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MotoGP, Rossi: il ritiro mi spaventa, tutto diventerà noioso

"La mia vita ruota intorno a guidare una MotoGP, dovrò trovare qualcos'altro. Un team nella classe regina? deciderò in futuro, perché no..."

MotoGP: Rossi: il ritiro mi spaventa, tutto diventerà noioso

Ormai da qualche settimana si incominciano a fare congetture se e quando Valentino rinnoverà il prossimo anno il suo contratto con Yamaha, che scadrà alla fine del 2018. Il Dottore è nel motomondiale dal 1997, è ancora competitivo e soprattutto si diverte.

Inevitabilmente, anche per Rossi prima o poi arriverà il giorno della pensione e ne ha parlato durante un’interessante intervista rilasciata a Suzi Perry di BT Sport.

Il mio ritiro mi spaventa molto, perché amo la mia vita e in questo momento tutto ruota intorno alla MotoGP, guidare una MotoGP - ha spiegato - Quando non ci sarà più, dovrò trovare qualcos’altro da fare e penso sarà molto noioso”.

Valentino si è già costruito un’alternativa, fondando la VR46 Riders Academy e il titolo vinto in Moto2 da Morbidelli è il primo grande successo della sua scuola.

Non mi aspettavo di divertirmi così tanto - ha ammesso Rossi - Lavorare con i giovani piloti è come ripartire da zero. Abbiamo iniziato per gioco aiutando Simoncelli, dopo il suo incidente questa idea ha preso forma. È un progetto anche per il mio futuro, non sarà come correre ma qualcosa di simile. Già ora seguo la domenica le gare di Moto2 e Moto3 e mi sento già stanco prima di correre - ha scherzato - ma dà anche tanta energia positiva”.

Per adesso ci sono due team nelle classi propedeutiche, ma in tanti scommettono in uno anche nella classe regina.

Forse quando mi ritirerò decideremo se farlo. In Moto2 e Moto3 aiuti i piloti nella loro crescita, in MotoGP sarebbe un altro tipo di lavoro. Ma, in futuro, perché no?”, ha tenuta aperta una porta.

Ora però Valentino sta ancora pensando come un pilota.

“L’obiettivo è il 10° titolo, non  sarà facile riuscirci ma non impossibile - ha affermato - Il primo obiettivo è questo, il secondo vincere dei GP e il terzo fare delle belle gare. Quello che ho capito in questi 20 anni di corse è che le sensazione che provi per 12 ore dopo una vittoria è la sola grande motivazione, i numeri e i record non sono importanti”.

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