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MotoGP, Con Michelin arriva primo chi spinge per ultimo

L'ANALISI. La filosofia imposta dagli pneumatici francesi ha cambiato il volto delle gare, quei pochi centrimetri di gomma che toccano l'asfalto fanno un'enorme differenza

MotoGP: Con Michelin arriva primo chi spinge per ultimo

Cinque pilota in sei decimi, l’arrivo del GP del Qatar è sembrato una volata tipica della Moto3 più che della MotoGP. Limitandosi solo a questi numeri, lo spettacolo sembrerebbe essere arrivato al massimo livello nella classe regina. Effettivamente, sempre più spesso, nelle gare della massima cilindrata si vedono spesso grupponi compatti di piloti come accede in quella minima.

Proprio alla fine del GP di Losail il nostro Paolo Scalera, nel suo blog, paragonava provocatoriamente queste gare a quelle di endurance. Effettivamente, sempre più spesso, i piloti sono più preoccupati di arrivare alla fine senza vedere le tele spuntare dai copertoni che spingere al massimo dalla luce verde alla bandiera a scacchi.

Il migliore interprete di questa strategia è senza dubbio Dovizioso, che in Qatar ha avuto il suo bel dal fare a importa a Rins, che non difettava certo in velocità ma forse un po’ di esperienza nella gestione delle gomme.

SI VA FORTE, MA SOLO ALLA FINE

Prendere in esame, però, una sola gara ha poco senso. Così abbiamo spulciato anche i dati dei Gran Premi dello scorso anno per capire se è vero che i piloti che vincono danno tutto solo nelle battute finali.

Tranne qualche raro caso, sembra essere così. Almeno che il vincitore non abbia un vantaggio importante nel suo polso destro (come successo, ad esempio, nel 2018 in Texas per Marquez, a Barcellona per Lorenzo, a Misano per Dovizioso) è meglio aspettare.

La tipica tattica prevede circa due terzi di gara a ritmo blando (si fa per dire, si sta sempre parlando di piloti di MotoGP) per poi giocarsi tutte le carte sul finale. Chi ha usato un’altra strategia difficilmente ci ha guadagnato: come Petrucci che al Mugello fece il suo giro veloce al 3° giro e arrivò solo 7 al traguardo, o come Quartararo nel primo GP di quest’anno (anche se il francese doveva sfogarsi dopo l’erroraccio di fare spegnere la moto sullo schieramento).

MICHELIN E BRIDGESTONE, DIVERSA FILOSOFIA

In verità anche con le Bridgestone si vedevano spesso e volentieri giri record nelle battute finali della gara, ma per motivi opposti. Gli pneumatici giapponesi erano delle specie di monoliti di gomma che riuscivano a garantire le loro prestazioni, praticamente senza cali, dal primo all’ultimo giro. Le Michelin, invece, sono coperture più “delicate”, devono essere trattate con i guanti.

Insomma, le gomme sono tutte tonde e nere, per fare una battuta, ma nascondono molte differenze. Questo non significa che l’una sia migliore dell’altra, ma solo che la filosofia che sta alla base è diversa.

Del resto, in regime di monogomma, chi ha il monopolio può decidere le regole del gioco e non ci si può lamentare. Le diverse caratteristiche delle Michelin non le rendono gomme peggiori, ma diverse. Anche perché i tecnici francesi, con tutta probabilità, potrebbero senza problemi proporre un prodotto molto simile a quello realizzato dai loro predecessori.

Le scelte fatte però sono state diverse e queste, per forza di cose, hanno ricadute importanti sulle gare , con tutti i pro e i contro che comportano.

SI VINCE COL… POSTERIORE

Infatti tutti i piloti sono concordi nel dire che si vince col… posteriore. Nel senso che ha la meglio chi è capace di gestire e sfruttare alla perfezione la gomma posteriore. Questo significa riuscire a gestirla al meglio, limitarne il consumo e poterla sfruttare quando la situazione lo richiede.

Chiedetelo a Petrucci che, per via di stazza e peso di guida, litiga con il surriscaldamento dello pneumatico da mesi. Per questo motivo, Dall’Igna e i suoi si sono inventati il ‘cucchiaio’ (lasciamo per ora da parte le polemiche scaturite) proprio per raffreddare la copertura posteriore. Stessa risultato aveva cercato Yamaha lo scorso anno forando abbondantemente il parafango.

Del resto, in Qatar, si è visto perfettamente cosa accada quando le cose non vanno per il verso giusto proprio con la Yamaha, la moto che più soffre le Michelin. Vinales non ha avuto alcun problema a sfruttarle nel giro secco, ma in gara si è trovato a remare. Valentino, grazie a una condotta di gara intelligente, è rimasto incollato ai migliori ma non ha mai avuto la forza per un attacco.

Piaccia o meno, la MotoGP va così: cavalli, spoiler, elettronica, ma tutto è legato ai pochi centimetri quadrati di gomma attaccati all’asfalto.

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