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MotoGP, In Argentina è falsa quiete dopo la tempesta

La decisione sul ‘cucchiaio’ non piace al paddock, che sembra ancora più spaccato dopo la decisione della Corte di Appello

MotoGP: In Argentina è falsa quiete dopo la tempesta

Le moto non sono ancora scese in pista a Termas de Rio Hondo ed ovviamente l’argomento chiave del fine settimana argentino, almeno fino a questo momento, è la decisione presa dalla Corte di Appello in merito al ‘cucchiaio’ Ducati. La completa accettazione di questo componente e il conseguente rigetto dell’appello ha fatto storcere il naso a tanti nel paddock e l'atmosfera che si respira è quella di una falsa quiete.

La vera tempesta non si è ancora infatti abbattuta sul pianeta MotoGP e nonostante le parole di facciata, appare chiaro che qualcosa, di grosso, bolla in pentola. Su questa vicenda abbiamo ascoltato le parole di tutti i diretti interessati, da Gigi Dall’Igna a Massimo Rivola e Romano Albesiano, passando per Alberto Puig e Mike Leitner.

Quello che ci è sembrato trasparire dalle parole di ognuno è che per quanto si sia tentato di fare chiarezza con l’appello, il risultato possa essere stato quello di aver incasinato ulteriormente tutto, e perdonate l’inglesismo.

Il primo a suggerire che la questione possa essere diventata ancora più complessa è stato Massimo Rivola: “Mi domando cosa potrebbe accadere se qualcuno presentasse la stessa identica soluzione di Ducati, dichiarando però che l’intento della soluzione sia proprio di creare downforce. La boccerebbero? Passerebbe la verifica? Sappiamo che questa nostra presa di posizione cambierà le cose, ma ci vorrà tempo”.

Rivola sembra aver inquadrato il vero problema e i rumors che si stanno inseguendo nel paddock confermano che il clima di pace è ben lontano dall’essere raggiunto. E’ infatti delle ultime ore l’ipotesi che Honda abbia portato a Termas una soluzione simile a quella Ducati, da far verificare a Danny Aldridge(leggi QUI). Alcuni sostengono che sia presente fisicamente il pezzo incriminato, per altri Honda avrebbe solo portato dei disegni incassando un no secco, nonostante la soluzione sia del tutto simile a quella portata da Ducati in Qatar.

Il motivo è semplice da trovare e sarebbe la principale funzione del sistema. Il sistema Ducati è legale perché la sua funzione dichiarata è quella di raffreddare la gomma. Il sistema Honda sarebbe stato bocciato perché la sua funzione principale sarebbe invece quella di creare downforce.

Ecco il paradosso, la situazione critica di cui Rivola ci aveva parlato e che si è concretizzata molto prima del previsto. Dall’esterno appare come un vero vicolo cieco ed è ancora più paradossale la situazione analizzando le parole di Danny Aldridge, con cui siamo andati a parlare dopo aver appreso di questa bocciatura.

Il Direttore Tecnico su questo argomento ha dichiarato un secco: “Non posso commentare soluzioni tecniche che non sono presenti sulle moto in pista”. A noi viene ovviamente da sorridere considerando che se lui non le promuove, quelle soluzioni in pista non le vedremo mai. Il punto di tutta la vicenda è che la sentenza della corte d’appello sembra aver ingarbugliato ancora di più le carte, senza dare nuovi strumenti per chiarire quelle che in tanti definiscono le zone grigie del regolamento.

Se è vero che Gigi Dall’Igna ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’aerodinamica con la sua inventiva, è altrettanto vero che la cattiva gestione di tutta la vicenda sta finendo per rendere molto più incrinato del previsto questo famigerato vaso.

Il tutto è poi condito dai commenti apparentemente pacifici dei protagonisti, che vanno dal “Accettiamo la decisione ma non siamo d'accordo, se hanno detto che è regolare evidentemente lo è” di Alberto Puig , alle parole di Brivio riguardo le mancanze di alcune competenze “L’aspetto positivo è che si è chiarito che qualcosa dovrà cambiare. Sul fronte delle decisioni sportive siamo ben organizzati, su quelle tecniche invece dobbiamo migliorare”.

Il clima in MotoGP è teso, inutile nascondersi dietro a un dito. Il livello di competitività non è forse mai stato così elevato e la capacità del genio di Dall’Igna di sfruttare le più piccole pieghe del regolamento ha avuto come principale effetto dimostrare quanto sia vulnerabile tutto il sistema.

Ma quello che realmente dovrebbe far restare sconcertati è proprio il vicolo cieco in cui si sono cacciate la Federazione e la FIM. Può un componente meccanico montato su un prototipo essere ammesso o meno in pista in base all’intenzione presente dietro il suo utilizzo? A noi sembra un autentico non-sense, destinato a creare tanti altri problemi in futuro.

L’impressione è che tutto possa risolversi sedendosi al tavolo della MSNA, l’associazione dei costruttori che in passato ha affrontato le varie tematiche tecniche trovando di volta in volta le soluzioni per ogni problema. Sono infatti proprio loro, i Costruttori, gli unici ad avere la possibilità di trovare un accordo tra loro, visto che chi dovrebbe operare dall'esterno non sembra riuscirci. Adesso resta da capire con che spirito decideranno di sedersi a questo tavolo tutti i protagonisti di questa vicenda, e soprattutto immaginare quanto tempo possa essere necessario prima di ritrovare un clima di armonia che in questo momento appare molto lontano.

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