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MotoGP, Petrucci: “Non volevo ripetere Argentina 2016, mi avrebbero picchiato”

Il ternano centra il primo podio con la Ducati ufficiale: “gran lavoro fatto con il Dovi. Il secondo e il terzo posto non servono a niente? Spero Dall’Igna si renda conto che la moto è al limite”

MotoGP: Petrucci: “Non volevo ripetere Argentina 2016, mi avrebbero picchiato”

È stato un weekend a due facce quello di Danilo Petrucci a Le Mans. Prima il giovedì, con i tanti punti interrogativi sul suo rendimento di questa stagione e le voci sulla prossima, poi la pista venerdì sabato e domenica che ha dato tante risposte. Danilo c’è e chiude la gara del Bugatti in terza posizione dietro a un imprendibile Marquez e al compagno di squadra Dovizioso. Ed è proprio contro il Dovi che Petrucci ha messo in scena la miglior bagarre della gara negli ultimi giri. Il forlivese l’ha spuntata ma il pilota ternano è sembrato cauto e riflessivo, quasi con il freno a mano tirato per paura di fare danni.

“Durante la battaglia con Dovi ho pensato a cosa sarebbe successo nel caso in cui avessimo fatto come in Argentina 2016 (incidente all’ultima curva tra Iannone e Dovizioso) – ha detto Petrux - e lì mi sono visto la faccia di Gigi Dall’Igna. Non mi sono risparmiato di certo nel duello, ma avevo paura di far casino e di buttarci fuori entrambi, lui andava meglio accelerazione e non sono mai riuscito ad arrivargli vicino in staccata, ci ho provato”.

Le critiche e le voci di un mancato rinnovo del contratto con Ducati dopo un solo anno hanno pesato su questo podio?

“Io sono stato messo in discussione già da prima di cominciare. Poi è vero, durante le gare mi è mancato qualcosa ma si sta parlando di una MotoGP molto competitiva dove l’unico che riesce davvero a fare la differenza è Marquez. Dopo Austin ho parlato con Dovi e anche un po’ con me stesso e ho capito che la pressione me la stavo creando da solo. L’anno scorso mi sarei tagliato un mignolo per poter correre con questi colori e non me la stavo godendo. Adesso è tutto cambiato, se poi l’anno prossimo non sarò più con Ducati voglio sapere di aver fatto tutto ciò che potevo per rimanere, se poi non basterà non ho mica violentato nessun bambino”.

In casa Ducati, però, sia Dall’Igna che Tardozzi parlano di un secondo e terzo posto che “non servono a niente” che effetto fa su di te questa condanna?

“Secondo me il risultato di oggi è bello per il team ma capisco che l’obiettivo era un altro. C’è quasi una atmosfera da funerale nel box come a Jerez dopo la quarta e quinta posizione. Però io e Andrea stiamo dando il massimo e spero che Dall’Igna e Tardozzi lo capiscano. E che si rendano conto che la moto è al limite visto che sono due gare che arriviamo a fine gara attaccati. C’è da dire che lui è più veloce in alcuni punti e io in altri, magari fondendoci andremmo meglio”.

Ad un certo punto sei stato in battaglia con Marquez, poi sei finito nelle retrovie. Dove hai trovato il passo per rientrare in corsa per il podio?

“A inizio gara Marc non ha tenuto un passo esagerato, non volevo lasciarlo andare ma ho fatto degli errori in curva 8 e ho perso parecchie posizioni, ad un certo punto ero addirittura sesto e con un bel distacco. Lì ho pensato che non poteva andare male anche oggi, e ho recuperato. Questo podio fa bene e mi fa arrivare carico al Mugello, lì sarebbe bello poter fare primo e secondo con Andrea”.

Abbiamo detto della battaglia con Dovi e anche dell’aiuto che lui ti ha dato in queste settimane difficili.

Andrea mi sta aiutando molto, lui vuole giocarsi il mondiale ma con questo Marquez è difficile. Tante volte mi sento come se non fossi uno stimolo per Dovizioso ma io in realtà penso di esserlo tutti i giorni. Mi sono trasferito vicino a casa sua e a Forlì gli scrocco tutto. Ci alleniamo insieme e sto sempre con i suoi amici e la sua famiglia. Vederlo caricare la mia moto da cross sul suo furgone non è una cosa normale tra piloti, a casa siamo due amici”.

AUDIO RACCOLTO DA MATTEO AGLIO A LE MANS

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