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MotoGP e SBK: Cresce il valore del monopolio Bridgepoint

Il fondo proprietario di Dorna aveva valutato la vendita a novembre, ma lo scenario è cambiato. Il business del motociclismo è sano e può crescere ancora

MotoGP: MotoGP e SBK: Cresce il valore del monopolio Bridgepoint

La vera proprietaria dei business MotoGP e SBK non è la Dorna, bensì la Bridgepoint. Per quanto la holding spagnola detenga i diritti televisivi e gestisca al 100% i due campionati, il vero pesce grosso nell’acquario è il fondo inglese, con base a Londra. Bridgepoint aveva acquisito Dorna nel 2006 dalla CVC per circa 500 milioni di euro, nell’ambito dell’affare che aveva portato la stessa Bridgepoint a cedere a CVC il business Formula 1. Una sorta di scambio di gestione dei mondi a due e quattro ruote tra i due colossi della finanza.

Il motivo per cui l’asset Dorna è così interessante per questi fondi deriva dal controllo quasi totale che esercita sullo sport del motociclismo ad alto livello. Non esiste nessun altro sport, sia per quanto riguarda il racing che per quanto attiene ad altre discipline, che permetta ad una singola società di gestire in regime di monopolio i due principali eventi dello stesso sport, nello specifico il mondiale MotoGP e quello SBK. Questo consente a chi controlla Dorna di possedere un valore aggiunto enorme.

ARTICOLO FINANCIAL TIMES

Dorna ha acquisito i diritti della MotoGP (all’epoca ancora GP500) nel 1999 ed ha letteralmente traghettato il motociclismo nel terzo millennio, con l’introduzione del 4 tempi, con una gestione molto più accurata della copertura televisiva e con investimenti continui tesi a coltivare uno sport che ha senza dubbio varcato i confini di attività di nicchia già da oltre due decenni. Solo nel 2017 sono stati raggiunti circa 400 milioni di telespettatori, un audience impressionante.  Un successo enorme, che ha portato la valutazione di Dorna a passare da 500 milioni a 2,5 miliardi di euro. 

Bridgepoint attualmente detiene il 40% di Dorna, avendo ceduto il 39% nel 2012 al fondo CPPIB, ovvero il gruppo che gestisce il fondo pensionistico canadese. A fine Novembre, secondo il Financial Times,  sembrava quasi certa la vendita da parte di Bridgepoint di Dorna. Era stato varato un piano di revisione per far valutare l’asset e cedere la società spagnola a potenziali acquirenti, tra cui la CVC, in passato già proprietaria di Dorna ed ancora oggi a caccia di un nuovo business in cui tuffarsi dopo aver venduto la gestione della Formula 1 a Liberty Media. La valutazione del business Dorna ammonterebbe dunque ad oltre 2,5 miliardi di euro, un valore cinque volte superiore al prezzo pagato da Bridgepoint nel 2006.

Essendo Bridgepoint un fondo di Private Equity, il mantra a cui dovrebbe appellarsi sempre dovrebbe essere quello di acquisire una società, farla crescere aumentando i dividendi per gli investitori e poi venderla per generare una plusvalenza rispetto al prezzo di acquisto originario.

Una ricetta che con Dorna sembra aver funzionato perfettamente, quindi per quale motivo la vendita non si è più concretizzata e sembra del tutto scampata? Perché in realtà la vendita ci sarà e l’acquirente potrebbe essere la stessa Bridgepoint. Si, avete capito bene, la società inglese è intenzionata a comprare il proprio stesso business, ovvero Dorna. Il tutto avverrà attraverso altri fondi appartenenti allo stesso gruppo. Questo significa che si genererà per gli investitori un utile immediato e si terrà in portafoglio un business che evidentemente secondo Bridgepoint ha ancora molto da dare.

CARMELO EZPELETA - CEO DORNA

Una sorta di paradosso della finanza, un mondo in cui investimenti di questo tipo non durano mai oltre i dieci anni e che invece con Dorna sembra destinato a durare per Bridgepoint molto di più. Sono passati già 13 anni dalla prima acquisizione del 2006, e concretizzando questo ‘movimento’ interno dell’asset, Bridgepoint riconoscerà di fatto uno stato di ottima salute per Dorna, una società che garantisce dividendi crescenti ad ogni stagione anche grazie all'aumento della competizione tra i media mainstream come le Pay TV, che lottando per accaparrarsi i diritti di trasmissione gli eventi, non fanno altro che far salire le quotazioni della stessa Dorna.

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