MotoGP, Dovizioso: l'attacco di Lorenzo? normale rivalità

Sottolinea: "i miei risultati sono frutto del lavoro su me stesso, non sugli altri". Sulle difficoltà in Argentina: "colpa della moto ma anche mia"

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Se non sono state un vero e proprio fulmine a ciel sereno, le dichiarazioni di Lorenzo su Dovizioso (reo a suo dire di “minare il morale” del maiorchino) hanno reso il clima nel box Ducati più teso. Le immagini di Jorge sotto il podio ad applaudire il forlivese sembrano molto distanti e ora c’è molto distacco fra i due.

Se Lorenzo è andato all’attacco, Dovi non ha voluto rispondere con le stessi armi, preferendo quelle della diplomazia.

È normale che ci sia rivalità e si cerchi di essere il migliore - ha spiegato interrogato sull’argomento - È dal 2001 che io e Jorge corriamo nella stessa categoria e in questo tempo sono successe tante cose di tanti tipi, c’è sempre stata competizione fra noi, sia fuori che dentro la pista. È normale che sia così, non ci vedo nulla di particolare. Non sono un pilota molto politico, sinceramente i miei risultati dell’anno scorso sono frutto del lavoro fatto su me stesso non su altri”.

Per Andrea il discorso è chiuso e, neanche parlando delle difficoltà patite oggi a Termas de Rio Hondo perde la consueta calma.

Sono 15°? Sfortunatamente è una posizione simile a quelle in cui mi sono trovato qui in passato, è una cosa brutta ma normale - ha sdrammatizzato - È la conferma che questa pista per noi è più difficile di altre, ma mi prendo anche la mia parte di colpe. Non è una scusa, ma la realtà e dobbiamo lavorare. In passato, anche quando poi sono salito sul podio, ero partito male”.

La doccia fredda, ripensando alla competitività mostrata in Qatar, però c’è stata.

“Speravo logicamente di essere messo meglio, ma i nostri tempi di oggi valgono poco - ha spiegato Andrea, che non ha evitato di fare anche autocritica - Credo sia stato il risultato di vari aspetti messi insieme: non avevo buone sensazioni sulla moto e nel pomeriggio c’era molto vento che ha complicato tutto, non siamo riusciti a lavorare e neanch’io ho guidato bene. Continuavo a fare piccoli errori e non riuscivo a migliorare il mio tempo per stare nei primi 10, che era l’obiettivo. Non ce l’ho fatta, ma bisogna rimanere calmi”.

In questo caso il mal comune non è sinonimo di mezzo gaudio, ma tutte le GP18 si sono trovate in difficoltà.

È la conferma che su questa pista facciamo fatica: per le sue caratteristiche, per il grip che offre e un po’ anche per il mio stile di guida - ha continuato la sua analisi - Però in passato abbiamo fatto buoni risultati qui e possiamo ripeterli, spero domani di trovare almeno un turno asciutto per fare le prove che abbiamo in mente. Mi serve mettere insieme più giri consecutivi”.

Di certo il Dovi non si arrende alle prime difficoltà e non vuole gettare la spugna.

Aspiro a un buon risultato e sarà così fino alla fine - ha assicurato - Purtroppo potremmo trovare delle condizioni atmosferiche che potranno complicare le qualifiche, ma non è detto. Dobbiamo cercare solo di essere il più pronti possibile, c’è tempo per migliorare molto la situazione per la gara, lo abbiamo già fatto in passato”.

Il vento sembra il maggiore indiziato per questa debacle, ma Andrea non vuole arrivare a conclusioni affrettate.

Non so se per la Ducati il vento sia una criticità, forse sì ma non ne sono sicuro, nonostante guidi questa moto da 6 anni - rifletteva - Sicuramente oggi è stata difficile, dovevo chiudere il gas alla curva 4, in rettilineo, c’era da spaventarsi e non mi sono divertito molto”.

L’ultimo commento è per i lavori di riasfaltatura che hanno interessato parte del circuito.

“Un lavoro positivo per le buche ma il grip del nuovo asfalto non è al livello del vecchio - ha detto - È anche vero che non ho mai trovato un’aderenza normale in Argentina. Inoltre dobbiamo usare gomme dure per le caratteristiche di questa pista e non sentivo grandi differenze anche montando pneumatici con mescole diverse”.

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