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MotoGP, Motegi 2005: il primo trionfo Ducati nel salotto della Honda

AMARCORD - Il racconto della vittoria ottenuta da Loris Capirossi con la Desmosedici sulla pista di casa dei grandi rivali della HRC

MotoGP: Motegi 2005: il primo trionfo Ducati nel salotto della Honda

Questa è la storia di quando nel 2005 la Ducati si prese la grandissima soddisfazione di battere in MotoGP la Honda sul tracciato di Motegi. Non è una storia di vendetta, ma di certo quella vittoria in salsa giapponese restituì al colosso nipponico il piattino servito alla Ducati in SBK ad Imola appena tre anni prima, nel finale di stagione più intenso che abbia mai vissuto un campionato motociclistico di alto livello.

Si potrebbe quasi pensare che la storia della vittoria Ducati a Motegi trovi il proprio inizio nel 1999, ovvero nella stagione in cui Honda decise che il dominio della Casa italiana in SBK doveva finire e scelse di combattere il bicilindrico italiano nato con la 916 puntando tutto su un bicilindrico che sarebbe stato il cuore della magnifica VTR SP-1. Honda accettò la sfida di Ducati, e decise di batterla dunque sul suo stesso terreno.

La VTR SP-1 debuttò nel mondiale SBK nel 2000, mettendo a segno il primo trionfo iridato con Colin Edwards, approfittando anche dell’infortunio che tolse subito dai giochi Carl Fogarty a inizio stagione. Successo ripetuto due anni più tardi, nell’infuocato 2002, quando Edwards si rese protagonista di un finale di stagione stupefacente e riuscì a battere Troy Bayliss ad Imola, ovvero un tracciato che sorge davvero a pochissimi chilometri dalla Factory italiana.

Per uno strano gioco del destino, sia Edwards che Bayliss erano destinati a sbarcare nel 2003 in MotoGP, lasciando la SBK orfana dei suoi più grandi campioni. L’americano in sella alla fantascientifica Aprilia RS3 Cube, l’australiano invece sulla Ducati Desmosedici GP3.

In quell’epoca in MotoGP c’era davvero di tutto dal punto di vista tecnologico, con ogni reparto corse che aveva tentato la propria mossa per interpretare al meglio il neonato regolamento dei prototipi a 4 tempi. C’era da rimanere a bocca spalancata davanti ai prototipi di Honda, Yamaha e Aprilia. Cinque cilindri a V, tre cilindri e distribuzione pneumatica, i primi acceleratori elettronici. Una vera orgia di tecnologia, come non si vedeva da anni nel motociclismo. 

LORIS CAPIROSSI - DUCATI DESMOSEDICI 2005

Ducati decise di puntare su un quattro cilindri con bancate a L , che nell’ordine degli scoppi del motore replicava il criterio di un grosso bicilindrico. Il motore con successione di scoppi Twin Pulse doveva in qualche modo unire i vantaggi del bicilindrico nel consumo gomme e nella trattabilità della potenza. A Borgo Panigale capirono presto che con il regolamento della MotoGP sarebbe stato impossibile lottare ad alto livello con un bicilindrico, che all’epoca era contemplato dal regolamento, e scelsero una strada diversa. La sfida era lanciata, e la voglia di battere la Honda ovviamente enorme.

La GP3 era una moto bellissima, che racchiudeva tutto il meglio delle conoscenze tecnologiche della Ducati sui quattro tempi, declinando però il tutto in salsa MotoGP. Lo schema tecnico scelto riuscì a impregnare tutto il progetto di puro DNA Ducati.

Il progetto sembrò essere nato bene, e Loris Capirossi riuscì a vincere la prima gara per la Ducati in MotoGP a Barcellona, nel 2003. La moto era competitiva, e si pensava che il 2004 potesse essere l’anno della consacrazione. La Desmosedici però soffrì molto il passaggio della Michelin alla gomma da 16,5 pollici e questa problematica portò Ducati a fare un’altra scelta coraggiosa. A Borgo Panigale decisero infatti di abbandonare Michelin in vista del 2005 per sposare la causa Bridgestone.

Il 2005 doveva essere dunque una stagione di rodaggio per questo matrimonio, ma su alcuni tracciati il potenziale della coppia formata da Capirossi e la Desmosedici era elevatissimo. Il problema era far funzionare due progetti così giovani, come la moto italiana e le gomme giapponesi.

Arrivati verso fine stagione, iniziò anche ad arrivare qualche critica da parte dei rivali nei confronti della Ducati, colpevole di aver accettato una sfida forse troppo grande per il piccolo reparto corse bolognese. Quando si arrivò a Motegi, l’unico podio della stagione per Capirossi e la Ducati fu quello conquistato al Mugello, dove Loris finì alle spalle di Rossi e Biaggi.

Nessuno puntava sulla Rossa a Motegi, ma gli uomini di Borgo Panigale furono capace di sorprendere. L’occasione fu servita su un piatto d’argento da Valentino Rossi, che cadde coinvolgendo Marco Melandri. Un episodio che probabilmente impedì di trovare a fine gara quattro italiani davanti a tutti, visto che a giocarsi la vittoria rimasero Biaggi e Capirossi.

Un errore di Biaggi in sella alla RCV ufficiale griffata Repsol, permise a Capirossi di prendere la testa della corsa quando mancavano sei giri alla bandiera a scacchi. Una Ducati in testa quando mancavano sei giri a Motegi, la pista che in pratica era il salotto di casa per la Honda.

Potrebbe sembrare una bella favola, eppure andò esattamente così, con Loris che tagliò il traguardo con un’impennata plastica, capace di liberare tantissimi demoni dal box Ducati. Imola 2002 era stata vendicata, la Honda era stata battuta a casa sua, con un prototipo a quattro tempi.

In quella stessa giornata, Casey Stoner aveva conquistato il podio nella 250, e probabilmente nessuno avrebbe mai potuto immaginare che solo due anni più tardi questo australiano così talentuoso sarebbe passato in impennata con una Ducati Desmosedici sul traguardo di Motegi, regalando il primo e per ora unico trionfo iridato in MotoGP alla Casa italiana.

Ma questa è un’altra storia.

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