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MotoGP, Brivio: “L’attuale regolamento ci fa pagare un prezzo troppo alto”

E’ troppo penalizzante per tutti, non puoi portarti dietro tutto l’anno le scelte fatte a novembre”

MotoGP: Brivio: “L’attuale regolamento ci fa pagare un prezzo troppo alto”

Il 2019 è iniziato lo scorso novembre a Valencia e tra meno di un mese si tornerà in pista per i test di Sepang. Un appuntamento dove Suzuki punta a confermare quanto visto in Spagna con l’obiettivo di arrivare pronta al via del Mondiale. Dal volto di Davide Brivio trapela grande fiducia, non solo per le prestazioni offerte, ma anche per le qualità espresse dai propri piloti, in particolare il rookie Joan Mir.

Il team manager ha fatto il punto della situazione a 360 gradi, parlando dei propri piloti, i progetti e soprattutto qualche proposta in merito al regolamento.

Alla Suzuki piace la strategia di far crescere i giovani in casa – ha esordito il team manager – Joan è il terzo debuttante con la nostra moto dopo gli esperimenti riusciti con Vinales e Rins. Queste situazioni dipendono anche dalla varie dinamiche e di conseguenza non è detto che questa politica duri per sempre. Al momento però siamo entusiasti del progetto e abbiamo deciso di proseguire su questa strada”.

Cosa ti ha colpito di Mir? Marquez ha detto più volte che un pilota deve almeno vincere il Mondiale Moto2 per arrivare in classe regina.

È un ragazzo maturo e allo stesso tempo molto sicuro di sé, è vero che non ha vinto il Mondiale in Moto2, però ha conquistato il titolo della Moto3. Direi che le sua stagione da rookie è in linea con quella dei piloti più forti. Inoltre ha il dono di imparare velocemente”.

Pensi possa diventare il nuovo Vinales?

Ha sicuramente le carte e le possibilità di diventare uno dei piloti vincenti della MotoGP, nonostante ci sia un gruppo di otto piloti capaci di puntare alla vittoria. L’obiettivo è farlo crescere con le caratteristiche dei top rider. Con Vinales e Rins abbiamo capito che quando c’è un talento alla base si può crescere insieme”.

Fa strano invece vedere un pilota giovanissimo come Rins prendere in mano lo sviluppo della moto.

“Questo è un lavoro che ha già fatto a partire dallo scorso anno insieme ad Andrea e quindi ha la maturità per sapere come muoversi. Ha mostrato infatti di avere la giusta sensibilità con la moto e questo aspetto sarà d’aiuto. Personalmente siamo tranquilli, anche perché Alex è pronto per rimanere costantemente nelle prime posizioni”.

Tra meno di un mese si scenderà in pista a Sepang. Sul motore pare che Suzuki abbia le idee abbastanza chiare.

“Ancora non abbiamo preso una decisione al 100%, in Malesia proveremo la configurazione per tutta la stagione e direi che la base è abbastanza solida. Quello di Sepang sarà un esame conclusivo per il Campionato”.

Per quanto riguarda l’aerodinamica invece? Lo scorso anno avete sfoggiato un’evoluzione a Buriram.

“Forse per la prima gara introdurremo qualcosa, però non vedo grosse rivoluzioni, ma soltanto affinamenti di aerodinamica. È difficile fare innovazioni drastiche in questo momento come ad esempio visto in Thailandia”.

C’è poi anche il telaio da valutare, che solitamente rappresenta un aspetto tra i più critici.

Quella è un’area della moto difficile nel trovare dei miglioramenti sostanziali, anche se noi continueremo a proseguire il nostro lavoro. Sepang e Qatar serviranno per tirare la riga in vista del Campionato”.

Come mai la Suzuki non ha bisogno di una moto nuova?

“La moto nuova per noi è sempre considerata come un’evoluzione della precedente, non abbiamo infatti la necessità di dare un taglio al passato. Più che altro servono alcuni dettagli come ad esempio un motore con delle specifiche diverse e più potenza, oppure un telaio che vada ad affinare quanto svolto in passato. Poi ovviamente dipende dalle situazioni, anche se non ci rapportiamo agli stravolgimenti della F1 da un anno all’altro”.

A partire da quest’anno la Suzuki non avrà più le concessioni. Quanto pensi possa pesare?

“Il fatto di non avere più le concessioni non sarà un problema. L’unica cosa che manca è non poter fare un’evoluzione del motore e personalmente la ritengo una cosa sbagliata dal punto di vista regolamentare. Credo infatti che nell’arco di una stagione sia giusto dare la possibilità di un aggiornamento. Negli ultimi quattro anni, anche nelle più importanti squadre ci sono stati dei problemi. Mi spiego meglio”.

Certo.

“Per essere pronti con un motore alla prima gara in Qatar devi definire tutti gli step intorno a novembre, perché poi la richiesta dei pezzi e l’assemblaggio richiede particolare tempo. Queste cose non si possono definire a febbraio, perché poi non hai il tempo necessario a disposizione. A noi tocca quindi prendere delle decisioni addirittura a fine novembre e dopo quella data non è più possibile tornare indietro. Inoltre le scelte devi poi portarle avanti per tutta la stagione e magari capita ci siano dei problemi come accaduto alla Honda o alla Ducati, così come alla Yamaha o a noi nel 2017”.

Qual è la proposta quindi?

Credo che per noi questo sia un prezzo troppo alto da pagare. Ci vorrebbe quindi almeno una possibilità di intervenire durante la stagione apportando eventuali aggiornamenti al motore. Questa è la mia idea, dato che al momento il regolamento è troppo penalizzante”.

Tornando alla concessioni invece.

“Credo che le  mancanza delle concessioni non sia un grosso problema, anche perché avere sette o nove motori non cambia la vita. Anzi, direi ben venga che le abbiamo perse, dato che significa essere arrivati a un buon livello di competitività. Ovviamente ci manca la vittoria, però la strada è quella giusta”.

Ultime battute: cosa pensi del debutto di Iannone con Aprilia e Lorenzo con Honda?

“L’Aprilia è in una fase di sviluppo, però stanno introducendo tante novità. Inoltre dal punto di vista sportivo mi preoccupa l’arrivo di Rivola  nonostante sia un amico (sorride). Con lui sono convinto miglioreranno velocemente. Magari a volte può capitare emergano dei problemi, però siamo all'inizio. Lorenzo? Dopo averlo visto con la Ducati penso ci sia ben poco da dire riguardo le sue qualità”.

Ultima domanda: chi vince in Qatar?

“Speriamo una Suzuki”.     

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