SBK, Vergani: "Melandri vuole correre e non sta pensando al ritiro"

"Con Yamaha è stato un viaggio a vuoto, con BMW solo parole. Dorna ci sta aiutando, lo vuole in griglia. Il MotoAmerica con Attack resta l'ipotesi più concreta"

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Cosa farà Marco Melandri nel 2019? È questo uno dei temi caldi degli ultimi mesi nel paddock della Superbike. Sfumato il rinnovo con Ducati, sembrava praticamente fatto il suo passaggio in Yamaha, invece all’ultimo il copione è stato stravolto. Ecco allora prendere quota la pista BMW, ma anche in quel caso tutto si è concluso in una bolla di sapone. Al momento il ravennate non ha una sella per la prossima stagione e Alberto Vergani sta cercando una soluzione.

Un rebus non facile da risolvere per il manager come se si stesse partecipando al gioco delle sedie, dove qualcuno rischia di rimanere piedi, perché ci sono più piloti che moto. 

Vergani, partiamo dalle ultime voci che vedono Melandri pronto al ritiro. C’è chi sostiene che la carriera di Marco si sia conclusa sabato. È così?

Innanzitutto tengo a precisare che Marco non vuole finire la carriera, questa è la prima cosa. Ho sentito alcune voci rincorrersi, ma il suo messaggio era quello di dire “peccato finire così”. Ovviamente, come ben sappiamo, per Melandri si chiude un ciclo positivo perché i risultati si sono visti, così come le vittorie, ma allo stesso tempo negativo perché è terminato il suo cammino con Ducati”.

Già, questa è una notizia.

“Marco vuole continuare perché è affamato e le prestazioni di queste ultime gare sono state evidenti. Lui ci tiene a proseguire e non a concludere la carriera in questo modo”.

Purtroppo al momento le porte della Superbike sembrano essere chiuse. Per Vergani è una situazione molto più complicata rispetto a quella di due anni fa, quando lo portò in Ducati?

“Il problema è che ci sono più piloti che selle. Due anni fa avevamo inoltre molto più tempo a disposizione, mentre ora è limitato. Nel caso un cui non si dovessero trovare delle soluzioni sarà necessario essere parcheggiati. Io però rimango positivo e fiducioso che qualcosa di buono possa saltare fuori”.

Ricapitoliamo la vicenda. Prima cosa: come mai Ducati non l’ha confermato?

“Perché Dall’Igna aveva già deciso di puntare su Bautista, dato che stava facendo bene in MotoGP"

Eppure Aruba sembrava aver mostrato un’apertura nei suoi confronti.

Cecconi e Foti avrebbero voluto confermarlo mentre Ducati aveva già imboccato una determinata direzione con Alvaro”.

Poi è saltata fuori la Yamaha.

La verità è che sono andato a Magny-Cours  perché mi si era detto che avremmo definito  (anche se nulla di scritto mi era pervenuto) ,  in quanto in quel weekend era presente anche Eric de Seynes, il presidente di Yamaha Europa. Tra l’altro Gobbi di Pata dette praticamente per concluso l’affare con Marco in tv. L’unico che non sapeva ero io……e infatti  de Seynes ha comunicato a Dosoli che per il 2019 avevano deciso lanciare il programma giovani e di conseguenza non se ne fece nulla”.

In seguito si è vociferato pure della BMW.

“Esatto. Anche in quel caso sembrava una strada percorribile, dato che Shaun Muir scrisse che voleva puntare su Marco e Reiterberger. Tra l’altro mi chiamò pure Laverty per congratularsi, invece hanno preso una strada diversa”.

Sembrano invece più insistenti le voci legate al MotoAmerica. Cosa c’è di vero?

“Quella è l’unica situazione che si sta muovendo concretamente con Yamaha. Il team Attack ha infatti manifestato la voglia di puntare su Marco e anche l’organizzatore si sta dando da fare. Non so quando si concretizzerà, ma qualora dovesse arrivare la proposta, Melandri la prenderebbe al volo, dato che vorrebbe andare in America. Non solo per le moto, ma anche per una esperienza personale”.

La porta del Mondiale Superbike la si può quindi dare per chiusa?

“Il nodo principale è che Marco vuole essere al via di una categoria dove poter vincere e non per fare numero. Non per essere presuntuosi, ma Melandri è un pilota da squadra ufficiale”.

Tra meno di un mese ci saranno i primi test, mentre a febbraio partirà la stagione. Sembra essere una corsa contro il tempo.

“Mai dire mai, perché poi capita che ci siano dei capovolgimenti improvvisi.

Un’ultima battuta. Qual è la posizione dell’organizzatore in questa vicenda?

“Circa il  30/ 40% del fatturato della Dorna proviene da aziende italiane e di sicuro l’organizzatore non ha intenzione di vedere piloti italiani abbandonare il Circus. Anche loro si stanno dando da fare per aiutare Marco e posso garantirvi che non sono felici che rimanga a piedi. Lo dico perché l’assenza di Melandri andrebbe poi a ripercuotersi anche per quanto riguarda il discorso televisivo e le sponsorizzazioni”.

Rispetto a Melandri è stato più facile portare Petrucci nel team ufficiale.

“Non l’ho portato io ma anche questa è una scelta di Dall’Igna e Ciabatti che sanno  sempre molto bene quello che fanno. Sono convinto che Danilo il prossimo anno farà bene. La squadra factory rappresenta il punto di arrivo di un suo percorso e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza per una carriera da ufficiale. Non dimentichiamoci che attualmente  è in lotta per la top five  nel Mondiale e anche per il titolo indipendenti”.   

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