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MotoGP, Uncini: Lorenzo che va in Honda mi ricorda Lucchinelli

Franco: "Marco lasciò la Suzuki ed affiancò Spencer in HRC. Si pensava ad un Jorge in difficoltà, invece ha dimostrato di essere subito veloce"

MotoGP: Uncini: Lorenzo che va in Honda mi ricorda Lucchinelli

Veloce e vincente in pista, attento e professionale quando si parla di sicurezza nei Gran Premi. Franco Uncini, campione del Mondo 1982 con la Suzuki, sta restituendo con il proprio impegno per conto della FIM quanto e di più lui stesso abbia ricevuto da uno sport che ama ancora, vivendolo come un ragazzino per la prima volta nel paddock.

“Quando mi reco a bordo pista, mi emoziono molto - svela il Safety Officer- vedere passare i piloti a quelle velocità è un momento incredibile, al quale non mi abituerò mai. Adesso la MotoGP ha raggiunto livelli di spettacolo e competitività assoluti, abbiamo lavorato con Dorna e le scelte inerenti ad elettronica e gomme Michelin sono state fondamentali”.

Che differenza c’è tra l’essere pilota e preoccuparsi, invece, di chi corre?

“Guidare la moto offre i momenti più divertenti ed emozionanti. Essere pilota non è, tuttavia, una cosa semplice: vincere è molto difficile, così come ottenere buoni risultati. Inoltre, vanno messe in conto le cadute, ma tutto finisce lì.

Invece, il ruolo che ricopro per la Federazione mi carica di responsabilità e, per compiere le scelte giuste, bisogna cercare compromessi che accontentino tutti; vanno soddisfatte le esigenze dei circuiti e dei relativi staff, quanto i desideri dei piloti. Io ho la fortuna di poter collaborare con la Safety Commission, con questo iter: finire le prove del venerdì ci incontriamo tutti, io pongo sul tavolo della discussione le problematiche legate al circuito nel quale si corre e ragioniamo su come risolverle.

Sembra facile, ma facile non è: dopo aver avuto le indicazioni necessarie io devo ‘trattare’ con i responsabili del circuito per far approvare le modifiche richieste dai piloti. È difficile creare uno spazio di fuga nuovo, i costi da affrontare sono enormi, tutta una serie di motivi va ad incidere sul nostro operato. Per esempio, la riasfaltatura del tracciato è una manutenzione piuttosto gravosa e non tutti i circuiti vogliono sostenerla. C’è un tempo disponibile che va dagli 8 ai 12 anni per poter intervenire rispettando questa voce”.

Parlando di asfalto, ci viene in mente l’annullamento del Gran Premio di Inghilterra.

Appunto, non sempre tutto fila liscio. Ci sono state numerose critiche riguardanti la preventiva valutazione da fare dopo la riasfaltatura del tracciato inglese, ho sentito dire che il lavoro non è stato eseguito in modo professionale. Posso rispondere che una importante azienda costruttrice di piste ci ha messo ben un mese di tempo per stabilire bene e definitivamente quali siano state le problematiche dell’asfalto di Silverstone: capire e valutare le cause del tracollo vissuto in Inghilterra è una operazione complicata e che richiede tempi tecnici adeguati. La compagnia appaltatrice ha capito cosa sia successo e ci ha impiegato un mese per fornire una relazione che spiegasse quanto accaduto”.

Per evitare di ripetere l’esperienza, prevedete di inserire il lunedì come giorno di recupero?

“Precisando che a Silverstone sono stati i team a non volere correre di lunedì, no, non si potrebbe fare. Lasciamo perdere quanto accaduto in Qatar nel 2009, lì avevamo condizioni particolari, quasi uniche. Negli altri Paesi e circuiti non sarebbe possibile recuperare eventuali gare dopo il weekend, per motivi burocratici, organizzativi, legati ai permessi, comprendenti le coperture assicurative le disponibilità dei marshall e gli impegni del circuito stesso che, probabilmente, ha già altri eventi da organizzare il lunedì seguente al Gran Premio. Almeno per il 2019 il programma rimane il solito, da venerdì a domenica”.

Programma arricchito dalla nuove MotoE. Vige la paura che l’elevato peso delle Energica richiederà spazi di fuga da ampliare in caso di scivolata.

Non è una ipotesi sciocca. Chiaramente, dovremo attendere le prime gare per capire esattamente le dinamiche della nuova classe MotoE ma, per quanto visto nei test in Spagna, abbiamo notato che a seguito di una scivolata, in realtà, le Energica si arrestano in uno spazio minore di quanto immaginassimo. Essendo più pesanti, lasciano solchi più evidenti sull’asfalto e spostano quantità di ghiaia maggiore, ma gli spazi di arresto risultano addirittura minori di quelli richiesti dalle altre moto in pista. Ritengo pure che le gare sprint non daranno fastidi: i piloti sono bravi e sanno come prepararsi ad ogni tipo di corsa, quindi, non credo che avremo dei problemi”.

Uncini ha vissuto ed assistito a tantissimi duelli, in sella ed a parole. Anche nel 2018 sono stati tanti i bisticci, in pista e fuori, specialmente da parte dei big.

È normale, come è sempre accaduto nella storia delle corse a motore. La competizione è di alto livello, la cosa importante è che in pista si rispettino le regole e che nel paddock le parole restino solo... parole”.

A quale cambio di casacca paragoneresti, il passaggio di Lorenzo da Ducati ad Honda?

A me ricorda Lucchinelli che lascia la Suzuki per entrare nel team Honda HRC con Freddie Spencer. Secondo me quel cambio fu il più eclatante dell’epoca, anche perché mi toccò in prima persona. Parlando di Jorge, tutti avevamo pensato che sarebbe stato per lui difficile affiancare Marquez nel box Repsol, invece, Lorenzo ha dimostrato di essere subito molto forte e veloce”.

Photocredits: Dainese Store Milano

 

 

 

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