MotoGP, Il caso Ponsson e la superlicenza che non c'è

La wildcard francese a 7,5 secondi da Dovi è un problema di sicurezza. Ma in MotoGP non esiste una superlicenza

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Sette secondi e mezzo. Questo è quanto prende la wildcard Ponsson da Andrea Dovizioso. Se vi sembra moltissimo, allora bisogna aggiungere che il ragazzo, al debutto assoluto su una MotoGP, di secondi ne prende 4,5 dall’ultimo qualificato, Syahrin.

Sono una enormità, anche se bisogna ricordare che non ha mai guidato una MotoGP, non conosce le gomme Michelin e probabilmente non ha mai utilizzato né i freni in carbonio né saggiato i limiti della sofisticata elettronica di queste moto.

Per il momento non sarebbe qualificato, visto che per rientrare come da regolamento nel limite del 107% dovrebbe fare perlomeno un 1.39”090. Un tempo in fondo non irraggiungibile.

Il punto però non è questo, se Ponsson cioè rientrerà o meno e sarà per lui possibile allinearsi alla partenza del Gran Premio di San Marino.
Del suo caso si occuperà infatti stasera la riunione dei piloti, e si parlerà di sicurezza, perché quei sette secondi e mezzo di distacco significano che il pilota del team Avintia si prende più o meno quattro, cinque decimi a curva. Che è un’era geologica pensando al limite degli attuali piloti della MotoGP.

Ponsson potrebbe creare più di un problema in curva, qualora si trovasse a precedere due piloti uno in scia all’altro. Spesso infatti chi segue si fida ciecamente di chi precede, ma se questo si spostasse rapidamente trovandosi un pilota così lento davanti, il terzo potrebbe trovarglisi improvvisamente addosso con rischio di collisione.
E’ già successo.

Per questo FIM e Dorna dovrebbero istituire una sorta di superlicenza ed almeno un test obbligatorio prima del Gran Premio.
E’ una questione di sicurezza.

Poi Ponsson probabilmente è anche un buon pilota. Ma non si può gettarlo in pasto ai leoni.
Invece di preoccuparsi dell’abbigliamento e delle calzature di chi è in pitlane - c’è stato un comunicato che riguardava le infradito! - sarebbe meglio che i padroni del vapore pensassero un po' meno al marketing ed un po' più alle corse. Quelle vere.

 

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