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Moto2, Bagnaia e Rossi, quando l'unione fa la forza

Pecco: "questo titolo l'abbiamo vinto tutti insieme, in moto non ero da solo. La cosa più bella? Avere emozionato le persone accanto a me"

Moto2: Bagnaia e Rossi, quando l'unione fa la forza

Sul casco nero e oro da campione del mondo ci sono tanti volti, con quello di Valentino Rossi al centro. Ci sono Uccio e Albi Tebaldi, la sorella Carola e il compagno di squadra Luca Marini, i ragazzi del team Sky, quelli della VR46. Pecco Bagnaia avrebbe voluto avere ancora più spazio per ringraziare tutte le persone che gli sono state vicini e con lui hanno vinto il titolo.

Insieme è la parola che descrive questo anno - ha detto Francesco - Perché insieme di perde, si soffre, si impara, si cresce, si sbaglia e naturalmente si vince. A Sepang non ero da solo in moto, quando in gara faticavo ripensavo alle parole di Pablo (Nieto, il team manager ndr), ai consigli che in tanti mi avevo dato”.

Dopo avere tagliato il traguardo ha riso e pianto, ha urlato ed è stato circondato da quei piloti che sotto la bandiera a scacchi hanno smesso di essere rivale e sono tornati amici. Marini, Baldassarri, Pasini (“che quando mi era dietro in gara pensavo che non avrebbe fatto delle stupidate con me, ma non ero troppo sicuro” ha scherzato Bagnaia), con cui condivide allenamenti e vita tra Tavullia e i circuiti intorno al mondo.

Tutti a festeggiarlo, a fargli i complimenti, quelli che solo un campione del mondo può riceve. “Proprio a me, che perdevo anche a pari e dispari - ha riso Pecco - e che in tutta la mia carriera avevo vinto solo un titolo: l’Europeo in MiniGP”, non esattamente un trofeo paragonabile a quello che ha alzato domenica in Malesia.

Il ragazzo tutto ricci che arriva da Chivasso (a pochi chilometri da Torino), non esattamente la culla per le nuove speranze del motociclismo, ci è riuscito al primo tentativo dopo una carriera ricca di ostacoli. Era partita bene, con Emilio Alzamora che lo volle nel suo team per il CEV, dove corse in squadra con Alex Rins e Alex Marquez. Poi, nel 2013, il debutto nell’(Inter)Continental Circur con il Team Italia.

Nello spagnolo ero tra i più veloci, nel Mondiale tra i più scarsi - ha ricordato - Non è stato facile digerirlo quando sei così giovane. Ho iniziato a farmi delle domande, è stato il momento più difficile della carriera per me. Però, se mi guardo indietro oggi, senza quella stagione non sarei qui, non avrei acquisito quella forza mentale che adesso ho”. Il resto lo fecero Valentino e i suoi, lo vollero nei neonati Riders Academy e team Sky, poi passò alla squadra di Aspar e Gino Borsoi. “Iniziarono a farmi sentire un pilota vero” ha sottolineato Pecco.

Il resto è storia recente, con il ritorno nel team di Rossi lo scorso anno e il titolo di miglior debuttante nell’anno in Moto2, infine la domenica di Sepang. Con lo stomaco chiuso da un doppio nodo fin da sabato e papà Pietro e mamma Stefania arrivati da Torino insieme alla fidanzata per stare con lui. “Loro sanno come tenermi tranquillo” ha sorriso.

Nelle ore dopo la gara, Pecco era ancora incredulo. “Sapete qual è la cosa più bella di questa giornata? Vedere emozionate tutte le persone vicine a me” ha confessate. Avrà ancora la gara di Valencia per salutare il suo team, magari eguagliando il record di 9 vittorie stagionali nella classe intermedia che appartiene a Marquez e Valentino.

Poi ci sarà la MotoGp, sulla Rossa del team Pramac. “La Ducati mi ha voluto e io l’ho sempre sognata, fin da quando ero piccolo. So che dovrò ricominciare tutto da zero, come ho fatto quando sono passato alla Moto2. Sarà dura, dovrò affrontare i migliori piloti del mondo”. Fra cui ci sarà anche Valentino, il suo maestro. “Soprattuto lui, correre con Vale sarà qualcosa di grande”.

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