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MotoGP, Crutchlow, test di Sepang a rischio: "Non so ancora se riuscirò a guidare"

Il britannico ha raccontato il lungo calvario dopo l'infortunio di Phillip Island: "Non so se sono pronto per salire in moto. E' stato molto peggio di quanto la gente possa immaginare"

MotoGP: Crutchlow, test di Sepang a rischio: "Non so ancora se riuscirò a guidare"

Nella foto di apertura di questo pezzo, passano poco più di due mesi fondamentali della carriera di Cal Crutchlow. Dalle vie di fuga di Phillip Island, al letto di ospedale di Melbourne. Fino al ritorno in sella ad una bici per allenarsi con Mark Cavendish. Non era ovviamente questo l'epilogo che sognava Cal Crutchlow per la stagione 2018, ma la fortuna ha ritenuto di abbandonarlo temporaneamente durante la seconda sessione di libere del Gran Premio d'Australia. Il pilota LCR si è infatti trovato proiettato così velocemente nelle vie di fuga della prima curva di Phillip Island che immagini vere e proprie dell'incidente non ce ne sono.

Nell'istante in cui Crutchlow è caduto, le camere stavano infatti seguendo Marquez, che giungeva proprio in quegli istanti sulla prima curva del tracciato. Guardando il video di quei terribili istanti, si vede distintamente una nuvola di fumo e polvere sollevarsi dalle vie di fuga e si può sentire in modo chiaro il sinistro rumore causato da una caduta avvenuta in uno dei punti peggiori al mondo. Per fortuna in quella prima curva le vie di fuga sono ampie, ma l'impatto ha lasciato un segno evidente sulla gamba destra del pilota della LCR. Bastano infatti le prime inquadrature al pilota nella via di fuga per scorgere la caviglia destra caviglia piegata in modo innaturale.

Da quel momento è iniziato un calvario che si è protratto attraverso due dolorose operazioni e un lungo periodo di recupero, che ancora non è completamente finito. Crutchlow non ha più rilasciato interviste da quel momento e solo negli ultimi giorni ha rotto il silenzio stampa. Questo è uno stralcio dell'intervista rilasciata al collega Dean Adams di SuperbikePlanet.com, che ci ha gentilmente concesso la libertà di pubblicarla. Cal ha spiegato con dovizia di particolari la natura dell'infortunio, che secondo il britannico poteva avere conseguenze anche peggiori.

"Adesso sto meglio. Sento che la caviglia è forte, non ci sono dubbi su questo. Ma è abbastanza forte da tornare a correre in moto? Non ne ho idea. In una situazione ‘normale’ le persone non penserebbero nemmeno di tornare su una moto. Ma sfortunatamente, non è quello che facciamo noi piloti. Non possiamo restare seduti e basta. Tra due settimane devo andare a fare i test".

"Il mio infortunio di solito viene chiamato frattura del pilone della caviglia - ha spiegato Cal -  il che significa che l’astragalo e parte del piede sono passati attraverso tibia e perone. La tibia si è rotta in due punti, mentre il perone in un punto sul lato. L’astragalo invece si è rotto in sedici punti. Sono passato attraverso una ricostruzione, mi hanno bloccato con delle placche in modo abbastanza pesante la tibia e hanno ricostruito l’astragalo nel punto di congiunzione tra di loro e poi hanno lasciato perdere il perone. Il motivo per cui l’hanno fatto è che non avrebbero potuto mettere altre placche in quel punto, c’era già troppo metallo in uno spazio piccolo. Ancora adesso ho alcuni pezzi di metallo che sembrano voler uscire fuori dalla pelle, perché ce n’è tantissimo in quel punto. E’ stato un brutto infortunio, onestamente un bruttissimo infortunio". 

CAL CRUTCHLOW - INFORTUNIO PHILLIP ISLAND

Come tutti i piloti vittima di infortunio, anche Crutchlow era convinto di poter tornare presto in sella, salvo poi comprendere che i tempi di recupero sarebbero stati molto più lunghi del previsto.

"Come ho detto all’epoca, da bravo pilota di moto pensavo di tornare a correre in due settimane. Ero convinto che mi avrebbero messo qualche placca e che avrei lasciato velocemente l’ospedale. Ma non era questo il caso. Sono passato attraverso sei settimane in cui non potevo assolutamente caricare peso sulla gamba. Per ironia, potevo andare in bici e posso anche adesso guidare la mia bici senza nessun problema. Ma non avrei potuto camminare, mi ci sono volute sei settimane per farlo".

La riabilitazione ha anche riservato alcune brutte sorprese a Cal, che ha dovuto appellarsi a tutta la propria pazienza nei momenti no di un percorso lungo e ancora non completamente finito.

"Quando poi ho ricominciato a camminare all’inizio non ho avuto problemi, ma dopo mi si è infiammato il nervo in quell’area della caviglia e ho dovuto smettere di camminare per altre due settimane e mezzo. E’ stata una sorta di fregatura! Ancora oggi ho molto dolore in quell’area, ma almeno posso camminare senza problemi. Nelle ultime due settimane sono tornare ad una sorta di vita normale. Adesso ho abbastanza forza nella caviglia, non ho dubbi su questo. Mi ha operato un dottore tedesco a Melbourne, il Dott. Matthias Russ ed ha fatto un lavoro fantastico".

Crutchlow ha anche rivelato di essere andato molto vicino a vedere la propria carriera di pilota finire per le conseguenze di questo infortunio.

"Quando sono uscito dall’operazione, mi hanno detto che sono andati molto vicini a dovermi bloccare per sempre la caviglia, per come era messa male. Mentre adesso posso tornare in moto. C’era il dubbio sul fatto che potessi o meno fare il test di Sepang ad un certo punto. Non credo che le persone abbiamo capito la gravità del mio infortunio. Devo ammettere che forse neanche io l’avevo fatto. Vi ricordate Jim Moody (pilota vincitore del TT e campione nazionale britannico SBK, ndr)? Lui si è ritirato per questo infortunio. Io pensavo solo ‘Mi sono rotto la caviglia? Ok, mettetela a posto e fatemi uscire’. Ma non era un percorso così facile, non ci sono dubbi su questo. Ho fatto tutto quello che era necessario per tornare in forma, anche solo per tornare ad una vita normale, per tornare a camminare normalmente". 

Le sei settimane di recupero possono sembrare tante, ma lo stesso Crutchlow ha spiegato che la tempistica 'ordinaria' è molto più lunga per chi incappa in questo genere di infortunio.

"Se cerchi su internet ‘frattura pilone’ leggerai che ci si riprende in 12 mesi. Alcuni non camminano per un anno, si sottopongono a diversi interventi. Tanti sono davvero messi male e questo condiziona il resto delle loro vite. Perciò credo di aver avuto davvero un ottimo recupero, con persone fantastiche che mi hanno aiutato".

Questa è anche la prima volta in carriera in cui il britannico si è trovato ad affrontare un grave infortunio.

"Non ho mai avuto un infortunio come questo. E in tutta onestà, sono stato abbastanza sfortunato. Non fraintendete. Sono caduto altre volte in moto, sfortunatamente fa parte del lavoro. Ma sono sempre stato fortunato con gli infortuni. Questo mi ha preso di sorpresa. Devo ringraziare la mia buona stella che non sia andata anche peggio. Sono caduto a circa 320 o qualcosa di simile. Sono scivolato sul cordolo alla fine del rettilineo, c’era vento e il cordolo era bagnato. In quel punto avevo due opzioni: tenere la moto in curva o andare dritto nell’erba. Pensavo che l’opzione migliore fosse cercare di tenerla in pista. Pedrosa è caduto nello stesso punto la sessione precedente, si è alzato e se n’è andato da solo. Si tratta solo di fortuna. Ho colpito duro col piede, mi sono slogato la caviglia sinistra e fratturato la destra. E anche la gamba. Non mi fisso su quello che è successo pensando di essere rimasto fregato, perché come ho detto, sono stato molto fortunato negli anni con gli infortuni. Conosco il rischio, fa parte del lavoro". 

CAL CRUTHCHLOW E MARK CAVENDISH

Il Paddock della MotoGP non ha lasciato Crutchlow solo nella sua stanza di ospedale a Melbourne.

"In tanti mi hanno scritto e sono stato fortunato perché tante persone sono venute a trovarmi in ospedale. Ho avuto tutta la mia squadra, i capi della Honda. Sono venuti anche i ragazzi della Ducati e sono stato fortunato che l’abbiano fatto, giusto prima di partire per la Malesia. Poi loro sono andati in Malesia e sono arrivato al punto che non vedevo l’ora di tornare a casa mia. Ho passato 16 giorni in ospedale e dopo sono potuto volare verso casa. Sono tornato a casa e andato dritto verso la camera iperbarica. Poi sono volato verso la California".

Tornando alla riabilitazione, Cal ha parlato della sua attuale situazione fisica, con un certo ottimismo in vista dei test di Sepang.

"Non ho lasciato perdere nessuna strada per recuperare velocemente. C’è stato anche un punto a dicembre in cui mi sono detto ‘non posso farlo, è ridicolo’. Per quanto mi sforzassi, sembrava che stessi tornando indietro. Il chirurgo mi chiamò e mi disse ‘arriverai ad una svolta, arriverai ad una svolta’. E l’ho fatto. Questo è tipico degli atleti, vuoi essere attivo. Non ho avuto problemi con la bici. Sapete che è quello che faccio abitualmente per allenarmi, e l’ho fatto anche per 25 ore alla settimana. Senza dolore, niente. Anche il gonfiore si riduceva sempre di più, perché più pedalavo più sangue arrivava in quella zona. Ma non ero ancora in grado di camminare. Perciò mi domando quanto sarò in grado di andare verso la moto? Quanto sarò in grado di correre in moto? Sta andando meglio nelle ultime tre settimane. Sta andando molto, molto meglio. Accettare tutto è stato difficile, ma credo di aver fatto un buon lavoro nel gestire la situazione meglio che ho potuto".

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