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MotoGP, Rossi, una sconfitta che vale una vittoria

Il 5° posto in Qatar rappresenta il peggiore inizio di stagione per lui e la Yamaha, ma Vale ne esce rafforzato nei confronti di Vinales

MotoGP: Rossi, una sconfitta che vale una vittoria

Il 5° posto di domenica è per Valentino il peggiore risultato mai ottenuto nel Gran Premio del Qatar sulla Yamaha, eguagliando l’identico risultato del 2008. Undici anni fa, però, Lorenzo era salito sul podio, quindi si può dire che la Yamaha non aveva mai iniziato così male una stagione.

Non si può neppure trovare qualcosa di positivo negli appena 6 decimi netti di distacco dal vincitore rimediati da Rossi, perché sono semplicemente figli di una gara corsa al rallentatore per la quasi totalità della sua distanza. Partendo 14°, il Dottore è stato protagonista di una rimonta figlia delle sua esperienza e abilità ma, nonostante il gap contenuto, il podio per lui è sempre stato una chimera.

Si è messo nella posizione giusta, pronto a sfruttare il minimo errore degli avversari, ma non ha mai mostrato la forza di potere attaccare o di avere qualche carta da giocare. Non che sia una critica al pilota, semmai alla M1.

Così, a guardarla da un’altra ottica, la sconfitta di Valentino in pista assomiglia maledettamente a una vittoria all'interno del box.

Perché Vinales aveva passato l'inverno l’inverno a garantire di avere fra le mani “la migliore M1 mai guidata” e che “finalmente Yamaha ha capito quello che serve al mio stile di guida”. Sembrava anche avere ragione, con simulazioni di gara convincenti nei test e una pole position al sabato.

Rossi invece, recitava il ruolo di Cassandra: “spero proprio che Maverick abbia ragione e sia io a sbagliarmi”. Difficile però che un pilota con 23 stagioni di Mondiale sulle spalle possa prendere delle cantonate e, alla fine, i risultati hanno confermato la tesi del Dottore.

Vinales è andato per la sua strada, elogiando il nuovo motore e usando un telaio diverso (anche se non troppo) da quello di tutti gli altri piloti Yamaha. In gara, però, è naufragato, con un 7° posto che, mal comune e nessu gaudio, è anche per lui il peggiore risultato a Losail sulla M1.

Non che agli altri compagni di marca sia andata meglio: Morbidelli non ha fatto meglio dell’11° posto, arrivando dietro all’Aprilia con un distacco di quasi 10 secondi dal vincitore; Quartararo ha visto la sua gara compromessa sul nascere spegendo la moto sullo schieramento e avere fatto segnare il giro più veloce della gara conta poco.

Nel migliore dei casi, per la Yamaha si è trattata di una falsa partenza e ora per recuperare dovrà affidarsi a Valentino. Lo stesso che avvertiva: “il nostro gap non si recupera in 3 mesi, servirà almeno un anno”. A patto di continuare a impegnarsi e a seguire le indicazioni giuste.

Vinales avrebbe voluto per sé il ruolo di nocchiero, ma dopo quanto successo in Qatar sarà difficile per lui convincere gli ingegneri ad affidargli quel ruolo. Al contrario, sono le azioni del Dottore a salire per riaffidare a lui quella fascia di capitano che ha dimostrato di meritare non solo per anzianità. Perché le regole sono molto semplici: test, prove e qualifiche valgono poco o niente, mentre chi arriva davanti in gara decide.

In questo momento è Rossi a essere tornato in posizione di forza perché tutte le sue previsioni di sono avverate. “Siamo nella stessa situazione di un anno fa” la sua sentenza domenica sera e c’è poco da stare allegri ricordarsi come è andato il 2018.

Da quanto si è visto, nel migliore dei casi servirà qualche mese per tornare a sorridere. A patto si seguire la direzione giusta e ora sembra semplice intuire chi sarà a indicarla.

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