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MotoGP, Hernandez: "Le partenze di Marquez? Non le vedo, sono superstizioso"

Segreti e curiosità del capotecnico del 7 volte iridato: "Abbiamo un gruppo whatsapp per parlare. Il suo punto forte? Impara dagli errori ed insegna ogni giorno qualcosa a tutti noi"

MotoGP: Hernandez: "Le partenze di Marquez? Non le vedo, sono superstizioso"

Quando Marc Márquez scende dalla sua moto e si siede nell'angolo del garage del Repsol Honda Team, il primo a parlare con lui è Santi Hernández.

Il suo ingegnere di pista fin dai tempi della Moto2 era già vincitore del titolo nella classe regina con Álex Crivillé, con il quale ha lavorato come tecnico delle sospensioni. Dopo lo spettacolare inizio di stagione in Qatar, Hernández passa in rassegna il primo round dell'anno e spiega come si è evoluta la serie.

Molti ti conoscono come ingegnere di pista di Marc Márquez, ma altri potrebbero ricordarti per quando lavorato con Álex Crivillé come tecnico delle sospensioni. Cosa ricordi di quel periodo? Com'era per un giovane ventenne essere nel team Repsol Honda?

"Ricordo Alex Criville con grande affetto, mi ha fatto sentire parte del team"

Santi Hernandez ai tempi del titolo 500 con Criville: era il tecnico delle sospensioni

"Lo ricordo con grande affetto. Da bambino, in casa le moto erano sempre intorno a me, e avere l'opportunità di lavorare per una squadra come la Honda, con un pilota che è sempre stato un idolo per me, significa che la prima sensazione e il primo ricordo che ho è che ero molto nervoso, come un fan che vive un sogno. Me lo ricordo così".

Il team festeggia il suo 25° anniversario e una delle pietre miliari è stato il primo titolo iridato per un pilota spagnolo nella 500cc. Com'è stato lavorare con Crivillé nel 1999?

"Ho trascorso molti bei momenti, ma quello più  positivo è stato lavorare con Álex Crivillé: un grande pilota e, soprattutto, una grande persona. Ricordo come ci ha trattato bene, come ha lavorato e soprattutto come mi ha fatto sentire parte del gruppo. Essere in grado di far parte di quella squadra che ha aperto la strada agli altri piloti della MotoGP mi fa sentire molto orgoglioso".

Ti manca qualcosa di quel periodo? Il modo di lavorare è cambiato?

"Ai tempi della 500 c'erano la stesaa rivalità, ma meno interessi"

"Sì, è cambiato. Tutto si è evoluto. Prima c'era rivalità, ma non così tanti interessi. C'era un'unione di amicizia tra meccanici, squadre e piloti, non tanto rivalità. Oggi tutto è diventato tutto così professionale che l'atmosfera non è più la stessa. Prima era più amichevole, invece oggi tutti pensano solo all'obiettivo, che è quello di vincere".

Cosa pensi che sia cambiato di più: Il campionato stesso, o la tecnologia e le moto?

"Penso che sia il campionato che la tecnologia siano cambiati molto, in meglio. Il campionato ha creato un prodotto che, in questo momento, è invidiabile. E' cresciuto e si è professionalizzato in modo tale che, per chi ama le corse motociclistiche, è incredibile. Sul piano tecnico è cambiato molto; 22 anni fa c'erano molte cose impensabili da controllare. Soprattutto in termini di sicurezza, sia il campionato che la tecnologia sono cambiati in meglio".

Hai iniziato a lavorare con Marc Márquez nel 2011, in Moto2. Dove diresti che è cambiato maggiormente? Dove potrebbe migliorare?

"Il segreto di Marc: impara dai suoi errori e insegna anche a noi"

Hernandez è il primo a congratularsi con Marquez all'arrivo ma non vede mai le sue partenze

"Marc mi ha sorpreso fin dal primo giorno in cui sono stato in coppia con lui, a causa di un suo commento sulla moto e su come si è espresso. Dico sempre la stessa cosa: Marc mi sorprende ogni giorno. Non sta a me dirgli dove deve migliorare. E' un pilota che impara costantemente ed è in grado di imparare dai suoi errori. A volte imparo più io da lui che lui da me, e anche questo è bello".

 Quante volte alla settimana, lontano dal circuito, vi parlate?

"Normalmente parliamo una volta alla settimana, ma nel gruppo WhatsApp del team ci sono messaggi quasi ogni giorno. La comunicazione che abbiamo è buona e amichevole. E' anche bello parlare di cose diverse dalle moto".

"Sono superstizioso. E' dal 1999 che non vedo la partenza di un Gran Premio"

Quanto tempo è passato dall'ultima volta che hai visto la partenza di una gara? E' un fatto di superstizione o di nervosismo?

"Superstizione. Risale al 1999, quando ho iniziato a lavorare con Álex Crivillé. Non so perché sia successo, ma ho perso la partenza e lui ha vinto la gara. Così da allora non guardo la partenza".

Dopo la gara in Qatar, Marc Márquez ha detto che il motore Honda lo aveva portato al secondo posto. In che modo è migliorata la nuova moto?

"Come ha detto Marc, il nuovo motore ci ha aiutato ad avere una migliore velocità massima e una migliore accelerazione, che sono stati i punti su cui abbiamo lottato di più negli ultimi anni. Ora siamo più vicini alla Ducati e abbiamo superato altri costruttori, e questo è importante. E' molto interessante, perché quando si può guadagnare tempo su un rettilineo, non si deve sacrificare così tanto in altri punti più rischiosi della pista. E' tempo "libero", perché tutti sanno come aprire l'acceleratore e non si corre il rischio di dover recuperare tempo in frenata. Questo è uno dei grandi aspetti che Honda ha migliorato. Dobbiamo congratularci con gli ingegneri per lo sforzo che hanno fatto, perché ci sono molte persone che lavorano dietro le quinte e a volte non dormono in modo da poter ottenere il risultato".

Dopo l'inverno e le difficoltà che Marc ha avuto a Sepang, ti aspettavi che finisse secondo e 23 millesimi dalla vittoria?

"Marc ha già attraversato un periodo difficile quando ha avuto il suo incidente nel 2011, in cui ha trascorso molto tempo fermo e non sapevamo se si sarebbe ripreso dall'infortunio. Ha sorpreso tutti vincendo la prima gara in Qatar l'anno successivo. Sono stato molto cauto quando mi hanno chiesto a quale livello Marc si sarebbe esibito nella prima gara ma, dall'interno, non ho dubitato che potesse lottare per la vittoria. Marc ci mostra ogni giorno che è un combattente e come si comporta di fronte alle avversità. Sapevo che Marc poteva fare una grande gara".

La differenza tra i primi 5 in Qatar è stata di 0,6 secondi. Pensi che il Campionato del mondo sarà più duro che mai quest'anno?

"Questo campionato è stato organizzato per livellare la competizione"

"Sì. Ogni anno è più difficile. Ogni anno ci sono piloti con più esperienza, così come giovani talenti che sono arrivati e che stanno imparando velocemente. Anche se a volte si potrebbe pensare che sembra facile, vincere il Campionato del Mondo è molto difficile, perché tutti sono molto vicini. L'importante è essere costanti e saper giocare bene le proprie carte, senza fretta".

L'anno scorso abbiamo visto molte gare sotto i record. Come si spiega?

"E' così che è organizzato il campionato. Tenete presente che le gomme sono le stesse, e la maggior parte delle squadre ha le stesse sospensioni, freni ed elettronica. Il regolamento ha fatto in modo che la differenza tra i produttori non fosse così grande. Questo ci aiuta anche a vedere un gruppo più ampio di piloti davanti".

La prossima gara è l'Argentina, dove Marc è sempre stato veloce. Qual è la chiave per andare veloce su un circuito come il Termas de Río Hondo?

"È un circuito che è sempre stato buono per noi, anche se a volte i risultati non ci sono stati. Come in ogni circuito, devi continuare a lavorare e cercare di non commettere errori. Sia Marc che la squadra devono dare il massimo e dopo il warm up valuteremo quanto forte possiamo andare. Ci sono gare che in teoria non sembrano favorevoli alla vittoria, e bisogna essere in grado di accettarlo e non commettere errori. Come ho detto prima, devi essere costante e ottenere il massimo da ogni gara".

 

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