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MotoGP, Pedrosa, Piccolo Grande Uomo: una vita con la Honda

Fedele come Totti e Maldini, o Roberts e Doohan .Numeri impressionanti: tre volte campione del mondo e unico pilota a vincere almeno una volta in ognuna delle 16 stagioni complete finora disputate

MotoGP: Pedrosa, Piccolo Grande Uomo: una vita con la Honda
Pedrosa con il numero 2 da vicecampione del mondo

La fedeltà nel motociclismo non è un pregio comune, perché prima o poi tutti i piloti decidono di tentare l’avventura su un’altra moto. Una sfida per dimostrare che l’uomo è superiore al mezzo che guida e che attira anche i più grandi campioni. Per questo Dani Pedrosa è un caso più unico che raro: debuttò nel 2001 sulla Honda in 125 e non si è mai separato dalla Casa di Tokyo. Una vera e propria bandiera, come Totti per Roma o Maldini per il Milan, se volete un paragone calcistico.

Qualche esempio, in verità, c’è anche nelle moto, ma nessuno può neanche avvicinare il primato del pilota di Sabadell. Schwantz è un sinonimo di Suzuki, con 10 stagioni sulla 500 di Hamamatsu, dici Kenny Roberts (senior, naturalmente) e ti viene in mente la Yamaha e i 9 anni insieme, la stessa Honda è stata 11 anni legata a Mick Doohan e 10 a Gardner. Niente messi a confronto con i 19 di Dani, che per 13 stagioni ha corso nel team ufficiale di MotoGP.

Pedrosa davanti a Casey Stoner

Non è stato solo un rapporto basato sulla quantità, ma c’è stata molta qualità. Pedrosa ha vinto 3 titoli con la Honda (uno in 125 e due in 250) e 54 gare (31 in MotoGp, 15 in 250 e 8 in 125), il che fa di lui il pilota più vittorioso di sempre con Honda, a pari merito con Doohan. Il fantino di Sabadell può vantare un altro record: è l’unico pilota ad avere vinto almeno una gara per 17 stagioni consecutive (Rossi si è fermato a 15) e potrebbe migliorare ancora il suo primato.

Pedrosa è anche il secondo pilota di sempre con più podi nella classe regina, dietro solo a Rossi e a pari merito con Lorenzo: 112 i suoi podi (31 vittorie, 40 secondi posti e 41 terzi). È anche il terzo pilota più longevo forte dei suoi 285 GP disputati, meglio di lui hanno fatto solo Valentino e Capirossi.  Numeri incredibili, per un pilota che spesso è stato bollato come un eterno secondo per non avere mai conquistato un titolo nella classe regina.

LA NASCITA DI UN CAMPIONE - Pedrosa salì sulla prima minimoto quando aveva appena 4 anni, ma dovette aspettare fino ai 9 prima di gareggiare. La svolta nella sua carriera fu quando incontrò Alberto Puig che lo volle prima nella sua squadra per il campionato spagnolo e poi lo porto al Mondiale.

Pedrosa sulla 125 Honda

La sua prima stagione in 125 fu nel 2001 e salì sul podio alla 12a gara, a Valencia, l’anno successivo vinse tre gare e finì 3° nel campionato, nel 2003 conquistò il primo titolo iridato. Nel 2004 debutto in 250: vinse la sua prima gara in Sud Africa e il titolo (non salì sul podio solo in 3 gare su 16) , riuscì a ripetersi anche l’anno successivo. In altri tempi, con il suo fisico minuto e la guida precisa, sarebbe potuto diventare un dominatore delle piccole cilindrate, come il suo connazionale Nieto.

Nel 21° secolo, però, la MotoGP è l’unica categoria che veramente conti e Dani fece il suo debutto fra i grandi nel 2006, con la squadra ufficiale HRC che non avrebbe più abbandonato. Nonostante il peso e la potenza della MotoGP, il talento di Dani gli fa superare ogni difficoltà: alla gara di esordio, in Spagna, è 2°, in China, il 4° GP della stagione, la sua prima vittoria.

Sembra che per indossare la corona anche nella classe regina sia solo questione di tempo, ma non sarà così. In 12 anni in MotoGP arriverà 3 volte secondo e altrettante terzo in campionato, ma il titolo gli sfuggirà sempre. Sfortuna, ma anche tanti infortuni a cui non si è mai arreso.

Pedrosa fra Lorenzo e Stoner in 250

IL CAMPIONE FRAGILE - Per sei stagioni, lo spagnolo non è riuscito a correre tutte le gare in calendario: nel 2008 dovette saltare la gara di Laguna Seca, nel 2010 la tripla trasferta di Giappone, Malesia e Australia, nel 2011 i GP di Barcellona, Gran Bretagna e Olanda, nel 2013 quello di Germania. Nel 2015 e nel 2016 è stata ancora la clavicola destra fratturata a fermarlo.

Il primo infortunio grave lo subì nel 2003 a Phillip Island quando, ancora in 125, si ruppe il malleolo del piede destro, e astragalo e tibia sinistri. Due anni dopo, questa volta a Motegi sulla 250, riportò la frattura della testa dell’omero destro. L’anno dopo passò in MotoGP e a Sepang rimediò una ferita profonda al ginocchio destro, oltre alla frattura dell’alluce del piede sinistro. Pochi mesi dopo, nel gennaio del 2007, sempre in Malesia, durante i test si ruppe il secondo metacarpo della mano destra.

Pedrosa sul podio con Nicky Hayden

Arriviamo al 2008, quando nei test di Barcellona, riportò un trauma lombare. Il mese dopo, in gara al Sachsenring, un incidente più grave, con fratture a indice e medio della mano sinistra, per cui dovette saltare il GP successivo. In Australia, inoltre, subì una contusione al ginocchio con interessamento del muscolo.

Andò peggio nel 2010, quando si ruppe la clavicola sinistra a Motegi, la stessa che si fratturò tre anni dopo al Sachsenring. Nel 2011 si fratturò la clavicola sinistra a Le Mans, la destra a Motegi nel 2016, mentre quest’anno, in Argentina, si è rotto il polso destro.

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