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MotoGP, Zeelenberg: "Trovare un altro Rossi? Missione impossibile"

Intervista esclusiva al Team Manager del neonato Petronas SIC Yamaha: "Stiamo crescendo velocemente, Morbidelli sta dimostrando il suo vero potenziale"

MotoGP: Zeelenberg: "Trovare un altro Rossi? Missione impossibile"

Una delle conferme di Sepang è arrivata dal neonato Team SIC Petronas Yamaha, squadra che con le prestazioni di Franco Morbidelli e Fabio Quartararo sta confermando di non essere intenzionata a recitare un ruolo di ripiego in MotoGP. Ottima organizzazione, due piloti molto veloci e materiale tecnico ufficiale fornito direttamente dal reparto corse di Iwata. Gli ingredienti per una storia di successo sono stati messi assieme sin dall'inizio, ma trovare la formula perfetta, dosare con precisione ogni singolo aspetto e soprattutto tenere ben stretto il timone della squadra, non è affatto cosa facile. Un compito impegnativo, affidato ad un uomo che di esperienza ne ha da vendere, ovvero Wilco Zeelenberg.

Per anni nel box del team Factory Yamaha, Zeelenberg è stato scelto per ricoprire il ruolo di Team Manager nella nuova squadra. Serviva una figura molto affidabile per questo ruolo, vista soprattutto l'importanza del progetto e gli obiettivi a lungo termine che sono in ballo.

Abbiamo intervistato il manager durante una pausa dei test a Sepang, facendoci raccontare alcuni retroscena di una storia che pur breve ha già i contorni del successo. In otto mesi è stato messo assieme un team ben organizzato e Wilco ha senza dubbio avuto un ruolo chiave nella definizione di tutto.

Un pilota sempre in top ten nei primi tre test e tutto partendo da zero circa otto mesi fa. Complimenti.

"Per prima cosa, grazie! Cosa posso dire…sembra che tutto funzioni - ha sottolineato Zeelenberg-  ma di certo non è tutto merito mio. Naturalmente io conosco molto bene la Yamaha e la Yamaha conosce perfettamente me, quindi questo in qualche modo aiuta. Ma anche le persone che abbiamo ingaggiato hanno tutte un’esperienza in MotoGP. Parlando dei tecnici presenti, ci sono diversi titoli in ballo, tra Ramon (Forcada, ndr) e altri. Questo ovviamente aiuta molto, ci ha aiutato soprattutto a capire cosa ci serviva per essere velocemente competitivi. Siamo un team nuovo, ma avere questo patrimonio di esperienza in squadra ci sta aiutando molto". 

FRANCO MORBIDELLI - TEST SEPANG

Uno dei compiti che si è fissato questa squadra è quello di trovare talenti per Yamaha e coltivarli. Magari trovare un nuovo Valentino Rossi.

"Non penso che sarà facile trovare un altro Valentino. Lui è qualcosa di speciale, tutti lo conosciamo bene. Ha fatto qualcosa di incredibile per questo sport - ha dichiarato il manager -  ma alla fine quello di cui un Costruttore ha davvero bisogno sono piloti in grado di vincere gare e naturalmente da questo punto di vista noi possiamo rappresentare un ottima base per far crescere talenti per Yamaha. Uno dei miei obiettivi è rendere questa squadra valida e direi quasi amichevole per i piloti, ma al contempo molto competitiva. Trovare un altro Valentino credo sia una sorta di missione impossibile, ma trovare piloti in grado di essere vincenti si, quello di certo lo faremo".

In passato Yamaha non ha mai dato le proprie moto ufficiali a team esterni. La tua presenza ha avuto un peso determinante per assicurare un supporto da Factory Team al Petronas SIC?

"Grazie per la fiducia, ma non credo sia proprio così. La prima cosa da sottolineare è che quando Petronas si è rivolta a Yamaha, lo ha fatto per avere due moto Factory e Yamaha ha subito detto che sarebbe stato possibile. Naturalmente loro hanno stabilito il prezzo e organizzato tutto, ma non è andata così perché nel progetto eravamo coinvolti io o Ramon. Però è vero - ha spiegato - che dal primo momento Yamaha ha stabilito i contorni della collaborazione con la nuova squadra, perché se è vero che sarebbe stato possibile prendere le moto Factory, lo è altrettanto che ad Iwata volevano sapere chi sarebbe stato coinvolto nella squadra nei ruoli chiave, come quello del Team Manager o del capo tecnico.  Quindi questo è stato il percorso che ha portato noi a far parte di questo progetto. Yamaha voleva persone di cui potesse fidarsi nella squadra".

Costruire una squadra da zero può in un certo modo essere assimilato al voler scalare una montagna. A che punto della 'scalata' pensi di essere?

"Secondo me abbiamo appena iniziato la scalata. Come team, come puoi immaginare, stiamo crescendo molto rapidamente. Da un piccolo gruppo coinvolto in Moto2 e Moto3, siamo già a oltre cinquanta elementi e ci vuole tempo per organizzare tutto. Come ho detto, le persone che abbiamo preso hanno tutte esperienza e sanno come lavorare in una organizzazione complessa, ma abbiamo anche ragazzi che provengono da realtà più piccole e devono ancora comprendere bene come si lavora in un gruppo così vasto. Quindi ci sono ancora delle aree in cui ci stiamo, per usare le tue parole, arrampicando ancora. Ma ci arriveremo, arriveremo in vetta".

Invece pensando ai piloti, a che punto della loro personale montagna credi siano i tuoi piloti, Franco e Fabio?

"Penso che Franco stia esplorando la moto un po’ alla volta. Non è possibile anche in nove giorni di test sperimentare tutti gli assetti della moto, tutte le regolazioni possibili. Pista dopo pista migliorerà sempre di più, conoscerà i piccoli segreti della moto. Poi parliamo di nove giorni sulla moto, ma in realtà a Valencia e a Jerez Franco aveva una specifica diversa, questa può essere considerata una moto nuova".

FABIO QUARTARARO - TEST SEPANG

Un percorso ancora lungo quindi.

"Anche oggi abbiamo provato pezzi nuovi, nuovi assetti pensati per consentire a Franco di andare sempre più forte e sembra aver funzionato. Fabio invece è un Rookie, ma abbiamo capito che anche lui ha un grande potenziale e lo sta dimostrando".

Durante la presentazione del Team Factory, Valentino ha affermato che anche Morbidelli potrà essere d'aiuto per sviluppare la Yamaha. Quando inizierà a dare il proprio contributo?

"Già adesso Franco sta aiutando Yamaha. Riesce a farlo perché ha portato la sua esperienza maturata in sella ad un’altra moto la scorsa stagione. E’ come se adesso avesse una sorta di hard disk targato Honda nel cervello, ed è proprio ora il momento di usarlo, di ascoltare le sue parole e capire in quali punti la nostra moto possa migliorare. Secondo Franco la nostra moto ha un potenziale elevatissimo, ma ci ha anche indicato alcune cose su cui dobbiamo lavorare parecchio. E’ interessante ascoltarlo, anche se non ha avuto una grande stagione nel 2018. Ora sappiamo che il suo potenziale è molto più elevato di quanto mostrato la scorsa stagione".

Tu conosci molto bene la Yamaha, da sempre definita una delle MotoGP più facili del gruppo. Da cosa dipende secondo te questa differenza con le rivali?

"Credo che la filosofia che utilizza la Yamaha nel costruire la moto sia diversa ad esempio da quella della Honda e questo è il punto di differenza tra le due moto. Tutti i piloti spingono, in sella a qualsiasi moto. Spingono al limite sempre, ma mentre sulla Yamaha è un po’ più facile da trovare, su altre moto può esserlo leggermente meno".

Un DNA più facile da interpretare, dunque.

"La M1 è una moto molto stabile, con una potenza molto controllabile, ma se guardi alle ultime due stagioni anche questa moto ha i suoi limiti. La differenza viene anche molto dalla capacità del pilota di raccontare le sue sensazioni in sella e migliorare il pacchetto. Nel nostro caso, noi abbiamo Franco che ha grande sensibilità e racconta in modo molto preciso tutto quello che sente in moto, ricorda molto Valentino da questo punto di vista. Non so perché le diverse Case abbiano filosofie così differenti tra loro nel costruire moto, ma a me piace quella di Yamaha".

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