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MotoGP, Lorenzo: "Contro Marquez sarà più difficile che con Rossi"

VIDEO. "Io e Marc siamo un vero dream team, ma saranno i risultati a dirlo. Non vedo un favorito, ma 6 o 7 piloti che possono vincere il titolo"

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Oggi Carmelo Ezpeleta e Jorge Lorenzo hanno partecipato a una conferenza stampa organizzata dall’agenzia spagnola Europa Press (la potete vedere in versione integrale nel video qui sopra). Per il maiorchino è stata l’occasione per fare il punto a pochi giorni dall’inizio del campionato, con la prima gara che si terrà sul circuito di Losail, in Qatar, il 10 marzo.

Jorge ha toccato tanti argomenti: la sua condizione fisica, il dream team Honda, il rapporto con Marquez e Rossi.

Ecco quello che ha detto.

DREAM TEAM DI NOME E DI FATTO -Uno dei sogni di ogni pilota è stare nel team ufficiale Honda, per le vittorie e la sua forza. Se dovessi fare un paragone calcistico, direi che è come giocare con il Real Madrid o il Barcellona. Penso che la definizione di dream team sia vera, al momento siamo gli unici due piloti, insieme a Valentino, ad avere vinto un campionato del mondo in MotoGP e abbiamo vinto tutto. Però nel nostro sport non puoi adagiarti e solo con i risultati meriteremo quella definizione”.

MARQUEZ ‘PEGGIO’ DI ROSSI - “Spero che Marquez sia un compagno di squadra più facile di Rossi, ma la realtà è un’altra cosa. Contro Marc sarà più difficile per le sue velocità, aggressività e fame di vittorie: ha 26 anni, è il campione del mondo e conosce la moto molto meglio di me. Però in MotoGP tutto è possibile e ci possono essere tante sorprese, chiaramente non sono il favorito ma spero di essere una sorpresa. Nella mia carriera ho sempre seguito i miei obiettivi e li ho raggiunti. A livello sportivo era difficile arrivare al Mondiale partendo da Maiorca, nessuno lo aveva fatto prima, ci sono riuscito e poi, passo dopo passo, sono riuscito a diventare campione del mondo MotoGP, tutto quello che è venuto dopo è stato un regalo”.

NON CI SONO FAVORITI - In MotoGP si è arrivati a un livello di competitività così alto che è difficile indicare un vero favorito. Non è come nel 2010, quando potevi arrivare sul podio in ogni GP, ora puoi vincere una gara con 5 secondi di vantaggio e in quella successiva arrivare 10°, dipende tanto dai circuiti. Ogni centesimo, ogni decimo, conta moltissimo. Vinales è stato molto veloce su un giro in Qatar, ma la gara è un’altra cosa. Ci sono vari piloti che possono battere Marquez, non solo io, e potrebbe succedere già quest’anno. Abbiamo visto Suzuki e Ducati fare un passo in avanti, ma lo stesso noi, credo che al momento ci siano 6 o 7 pilota con la possibilità reale di vincere il titolo, non solo Marc e io”.

UN CALVARIO DI INFORTUNI -Sono passato da un piccolo calvario di lesioni, ad Aragon mi fratturai un dito del piede e in Tailandia, a causa di una rottura del motore della Ducati, mi lesionai un legamento e infine l’infortunio in allenamento. Ho continuato ad allenarmi, ma mi manca ancora il ritmo in moto”.

LA DOPPIA PERSONALITÀ DEI PILOTI - Tutti cambiano, è un’evoluzione ma quello che il suo nucleo centrale rimane sempre uguale. Io ho fatto di tutto per migliorare i miei difetti, anche perché ho avuto un’infanzia caratterizzata dalla disciplina e ho voluto essere una persona più completa. Forse per questo sono cambiato molto. Credo che tutti i piloti abbiano due personalità: quella quando siamo in circuito e quella quando siamo a casa, con la famiglia e gli amici. È la competizione che ti porta a questo, a cercare di essere il migliore, a nascondere i tuoi segreti, dall’esterno è difficile da comprendere”.

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