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Ducati Diavel 1260 S: diavolo tentatore

Si guida quasi come una vera naked sportiva con il motore carico di coppia che solleva grinta dall'asfalto ad ogni manata di gas

Test: Ducati Diavel 1260 S: diavolo tentatore

Fuoco e fiamme. La Ducati rivolta la sua sport cruiser ridefinendone le prestazioni, ma sempre restando fedeli a quei dogmi che hanno caratterizzato la Diavel fin dalla sua uscita. Cruiser di nome, ma solo in apparenza di fatto, questa nuova Diavel 1260. Un autentico concentrato di grinta e di sportività grazie ad una cavalleria spostata più in alto, abbinata però a Kgm di coppia a profusione ai medi (da poco meno di 5000 giri siamo già oltre quota 12 Kgm!)  grazie all'introduzione della fasatura variabile DVT. Un vera "bestia" che però risulta facile ed alla portata di tutti. Grazie ed una raffinata elettronica che arriva pari pari dal mondo delle gare e ad una ciclistica che migliora nettamente quanto già visto sulla 1200. Chiamarla cruiser è riduttivo: la Diavel 1260 è una vera roadster di razza.

DUCATI DIAVEL - IL FUOCO DENTRO

Quando si è in sella spiazza all'inizio per quella abbondanza delle forme del panciuto serbatoio. L’ergonomia generale non si discosta però molto dalla precedente 1200. Davanti afferri il lungo manubrio con l'andamento che invoglia lo sguardo verso la piccola strumentazione TFT. Davanti poi solo la strada. E da qui capisci cosa abbia in mente un mezzo come la Diavel 1260: fare chilometri ma a modo suo. Un modo pazzesco: fatto di curve da pennellare e pieghe quasi da naked sportiva. La ciclistica consegna un bel livello di confidenza, e già dopo qualche lungo curvone ti senti in grado di darle del "tu".
I primi chilometri spiazzano perché non capisci bene come potresti avere il meglio da lei, ti viene voglia di spostare il corpo quasi come se fossi in sella ad una sportiva, ma poi ti accorgi che non serve.
Lunga, con le pedane non troppo avanzate (utili quando si cerca la sportività dell'azione), bassa di baricentro e con manopole e sella che regalano una sistemazione distesa, comoda. In effetti, ci ricordiamo, è pur sempre una sport cruiser e l'ergonomia è quella giusta. 
Quando inizi a spingere però ti accorgi di che pasta è fatto il "Diavolo" per l'azione che supporta e soprattutto per il suo motore: le fiamme - piace immaginarle - escono fuori dal doppio silenziatore regalando acuti da auto Nascar quando tocchi il gas. Senti un motore esuberante, potente, che seppur recalcitrante sotto i 3000 giri, sale poi imperioso fino a quota 8500 giri. Varcata quota 6000 giri il Testastretta DVT lo senti urlare con una spinta che è davvero notevole, e se non fosse per il DWC (Ducati Wheelie Control) è un attimo, quando lo disattivi, sentire la ruota anteriore cabrare, mentre porti il busto in avanti per cercare di contrastare le scariche di coppia, e con la monumentale Pirelli posteriore che poggia sicura sull'asfalto.

E' un bicilindrico Ducati, il suo carattere è questo. Lo riconosci. E lo riconosci anche quando viaggi in surplace, con i due pistoni che borbottano sornioni sotto al serbatoio regalandoti anche dei momenti di piacevole relax.

DUCATI DIAVEL - FIAMME SULL'ASFALTO

Il lavoro fatto sulla ciclistica riesce a far sembrare tutto facile. Nella versione da noi provata, la S con sospensioni Öhlins, spicca il bel lavoro della forcella, sempre neutra sulle asperità e controllata nell'affondamento quando si pinza forte sulle due Brembo radiali abbinate ad un doppio disco che sembrano arrivare dalle blasonate sportive di casa. Il mono, anche per contrastare la massiccia presenza della 'ruotona' posteriore da 240/45, è forse troppo secco nella risposta e quando affronti qualche buca senti la reazione arrivare in modo brusco alla sella. Quest'ultima è comoda, ben sagomata e dalla bella ergonomia. Forse averla un po' più morbida aiuterebbe a smorzare le reazioni del retrotreno.

Nel complesso comunque piace il lavoro fatto dai tecnici bolognesi con passo aumentato di 15 mm (da 1585 mm a 1600 mm) per regalare maggiore stabilità. A questo però si aggiunge un angolo del cannotto di sterzo ridotto di 1° (da 28° a 27° con avancorsa che ora è di 120 mm) per non penalizzare troppo al reattività. Il risultato è che l'angolo di piega massimo di 41° gradi consentito lo si raggiunge in un baleno, supportati anche dalla bella azione degli pneumatici Pirelli Diablo Rosso 3,  e solo il grattare delle pedane ti riporta a maggiore cautela quando si è assorti nella guida. Perché la sicurezza che regala è elevata e, rispetto al passato, è stato smorzato in parte l'effetto sottosterzante che, date le quote, è inevitabile venga fuori soprattutto sugli stretti tornanti. E' pur sempre una cruiser, ma volte te ne dimentichi... Perchè in sella la moto sembra quasi tentarti ad andare sempre di più, cercando un limite che sembra sempre ben al di sopra di ciò che fai.
 

Segnaliamo la bella risposta del gas Ride-by-wire in mappa Sport, forse un po' di lag lo si avverte in mappa Touring. La Urban, per i percorsi cittadini, lavora bene ed aiuta molto quando si è in mezzo al traffico. Promosso, ma migliorabile, il cambio Quick Shift che in alcune occasioni è risultato un po' brusco negli innesti.

PREZZO E DISPONIBILITÀ' – La Ducati Diavel 1260 è già disponibile in concessionaria al prezzo che parte da 19.990 euro per la versione Standard. Per la S (protagonista del test) il prezzo sale a 22.990 euro f.c. Vasto il catalogo di parti per personalizzarla tra cui segnaliamo un bel sistema di scarico Termignoni con due bocche che escono ai due lati dello pneumatico posteriore.

Per saperne di più su come cambia la nuova Diavel 1260 vi rimandiamo alla nostra analisi tecnica.

PIACE - Carattere del motore, forcella Ohlins, maneggevolezza

NON PIACE - Risposta del mono ammortizzatore, Cambio Quick Shift

Abbigliamento utilizzato per la nostra prova su strada in sella alla nuova Ducati Diavel 1260.

AGV Compact ST
 

 Dainese Tempest D-DRY

 

Guanti Dainese MIG C2

 

Dainese Nighthawk D1

 

Pantaloni D1 EVO 

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