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MotoGP, Poncharal: "Zarco credeva facile battere Pol, ora deve riuscirci"

Parla il team manager di Tech3: "essere un pilota ufficiale significa indicare la direzione agli ingegneri, tocca a lui farlo"

MotoGP: Poncharal: "Zarco credeva facile battere Pol, ora deve riuscirci"

Dieci punti in tre gare, il 13° posto come miglior risultato, nella ‘sua’ Le Mans, con la beffa di vedere Quartararo rubare il cuore ai tifosi francesi con quella che era la sua moto e Pol Espargarò fare miracoli con l’attuale. Johann Zarco sognava i galloni di piloti ufficiali, ma per ora l’avventura in KTM assomiglia più che altro a un incubo.

Cosa posso dirvi? In questa storia sono solo uno spettatore”, a parlare è Hervé Poncharal, patron del team Tech3 e colui che ha portato Johann in MotoGP. Il manager francese fa il modesto, ma lui conosce bene Zarco.

Abbiamo vissuto due anni fantastici insieme - ricorda - Come tutti, anch’io pensavo che i risultati di Johann sarebbero stati vicini a quelli di Pol, che si sarebbero spinti l’uno con l’altro. Non immaginavo questa situazione”.

Quale può essere la causa?
Pol ha due anni di esperienza sulla KTM che, come concezione di moto, si può dire sia l’opposto della Yamaha. Per avere la riprova, non mi sarei neanche aspettato di vedere un debuttante come Oliveira spesso davanti a Syahrin. Il vantaggio di Miguel è non avere mai guidato un’altra MotoGP, non ha riferimenti e per questo motivo fa forte”.

Sei molto politico, Stefan Pierer, il gran capo di KTM, non lo è stato altrettanto con Zarco…
“Stefan è la ragione per cui dopo tanti anni ho lasciato la Yamaha e ho firmato con KTM, mi piacciono le persone con le palle e ambiziose. Quando entrò in azienda la KTM stava per chiudere e l’ha portata al successo. Lui dice che che serve tempo per vincere in MotoGP, ma so che in verità è molto ambizioso e vuole riuscirci presto”.

Per questo ha spronato Zarco?
Hanno lo stesso carattere, neanche Johann ha voglia di aspettare. È un pilota e quando scende in pista vuole battere gli avversari, le altre moto”.

Non gli sta riuscendo…
L’anno scorso faceva podi e pole position, ora è in un una situazione che non si aspettava, credeva di potere fare meglio di Pol invece non è così. Inoltre Quartararo ha in un certo senso preso il suo posto e questo può essere difficile da accettare, anche l’ego fa la sua parte”.

Come si esce da questa situazione?
Tutti i piloti vogliono correre per un team ufficiale, avere un reparto corse alle spalle. È come passare dall’indossare un vestito prêt-à-porter ad averne uno su misura. Questo però, sulle moto, comporta non preoccuparsi solo di trovare il setup migliore, ma indicare la direzione agli ingegneri. Per Johann è tutto nuovo e non è facile, ma tocca a lui.

Jean-Michel Bayle potrà aiutarlo?
Lo spero, anche se non è mai facile gestire i piloti. Comunque, sono passate solo 5 gare, Johann ha ancora molto tempo”.

La RC16 comunque non è ancora al livello della migliore concorrenza. KTM è impegnata in tutte e tre le classi, non è un impegno troppo grande?
Io posso dire solo questo: in passato sono stato nei reparti corse di Honda, Suzuki e Yamaha e non ho mai visto nulla di simile a quello di KTM, è qualcosa di incredibile. Anche i tecnici che arrivano dalle altre Case ne sono sorpresi. Ogni volta che abbiamo bisogno di qualcosa loro ce la danno, in Moto2 stiamo faticando e per Le Mans c’era un nuovo telaio. KTM ha le corse nel proprio DNA. Nella Dakar e nel Supercross ci ha messo qualche anno a vincere, ma poi non ha più smesso.

Un’ultima domanda di fanta-mercato: dalla Malesia dicono si stia preparando uno scambio, già in questa stagione, tra Syahrin e Binder…
“Mi conoscete: quando stringo la mano e do la mia parola non cambio mai idea. Certo sono deluso per i risultati di Syahrin, ma anche lui lo è. Questo scambio non avrebbe senso, sono passate solo poche gare e so per certo, perché gli ho parlato, che l’obiettivo di Brad è quello di vincere il titolo in Moto2 e poi passare in MotoGP”.

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