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MotoGP, Rossi ride: "È vero, sono finito... Lo dicono da 10 anni"

"L'età non conta, non penso ai rischi quando corro. A Phillip Island ho sbagliato setup, la vittoria di Vinales un toccasana per Yamaha"

MotoGP: Rossi ride: "È vero, sono finito... Lo dicono da 10 anni"

Qualcuno ha letto il 6° posto di Valentino in Australia come una cocente sconfitta nei confronti del compagno di squadra e, nei casi più estremi, come l’inizio della fine della sua carriera. Quando lo facciamo notare al Dottore, scoppia in una risata: “tutte le volte che prendo la paga dicono che devo smettere, è anche figo perché lo ripetono da 10 anni a questa parte”.

Cosa ha rappresentato per te la vittoria di Maverick?
Secondo me è stata un toccasana per tutta la squadra, perché vivevamo un momento difficile ed è da più di un anno che non riuscivamo a vincere, farlo crea un’armonia all’interno del team”.

Perché non sei riuscito a essere al suo livello a Phillip Island?
Abbiamo commesso degli errori, uno è stato non cambiare quella gomma, poi sul setup della moto. Lo abbiamo visto chiaramente guardando i dati, ma certe cose andrebbero capite prima, non dopo. Ormai in MotoGP conta sempre di più trovare un assetto che ti permetta di salvaguardare le gomme, è la cosa più importante”.

Quindi l’età non c’entra, non trovi delle differenze rispetto a quando eri più giovane?
(Resta in silenzio per un po’ prima di rispondere) “No (ride). Fisicamente mi sento ancora più in forma rispetto allo scorso anno, in qualche occasione avevo avuto qualche problema a fine gara e dopo essermi rotto la gamba di più. Anche per quel motivo mi sono allenato maggiormente nell’inverno. Può esserci però una differenza tra me e i piloti più giovani”.

Quale?
Il trend di miglioramento. Vinales, per esempio, ha 25 anni, è normale che stagione dopo stagione migliori ancora. Io devo lavorare molto sulla parte tecnica, sullo stile di guida”.

Pernat ha sostenuto che in certi circuiti potresti tenere un po’ di margine e non rischiare troppo…
Sinceramente, non mi è mai piaciuto cadere, neppure quando avevo 25 anni (ride). Con l’esperienza impari a usare il tuo massimo solo quando serve, mentre da giovane non ci pensi e vai a tutta. La gara è uno di quei momenti in cui devi essere pronto a rischiare, non penso a tenermi del margine”.

Al ritiro invece ci pensi mai?
“Ho firmato un contratto per i prossimi due anni, ma non ho ancora deciso se sarà l’ultimo per me. Non penso a certe cose così in anticipo”.

È la voglia di conquistare il 10° titolo a spingerti a continuare?
Sono solo numeri, non fa una grande differenza. Dico di più, anche se lo avessi già vinto continuerei comunque a correre. Naturalmente sarei felice se diventassi nuovamente campione, ma io corro soprattutto per divertirmi e vincere le gare”.

Con questa Yamaha è possibile farlo?
Io credo che per essere competitivi costantemente, in tutte le gare, bisogna continuare a lavorare. Questo è un momento importante perché stanno per iniziare l’inverno e i test. Io credo che se in Giappone si impegneranno, potremo migliorare nel medio periodo”.

Ora è il momento di pensare a Sepang…
Una pista che mi piace, tecnica è veloce. È molto diversa da Phillip Island, sia come clima che come disegno. È un tracciato molto difficile sia per il fisico, sia per la moto, sia per le gomme. Inoltre sembra che il meteo sia molto variabile, quindi bisognerà riuscire a essere veloci sia sull’asciutto che sul bagnato”.

È anche un’occasione per rifarsi?
Spulciando la lista delle ultime piste del campionato, Phillip Island era una di quelle in cui vado forte e sono deluso perché sarebbe stato importante fare un podio, mi manca dal Sachsenring. Sarà ancora più importante riuscirci qui”.

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