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MotoGP, Qatar: il Bello, il Brutto e il Cattivo

A Losail non ha vinto nessuno, però Dovizioso ha battuto in volata Marquez e Rossi ha salvato il fine settimana della Yamaha

MotoGP: Qatar: il Bello, il Brutto e il Cattivo

In Qatar ha vinto Dovizioso o perderà la Ducati? La bandiera a scacchi ha dato il suo parere, ma sarà il tribunale federale ad avere l’ultima parola. Per qualche giorno avremo un GP in cui non ha vinto nessuno, piaccia o non piaccia.

Restano i ricordi dell’ennesima battaglia tra Andrea e Marc, la rimonta di Valentino, il podio di Crutchlow tornato dopo un grave incidente, la bella prestazione di Mir al debutto. Ma anche le gare opache di Vinales e Petrucci, il podio mancato da Rins, la sfortuna di Quartararo.

Prima c’era stata la vittoria di Baldassarri in Moto2 e il secondo posto di Dalla Porta dietro alla sorpresa Toba. Tutto sommato non è stato un brutto inizio.
 
IL BELLO – Comunque vada è stato un successo. Dovizioso ha iniziato l’anno nella sua forma migliore, gestendo alla perfezione una gara in cui ha fatto girare le rotelle del suo cervello alla stessa velocità delle ruote della sua Ducati. Il bottino pieno era quello che serviva per affrontare un’altra volta Marquez, sperando in un altro risultato alla fine dei giochi. Andrea è tra i grandi, ma non serviva una statistica per capirlo.

IL BRUTTO – Non si sa ancora chi abbia vinto, e il dubbio rimarrà per qualche giorno ancora. Da una parte il ricordo della battaglia in pista, dall’altra il timore che non sia servito a nulla. Così la notte del Qatar è diventata così scura da non fare più scorgere i lampi dei piloti. Si brancola nel buio, sperando si accenda un faro all’orizzonte.

IL CATTIVO – La Formula 1 insegna che le carte bollate possono valere quanto, se non più, dei cavalli. I reclami si possono e si devono fare, ma serve qualcuno che sappia gestirli. Prendere in esame un appello pochi minuti dopo la prima decisione è a dir poco bizzarro, non avere una struttura tecnica in grado di tenere sotto controllo ogni piega del regolamento è una colpevole mancanza. Piloti e squadre negli ultimi anni hanno aumentato la loro professionalità, sarebbe ora che FIM e Dorna si adeguassero.

LA DELUSIONE – È la solita vecchia storia, che racconta di un Vinales imprendibile solo quando non ci sono punti in palio. La gara del Top Gun spagnolo non è mai decollata e dopo avere garantito per settimane che la M1 era la moto giusta per sfrecciare sul podio. È solo il primo GP, è solo una battuta di arresto, ma assomiglia tanto a un copione già letto.

LA SORPRESA  – Si può vincere anche arrivando quinti, anche se la coppa Yamaha non è esattamente un trofeo riconosciuto. Poco importa, perché la prestazione di Valentino lo ha riportato nella posizione di capitano all’interno della squadra. I 6 decimi di distacco dal Dovi non devono fare gridare al miracolo alla fine di una gara al rallentatore per il 90% della distanza, ma intanto il vecchio Rossi si è lasciato alle spalle la più giovane e agguerrita concorrenza. C’è comunque poco da gioire, la M1 è ancora all’inseguimento.

LA CONFERMA  – Marquez è in difficoltà, su una pista che né lui né la Honda digeriscono, ed infatti è arrivato 2° a una manciata di millesimi dal Dovi. Le situazioni critiche per Marc assomigliano tanto ai sogni di gloria di gran parte degli altri piloti sullo schieramento. Questione di prospettiva, ma quella dello spagnolo significa che saranno grossi guai per tutti.

L’ERRORE – Se Romano Fenati voleva dare una dimostrazione della nuova Long Lap Penality, ha avuto un pessimo tempismo. Per non sbagliare ha fatto un errore e la divagazione non richiesta gli è costata la possibilità di giocarsi il podio, se non qualcosa di meglio. Nulla di grave, rivederlo veloce e nelle prime posizione è stato comunque bello.

IL SORPASSO – La manovra preferita da Alex Rins, che ha fatto di tutto per cercare di stare davanti a Dovizioso, o meglio al motore della sua Ducati. Non ci è riuscito, ma bisogna riconoscergli il merito di averci provato in ogni modo. Bravo lui e anche l’arrembante compagno di squadra e debuttante Joan Mir.

LA CURIOSITA’ –  Kaito Toba ha dimostrato che i giapponesi possono ancora dire la loro nelle piccole cilindrate. E si è preso anche i complimenti di un certo Casey che aveva incontrato tanto tempo fa.

IO L’AVEVO DETTO – L’autore di queste righe, domenica mattina davanti a un caffè, aveva puntato un simbolico euro su Vinales. Lo ha perso.

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