e l’alternanza fra Montmelò e Aragon sembra essere una possibilità remota.

Fin qui il ragionamento non fa una grinza, più gare significano più soldi, ma come sempre c’è anche il rovescio della medaglia. I piloti non sono mai stati troppo favorevoli a un aumento dei Gran Premi. Il tema è stato toccato più volte e la risposta è sempre stata: “sono già tanti, non superiamo i 20”. Questa è stata l’opinione di Marquez e Rossi in passato.

Meno tempo per recuperare dagli infortuni e i guai dei piccoli team

Già ora, con 19 gare, si inizia a marzo e si finisce a novembre inoltrato e aggiungere altri appuntamenti significherebbe avere un campionato più concentrato, con meno test e più gare ravvicinate tra loro. Un infortunio potrebbe pesare molto di più che ora senza spazi liberi per il recupero, un problema che i per i piloti di moto, per cui una caduta è sempre dietro l’angolo, avvertono in maniera molto maggiore rispetto ai colleghi a 4 ruote.

Ma c’è anche una questione di costi, che si può declinare in due punti. Se i piloti ufficiali non possono provare, bisogna rafforzare i test team, ma tutto sommato questo è un problema marginale per le Case. Lo sono di più i costi di trasferta per le piccole squadre private di Moto2 e Moto3. Spostare persone e mezzi per il mondo, soprattutto quando si lascia l’Europa, ha un costo non indifferente. Per un team indipendente, la logistica influisce molto sul bilancio e, anche se Dorna aiuta in questo senso, non è semplice fare quadrare i conti.

C’è infine un ultimo aspetto da considerare: la MotoGP è in grado da reggere dal punto di vista dell’interesse mediatico un campionato così lungo? Lo spettacolo solitamente non manca, ma andare in scena praticamente un fine settimana ogni due potrebbe essere troppo.

Tante domane, il futuro darà delle risposte.

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