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MotoGP, Ciabatti: "Petrucci dovrà meritarsi la Ducati ufficiale"

2ª PARTE. Il ds della Rossa: "sono convinto che possa fare l'ultimo passo che gli manca. Bagnaia è una conferma e in Pramac non avrà pressione"

MotoGP: Ciabatti: "Petrucci dovrà meritarsi la Ducati ufficiale"


Quest’anno ci sarà tanta Italia nelle fila della Ducati, con un team ufficiale tutto azzurro, formato da Dovizioso e Petrucci, e il nuovo arrivo Bagnaia coi colori della squadra satellite Pramac. Abbiamo intervistato il direttore sportivo della Rossa Paolo Ciabatti sugli obiettivi per il 2019 e negli scorsi giorni ci aveva parlato di Andrea. Oggi tocca a Danilo e Pecco.

Paolo, come hai visto Petrucci  con i colori del team ufficiale?
Chiaramente Danilo sente una responsabilità importante sia verso la squadra sia verso se stesso. Ha coronato un percorso atipico, che lo ha portato a passare dalla Superstock alla MotoGp. È stato un lavoro difficile, che però gli ha permesso di diventare un pilota ufficiale Ducati e coronare uno dei suoi sogni.

Com’è cambiato il box dopo il suo arrivo?
Conoscendolo già bene, non è stato un inserimento difficile, anche perché con lui sono arrivati Daniele Romagnoli e Cristian Battaglia (rispettivamente, il capotecnico e l’ingegnere elettronico, ndr). Ha quindi ritrovato due persone chiave nel box ufficiale, per il resto la squadra è rimasta quella di Lorenzo. Credo che Danilo abbia già dimostrato di essere veloce, anche grazie alle novità sulla moto e al fatto di lavorare nel team ufficiale con un maggior numero di ingegneri”.

La critica è che Petrucci non abbia un curriculum da pilota ufficiale, non avendo nemmeno mai vinto una gara in MotoGp…
I numeri dicono questo, anche se Danilo avrebbe già potuto vincere almeno un paio di gare. Sicuramente ad Assen nel 2015, dove fu fermato da un problema tecnico, ancora in Olanda due anni più tardi, quando Rins lo ostacolò nell’ultimo giro, infine a Misano, in quello stesso anno. So che con i «se» e con i «ma» non si va da nessuna parte ma questi sono fatti, insieme al 2° posto a Le Mans sull’asciutto, che dimostrano che è un pilota molto veloce. Il suo fisico e uno stile di guida che hanno messo spesso in crisi le gomme non lo hanno ancora aiutato a raccogliere i risultati che si merita. Riteniamo che, con un po’ di lavoro da parte sua e con i consigli dei nostri ingegneri e di Andrea Dovizioso, possa fare quel passo in più che ancora gli manca”.

Allora perché firmare un contratto di solo un anno?
Perché le responsabilità di un team ufficiale, sia nei confronti dell’azienda che dei nostri partner, sono di avere due piloti vincenti, o che possano lottare per il podio in tutte le gare. Quest’anno abbiamo dimostrato, da Jerez in poi, di poterlo fare ed è quello che ci chiedono la Ducati, i nostri partner e i nostri tifosi. Quando abbiamo scelto Danilo, abbiamo ritenuto che fosse corretto da questo punto di vista fare un contratto di un anno per essere certi che i suoi risultati, come io credo, saranno quelli che ci aspettiamo. Da lì in poi, ci si mette un attimo a rinnovare i contratti quando tutti sono contenti. Però, ripeto, Ducati non può permettersi di avere due piloti non in grado di lottare per le posizioni di vertice. Per questa ragione, da una parte abbiamo dato fiducia a Danilo, ma dall’altra tutti noi, lui compreso, ci aspettiamo che possa fare questo ulteriore passo in avanti.

La novità assoluta è Francesco Bagnaia, sei stato sorpreso vedendolo così veloce nei primi test?
Dal mio punto di vista Pecco non è sorpresa ma una conferma. È un pilota che ci piaceva da tempo, qualche anno fa gli venne offerta la possibilità di fare qualche giro con una GP14 del Team Aspar e si trovò immediatamente a suo agio, pur passando da una Moto3 a una MotoGp. Ha confermato quello che pensavamo di lui: è un pilota estremamente veloce ma soprattutto è un serio professionista. Non ha grilli per la testa e ha già trovato un’ottima intesa con il suo gruppo di lavoro. Non dimentichiamoci che gli abbiamo assegnato i due uomini chiave di Jorge Lorenzo, Cristian Gabarrini e Tommaso Pagano, perché sono persone di grandissima esperienza ma che possiedono anche un lato umano che potrà aiutare un debuttante a superare le inevitabili difficoltà che dovrà affrontare in questo percorso”.

Non avete pensato di promuovere Bagnaia direttamente nel team ufficiale, come era stato fatto con Marquez in Honda?
Penso che Marquez sia stato un caso a parte, anche perché è salito nel team ufficiale dopo il ritiro di Stoner, e credo che Honda abbia cercato fino all’ultimo di convincere Casey a rimanere per almeno un altro anno. La loro è stata una scelta quasi obbligata, ma anche clamorosamente riuscita. Io penso, che per un pilota molto veloce e promettente, la responsabilità del team ufficiale, cioè quella di dovere lottare costantemente per il podio, sia eccessiva e può mettere una pressione troppo grande su un pilota che invece deve essere messo in condizioni ideali per capire, crescere ed eventualmente commettere degli errori senza essere subito messo in croce”.

Ducati non ha un «vivaio» di piloti nelle classi minori, avere ingaggiato Bagnaia significa un cambio di rotta per il futuro?
“Crediamo che ci vada riconosciuto il merito di esserci mossi presto cogliendo questa opportunità. Per altro, avevamo avuto un primo approccio con Pecco un paio di anni fa ma lui, giustamente, ha voluto giustamente rimanere in Moto2 anche nel 2018, conquistando il titolo. Vincere un Mondiale, delle gare, dà a un pilota una sicurezza nei propri mezzi importantissima, toglie dubbi e fantasmi dalla mente. Durante lo scorso inverno abbiamo ripreso il discorso con lui e abbiamo trovato un accordo abbastanza facilmente, prima ancora dell’inizio della stagione”.

Non c’è il rischio che resti un caso isolato?
Non abbiamo un budget illimitato che ci consenta di mettere sotto contratto quanti piloti vogliamo per poi capire se ci sia una promessa tra di loro. Dobbiamo ponderare bene certe scelte, preferiamo, per quanto possibile, osservare e muoverci quando riteniamo sia il momento. Con Bagnaia lo abbiamo fatto e siamo contenti che la scelta si sia dimostrata giusta, il fatto di averlo con noi con la corona di campione del mondo è un valore aggiunto”.

Si parla spesso di una Moto3 rossa, a che punto è il progetto?
Non c’è nulla di concreto per ora. A noi, lo sappiamo, manca la famosa filiera che KTM ha costruito in modo perfetto. Noi non abbiamo la Moto3, né team collegati in Moto2, quindi ci muoviamo in modo diverso. È chiaro che, dal momento in cui Ducati avesse la sua Moto3, potrebbe offrirla ad alcuni team, e alcuni ci hanno dimostrato già un grande interesse purché solo potenziale, in modo da colmare un gap. A oggi, le risorse di Ducati Corse sono dedicate a MotoGp e SBK e non ci sono né spazio né budget per aggiungere un altro progetto che, pur non complicatissimo sulla carta, richiederebbe risorse umane ed economiche per essere fatto seriamente. Per ora è solo un’idea che in futuro speriamo di potere realizzare”.

KTM prima e MV Agusta poi si sono impegnate in Moto2, sarebbe un progetto interessante per Ducati?
KTM l’ha sdoganata colmando il buco in un percorso di crescita dei suoi piloti che parte dalla Rookies Cup. Credo che abbia senso ipotizzare la Moto2 dal momento in cui si sia presenti in MotoGp e in Moto3, al momento non ci abbiamo nemmeno pensato.

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