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MotoGP, Da Ducati a Yamaha: tutti i dubbi dopo i test del Qatar

Le Rosse si nascondono, Honda a tutta velocità, le speranze di Valentino e Vinales: domande e risposte a una settimana dal GP di Losail

MotoGP: Da Ducati a Yamaha: tutti i dubbi dopo i test del Qatar

Sei giorni di test soltanto, con tempi da passare al setaccio, dati da studiare e umori da interpretare. La preparazione al 2019 è passata in un lampo e tra una settimana, in Qatar, non ci sarà più tempo né spazio per le speranze. La MotoGP di oggi non offre molto tempo, bisogna trovarsi pronti con una manciata di giornate fra la Malesia e Losail.

I test invernali hanno dato qualche indicazione sui progressi delle varie moto ma, come ripetono i piloti, solo nel fine settimana di gara si scopriranno veramente le carte. Così, mentre si contano le ore che separano dalla prima luce verde, le domande si affollano.

Tanti dubbi, a cui proviamo a dare qualche risposta.

DUCATI, DA TIGRE IN MALESIA A GATTINO IN QATAR?

Il poker di Sepang aveva fatto gridare (quasi) al miracolo, invece lunedì sera, in Qatar, Dovizioso scuoteva la testa e Petrucci, il migliore pilota in rosso in classifica, era solo 9°. Detta così sembrerebbe una pericolosa involuzione, per di più su una pista in cui la Desmosedici aveva conquistato una vittoria e tre secondi posti con Andrea negli ultimi quattro anni.

Classifica a parte, è difficile dare un’insufficienza alla Ducati e verrebbe da dire che i suoi piloti, Dovi in primis, si siano nascosti. Il fatto che tutti siano tornati a casa con delle gomme morbide ancora intonse nel box, la dice lunga sullo scarso interesse per la prestazione sul giro secco. Semmai è la simulazione di gara fatta da Danilo a fare capire che la Rossa va forte, senza se e senza ma.

Il ternano è stato un martello nel long run e questa è la cosa più importante. Anche il debuttante Bagnaia, pur non essendo esplosivo nella lotta contro il cronometro, si è dimostrato costante sul ritmo. Andrea aveva qualche dubbio in più, ma probabilmente una settimana sarà più che sufficiente per eliminarli.

HONDA HA BISOGNO DI CURE?

Gli ingegneri di Tokyo sono sempre un passo in avanti e sono stati intelligenti a iniziare lo sviluppo della RC213V praticamente già a metà della scorsa stagione. Non potevano sapere che il loro box sarebbe sembrato un’infermeria, ma neanche questi imprevisti sono riusciti a prenderli in contropiede.

Marquez, pur dovendo fare i conti con la spalla, non si è risparmiato ed è sicuro di arrivare al GP in condizioni nettamente migliori. Lorenzo, pur dovendo saltare i test in Malesia, sembra già a suo agio sulla Honda.

La priorità era combattere ad armi pari con Ducati in velocità massima e i risultati in Qatar sono stati molto incoraggianti in questo senso. Crutchlow si è lamentato di una scarsa fiducia trasmessa dall’anteriore, in compenso Marc ha detto che non ci sono problemi, e comunque sarebbero risolvibili.

Poteva essere un inverno di passione, invece è sembrato un successo su tutta la linea.

YAMAHA, IL PEGGIO È PASSATO?

Vedendo quattro M1 nei primi 7 posti a Losail, verrebbe da dire di sì. Anche il passo dei piloti non è male, anche se qualche decimo di scarto dai migliori sembra ancora esserci. Vinales è contento, anche Valentino nonostante qualche alto e basso, i nuovi arrivati Morbidelli e Quartararo hanno confermato.

In altre parole: il passo avanti è stato fatto, ma a Iwata sono ancora all’inseguimento. I pasticci degli ultimi anni si pagano a caro prezzo ed è inutile (e ingenuo) pensare che basti un inverno per riportre la M1 davanti a tutti.

Il vero dubbio, però, è un altro. I test invernali si sono svolti a Losail (dove l’anno scorso Rossi era salito sul podio a pochi decimi da Marquez e Dovizioso) e a Sepang (dove pochi mesi fa Valentino si giocò la vittoria fino a pochi giri dalla fine), due circuiti amici della Yamaha anche in tempi bui. Serviranno altre piste per capire veramente i progressi della nuova moto.

SUZUKI HA TUTTO PER VINCERE?

La GSX-RR è una bella moto e su questo non ci piove. Alex Rins sembra pronto a giocare da protagonista fin dalla prima gara, e anche su questo ci sono pochi dubbi. Il problema sono gli avversari contro cui si combatte, e la loro potenza di fuoco.

Diciamolo, Suzuki piace perché è una squadra che punta sui giovani e gioca da outsider, questa volta però sembra potersi mettere al tavolo con le stesse carte dei migliori. Già lo scorso anno Rins ha fatto vedere di potere tenere testa a tutti, ora deve semplicemente farlo. Giustamente dice che non c’è fretta per la prima vittoria, schivando pressione e ansia da prestazione. Il tempo è dalla sua parte, ma la voglia di stupire tutti già in Qatar c’è, eccome.

APRILIA, È VERAMENTE L’ANNO DELLA SVOLTA?

A Noale sembra essere finalmente suonata la sveglia. Una nuova organizzazione interna, un test team degno di questo nome e (finalmente!) nuovo materiale da provare in quantità, senza più vedere moto Frankestein nel box.

I risultati non fanno ancora gridare al miracolo, ma l’importante è che si sia presa la giusta strada. La RS-GP ha ricevuto una cura dimagrante, Aleix Espargarò ha avuto dei lampi nel giro secco e Andrea Iannone sta prendendo confidenza con la moto, Bradley Smith si è dimostrato una pedina preziosa, tutto questo fa ben sperare.

Il cammino però è solo all’inizio e c’è bisogno di conferme in gara.

KTM, TANTI SOLDI E POCHI RISULTATI?

Il 7° tempo di Pol Espargarò potrebbe fare pensare a un test positivo, ma è difficile accostare questo aggettivo all’inverno di KTM. Zarco non è mai stato tra i protagonisti, Syharin è sprofondato nelle parti basse della classifica e Oliveira è, logicamente, il debuttante con più problemi.

Gli sforzi della Casa austriaca sono fuori discussione, ma il progetto RC16 continua a faticare a decollare. La MotoGP è una bestia difficile da domare per tutti, ma era lecito aspettarsi qualcosa in più. Ci sono 19 Gran Premi per dimostrare che KTM può avvicinarsi ai migliori.

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