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MotoGP, Brivio: “il cucchiaio genera downforce, decisione politica”

"Lo abbiamo dimostrato e Ducati lo ha confermato. Dorna e Fim non hanno voluto smentire Aldridge ma dovranno riflettere e migliorare”

MotoGP: Brivio: “il cucchiaio genera downforce, decisione politica”

La Suzuki fa parte del gruppetto di quattro Costruttori autori della protesta che ha animato il post Gran Premio del Qatar, e che è stata completamente rigettata dopo la decisione di Mies. In tanti hanno visto in questa protesta la volontà di strappare la vittoria a Losail dalle mani di Andrea Dovizioso, ma Davide Brivio ha voluto chiarire ancora una volta che le cose non stavano così.

"Per prima cosa devo sottolineare nuovamente - ha esordito Brivio - che anche al momento dell’appello, prima di iniziare la discussione, abbiamo tutti messo in chiaro che il nostro obiettivo non era quello di modificare il risultato del Qatar, non era interesse di nessuno farlo, nessuno voleva togliere la vittoria a Dovizioso".

Qual era invece la vera motivazione alla base della protesta?

"Il motivo di questa protesta era invece capire meglio il regolamento, capire cosa è ammesso e cosa no, quali sono i limiti. La decisione è avvenuta dopo che si è entrati in un ambito direi molto più legale e politico, più che tecnico. Quel sistema era stato approvato in base al fatto che la sua funzione doveva essere raffreddare le gomme, mentre secondo noi creava un effetto di downforce. Cosa che poi durante l’appello è stata ampiamente dimostrata e anche ammessa da Ducati. Quindi abbiamo raggiunto il nostro scopo, ovvero che quella soluzione creava downforce".

Cosa intendi quando parli di decisione più legale che tecnica?

"In questo momento stiamo aspettando le motivazioni, per capire i retroscena della decisione. Per ora abbiamo solo ricevuto un comunicato in cui si rigetta l’appello, ma non abbiamo una spiegazione dettagliata. Secondo noi, la motivazione della decisione sarà collegata all’intenzione di Ducati di raffreddare le gomme con quella soluzione e non di sfruttare la downforce creata, che però c’è. Penso che ci sia questa motivazione dietro quella decisione".

Si può dire che l'intenzione sia in linea con il regolamento, mentre l'applicazione ha altri risvolti.

“Le linee guida dicono che quello strumento è accettato se si ha intenzione di raffreddare le gomme e non si ha intenzione di generare downforce. La decisione è quindi andata più su questo punto, sulle parole precise contenute nel regolamento. Ovviamente anche di un fatto molto importante, ovvero che il direttore tecnico l’aveva già approvata, quindi una decisione diversa avrebbe potuto smentire il lavoro svolto. Tutto si gioca sul fatto che l’approvazione sia poggiata sulla intenzione di raffreddare la gomma e non di sfruttare la downforce".

Forse gli ingegneri in MotoGP stanno aprendo ambiti troppo avanzati per l'attuale struttura tecnica del campionato?

Diciamo che qui da un punto di vista organizzativo siamo preparati a discutere tutte le questioni di carattere sportivo. Il comportamento di un pilota in pista, determinati episodi che possono accadere. Anche l’arrivo di una figura di peso come Freddie Spencer nel ruolo di responsabile degli steward va in questa direzione. Abbiamo preso l’esperto in maniera sportiva, una persona in grado di giudicare perfettamente il comportamento dei piloti. Da un punto di vista tecnico forse non c’è ancora una figura di questo genere. Non so se sia necessaria o meno, anche perché non facciamo le proteste tutte le gare".

Forse questo episodio cambierà qualcosa?

"La Dorna e la Federazione dovranno riflettere, quest’episodio servirà anche a questo. Vediamo se e cosa cambierà".

SUZUKI MOLTO COMPETITIVA SUL MISTO, IL MOTORE E' MIGLIORATO MA NON BASTA

Spostando l'argomento sulle prestazioni in pista della Suzuki in versione 2019, Brivio ci ha spiegato la filosofia che ha portato alla scelta di un motore più potente, ma dal carattere molto simile al precedente. Una scelta di equilibrio per i tecnici di Hamamatsu.

"Siamo riusciti a fare un lavoro buono. Non volevamo modificare le caratteristiche del motore, ma riuscire lo stesso a guadagnare in velocità e potenza massima e credo che ci siamo riusciti. Ovviamente rispetto alle moto più veloci abbiamo ancora un gap, ma abbiamo migliorato parecchio le nostre prestazioni da questo punto di vista. Il problema è che anche gli altri sono migliorati tanto. In questo momento da questo punto di vista Honda e Ducati vanno più forte di tutti gli altri e noi ci troviamo ad inseguire. Però siamo contenti perché il nostro pacchetto ha delle ottime caratteristiche in altre aree".

E' pur vero che in Qatar la potenza assoluta è determinante. Su altre piste le cose potrebbero cambiare parecchio.

"In Qatar abbiamo sofferto sul rettilineo, però eravamo molto competitivi sul resto della pista e questo ci regala ottimismo in vista del futuro. Arriveranno piste dove soffriremo meno in rettilineo e magari sfrutteremo meglio i nostri vantaggi nel resto della pista".

Alex una grande conferma. Ormai fa parte del gruppetto dei migliori in pista.

"Alex  è migliorato molto, è cresciuto tanto nelle ultime gare del 2018, quando era sempre in lotta con i migliori. Il nostro obiettivo era partire da lì e direi che ce l’abbiamo fatta. Noi vogliamo fare delle gare sempre nel gruppo davanti, poi a volte finisci sul podio, altre sesto. Molto dipende da come vanno gli ultimi giri, da come si prepara la volata. Quello che vogliamo però è stare sempre con i migliori".

Anche Mir è andato forte al debutto, più in gara che in prova.

"Sia Alex che Joan sono piloti che danno il meglio in gara rispetto alle prove ed è un bene. Meglio questo che il contrario. Joan è un pilota che in gara esce più fuori, mano a mano che passano i giri acquisisce ritmo, velocità. Potrebbe essere una sua caratteristica".

Il ritorno alla vittoria sembra vicino.

Non lo so, siamo lì! Dobbiamo stare più vicino possibile a quelli davanti, perché solo così impariamo da loro e magari capiamo anche i loro punti deboli. Poi se durante la stagione capiterà l’occasione, dovremo essere bravi a sfruttarla".

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