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MotoGP, Max Biaggi: caro Rossi, 'nemico mio,' che belle sfide!

Il Corsaro ricorda gli anni dei duelli con il Dottore: "Non ho rimpianti, sono coerente, farei le stesse cose, ma mi comporterei differentemente"

MotoGP: Max Biaggi: caro Rossi, 'nemico mio,' che belle sfide!

Non si amavano perché erano i due opposti, facce diverse della stessa medaglia, Max Biaggi e Valentino Rossi.
L'introverso, taciturno ed a volte scostante nella sua spigolosità pilota romano e l'estroverso, esuberante ed empatico pesarese.
Non si sopportavano, e non ne facevano mistero.
Dal "tu sciaquati la bocca prima di pronunciare il mio nome" di Max a Suzuka, alla rissa sulla scaletta del podio al Gran Premio di Barcellona.

Così inizia sul Corriere dello Sport di oggi il ricordo di una stagione indimenticabile per il motociclismo: gli anni delle sfide fra Max Biaggi e Valentino Rossi. Il campione affermato e l'esordiente rampante.

Non era una rivalità costruita, la loro: volarono anche gli schiaffoni. E il riìsultato furono corse epiche.
Pericolose? Anche, ma parliamo di campioni che dopo essersi annusati nella pitlane sapevano bene come comportarsi fra di loro in pista.
Non che, da ambo le parti, non fiorissero lamentele contro questa o quella scorrettezza, ma erano parole dettate dall'adrenalina. Che è un po' la droga dei piloti.

L'uno dell'altro pensavano la stessa identica cosa: è uno stronzo.
Ciò non impediva, però, in privato, di riconoscerne la bravura.

"Ho letto che Valentino mi ha inserito al primo posto fra i suoi rivali - racconta Biaggi al Corsport - Mi fa piacere perché assieme abbiamo fatto delle belle battaglie e, in un certo senso scritto una bella storia di rivalità. E' passato molto tempo da allora, ed io vado per i 48 anni. In un certo senso allora mi trovavo nella situazione in cui Rossi è oggi: mi battevo contro rivali più giovani. Capita. E' la legge dello sport".

Poi Max aggiunge,  con riflessioni di un 48enne.

"Con l'età si matura, e certe cose ti appaiono più a fuoco di quanto lo fossero al momento. No, non cambierei ciò che ho fatto e che sono stato, ma forse avrei dovuto comportarmi differentemente. Io non mi sono mai fatto alleati. Sono sempre stato duro ed in un certo senso puro. Pensavo che bastasse la mia velocità un team ed una moto, ma non è del tutto così. Forse oggi agirei diversamente".

E ancora.

"No, io non ho rimpianti di alcun tipo. Sono una persona coerente. Non cambierei nulla di quanto fatto. La mia è una analisi. Non si corre solo con la manetta del gas ma quel poco che si può fare fuori, fa molta differenza".

I famosi dettagli. Quelli che determinarono la famosa sconfitta di Welkom, in Sud Africa, nel 2004.

"Una profonda delusione. Ho sbagliato tattica e preso com'ero dalla battaglia non mi sono reso conto che i giri passavano. Quando ho visto la bandiera a scacchi ci sono rimasto male. Pensavo di avere ancora un passaggio a mia disposizione, avevo appena fatto il giro più veloce della gara, ne avevo un altro in canna. Se ci penso oggi mi viene ancora il magone, ma le gare sono così".

L'intervista completa di Paolo Scalera sul Corriere dello Sport di oggi.

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