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MotoGP, Caso Ducati: è conto alla rovescia per la sentenza

Nelle prossime ore la Corte di Appello della FIM si pronuncerà sulla regolarità del cucchiaio della Rossa e sulla vittoria di Dovizioso in Qatar

MotoGP: Caso Ducati: è conto alla rovescia per la sentenza

Mentre i team e i piloti si stanno preparando per raggiungere Termas de Rio Hondo, dove questo fine settimana si disputerà il Gran Premio di Argentina, si attende dalla Svizzera la sentenza della Corte di Appello della FIM sul caso Ducati. Il tribunale federale si è riunito venerdì scorso e, dopo avere sentito tutte le parti (cioè i rappresentati di Ducati e Aprilia, KTM, Honda e Suzuki artefici della protesta) si è preso qualche giorno per valutare al meglio tutta la documentazione.

La Federazione Internazionale ha promesso che una decisione arriverà prima del GP sudamericano e, quindi, fra oggi e domani il verdetto sarà reso pubblico.

In questo momento nessuno si sbilancia su quale sarà la decisione, anche se Massimo Rivola, Ceo di Aprilia Racing, ha dichiarato a chiare lettere che "la nostra intenzione non è mai stata quella di fare togliere la vittoria a Dovizioso, ma di avere chiarimenti e di esprimere la volontà condivisa di mettere dei paletti allo sviluppo aerodinamico".

Spetterà ai tre giudici della Corte di Appello risolvere la questione, ben ricordando che sarebbe comunque possibile, dopo la sentenza, rivolgersi ancora al TAS (il Tribunale Amministrativo Sportivo) o alla giustizia ordinaria.

Nel caso la soluzione di Ducati venga giudicata completamete regolare, gli altri costruttori sono del resto già pronti a introdurre soluzioni simili sulle proprie moto. Il tribunale, però, potrebbe anche bocciare quel particolare (l'ormai famoso 'cucchiaio') e impedire ogni ulteriore evoluzione in quel campo. Naturalmente, fino alla sentenza, la vittoria di Dovizioso in Qatar rimane sub iudice, anche se in questo momento sembra improbabile che i giudici puntino a una squalifica.

Comunque vadano le cose, questo caso ha sottolineato come il regolamento tecnico della MotoGP debba essere rivisto, per porre dei limiti più chiari ed eliminare le zone grigie. D'altra parte, anche il direttore tecnico della MotoGP, Danny Aldridge, esce comunque indebolito da questa protesta.

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