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MotoGP, Ciabatti: “Ducati ha un solo obiettivo: battere Marquez”

1ª PARTE. A tu per tu con il ds della Rossa: "Dovizioso può giocare ad armi pari con lui. Ingaggiare Marc? Per i prossimi due anni sarà un rivale"

MotoGP: Ciabatti: “Ducati ha un solo obiettivo: battere Marquez”


Finire l’anno con 7 vittorie e il secondo posto nel Mondiale piloti significa chiudere il bilancio in positivo, ma alla Ducati non può bastare. Dopo anni passati a fare la comparsa, ora la Rossa è fra i protagonisti della MotoGp e quando si calca quel palcoscenico l’Oscar è l’unico obiettivo. Chiuso, non senza polemiche, il capitolo Lorenzo, a Borgo Panigale si continua con Dovizioso, Petrucci sarà al suo fianco nella squadra ufficiale che verrà presentata in Svizzera fra pochi giorni, mentre Bagnaia, con i colori del team Pramac insieme a Miller, rappresenta il futuro. Il Direttore Sportivo Paolo Ciabatti cerca di intravedere quello che accadrà, ripensando a quello che è appena successo.

Ancora una volta un 2° posto, quanto è diversa la sensazione rispetto a quella provata nel 2017?
“Quello dello scorso anno era stato inaspettato rispetto alle premesse. A febbraio, alla presentazione della squadra, avevamo annunciato l’arrivo di Lorenzo come il completamento di un progetto e consapevoli di non avere più degli alibi qualora non fossimo riusciti a lottare per il Mondiale. Non ci riuscimmo con Jorge, ma scoprimmo un Dovizioso straordinario che, onestamente, nessuno si aspettava. Erano in pochi a pensare, all’inizio del 2017, che Andrea avrebbe vinto 6 gare e si sarebbe giocato il mondiale contro Marquez fino all’ultimo Gp, forse nemmeno lui se lo sarebbe aspettato. Andrea riuscì a esprimere a pieno il suo talento, grazie anche al lavoro della sua squadra e al miglioramento della moto, ottenendo un risultato straordinario e inaspettato. Fu una grande festa anche se con un pizzico di amaro in bocca, ripensando a qualche errore di troppo”.

Nel 2018, invece?
Quando arrivi secondo ti aspetti di partire da quel punto, e lo  abbiamo fatto vincendo in Qatar con il Dovi. Poi ci sono state due gare non andate particolarmente bene, in Argentina e in Texas, quindi siamo arrivati a Jerez. È sempre stata una pista un po’ indigesta per Andrea e la Ducati, ma abbiamo lottato per il podio fino all’incidente in cui fu coinvolto. Le premesse erano quelle di giocarcela fino in fondo, consapevoli di quello che avevamo fatto l’anno prima. A causa di qualche caduta di troppo, qualche altro tipo di problema, non ci siamo riusciti, anche se Andrea ha fatto una stagione eccezionale, da Brno in poi è sempre stato sul podio, salvo in Giappone dove è caduto cercando di provare a vincere per rimandare il titolo di Marquez. Resta un risultato importante, ma da celebrare meno perché sappiamo di avere perso troppi punti durante la stagione e c’è questo rammarico”.

Un eventuale secondo posto anche nel 2019 sarebbe una sconfitta?
Credo che Marc Marquez sia un pilota dal talento straordinario, ha spostato molto in alto l’asticella di questo campionato. Ha vinto 5 mondiali in 6 anni e il primo al suo debutto in MotoGp, questo dà le misure della sua eccezionalità. Il fatto di riuscire a batterlo 7 volte quest’anno e 6 l’anno scorso, anche in alcuni corpo a corpo, credo che ci debba riempire di orgoglio. Detto questo, noi siamo qui per vincere il Mondiale e ci impegneremo con tutte le nostre risorse, sapendo che è un’impresa molto difficile perché la Honda è il più grande costruttore di moto al mondo e Marquez è probabilmente il più grande talento comparso nella scena del motociclismo moderno. È un obiettivo ambizioso, ma è l’unico che abbiamo”.

C’è chi sostiene sarebbe semplice, basterebbe ingaggiare Marquez…
Se togliessi Marquez dall’equazione, avremmo vinto gli ultimi due titoli mondiali. Sarebbe facile aggiungere che, avendo Marc con noi, probabilmente avremmo fatto due doppiette… però questi sono discorsi da bar. Marc è molto giovane, si trova molto bene con la sua squadra e ottiene risultati eccezionali, ma non si può mai dire mai. Ora abbiamo davanti due anni in cui sarà il nostro avversario principale e dobbiamo pensare a noi stessi. Siamo convinti che Andrea sia in grado di lottare ad armi pari contro Marquez, lo ha già dimostrato, dobbiamo evitare di fare degli errori, perché anche Yamaha e Suzuki saranno molto competitive. Inoltre dobbiamo contare che Danilo faccia il passo in avanti che ci aspettiamo da lui e che possa togliere punti agli avversari”.

Cosa rispondi a chi afferma che Dovizioso non è un pilota che potrà mai vincere il titolo in MotoGp?
Credo che sia una visione sbagliata e ingiusta. La carriera di un pilota e i titoli che vince ne cambiano l’immagine e la percezione generale. Un pilota che vince 4 o 5 Mondiali ha un’immagine diversa da chi, come Andrea, ne ha vinto uno tanti anni fa e poi, per determinati problemi, non è riuscito a ripetersi. Ogni pilota segue un percorso diverso, cresce in maniera differente e ci sono tanti fattori che influiscono. Credo che la percezione di Andrea come pilota, dall’esterno, dipenda da questo, ma penso che con noi, dal 2013 a oggi, Dovizioso sia diventato un pilota eccezionale, dimostrando di avere carattere oltre che talento”.

Non trovò un ambiente facile in quella stagione…
Arrivammo insieme in Ducati e fu una stagione devastante per la mancanza di risultati e per il disorientamento che c’era all’interno della squadra. Noi siamo diventati un grande costruttore in MotoGp e lui, soprattutto, un pilota di riferimento. Quando sali costantemente sul podio dal GP di Brno in poi, la gente può pensare quello che vuole ma rimani uno dei migliori della MotoGp. Dovizioso ha vinto 11 gare da Sepang 2017, guardate chi altri ha vinto dei Gp in queste due stagioni, credo che la risposta possiate darvela da soli”.

È migliorato Dovizioso, ma anche la Desmosedici. Per la prima volta avete iniziato l’inverno già con il prototipo della nuova moto…
“Finalmente, direi (sorride). Partendo da una base competitiva come è quella della GP18, abbiamo potuto presentarci  nei test dopo la gara di Valencia con una prima versione della moto 2019. Da questo punto di vista siamo in linea con i tempi standard, ma rispetto al passato siamo certamente in una situazione più favorevole. Michele Pirro (il collaudatore di Ducati, ndr) aveva già avuto la possibilità di provarla in alcune occasioni e, siccome i suoi commenti erano stati positivi, abbiamo potuto introdurre immediatamente alcune soluzioni importanti”.

Quindi non ci dobbiamo aspettare nessuna rivoluzione per i test di Sepang a febbraio?
Potrà esserci un’aerodinamica diversa, in linea con il regolamento 2019 che, da questo punto di vista, pone qualche restrizione in più. Per il resto, non vedrete novità clamorose.

Nei prossimi giorni la seconda parte dell’intervista… stay tuned!

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