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SBK, Portimao: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Le cadute di Sykes e Davies consegnano definitivamente il terzo titolo a Rea, in un weekend tinto di verde Kawasaki e di rosa, con la storica vittoria di Ana Carrasco 

SBK: Portimao: il Bello, il Brutto e il Cattivo

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Portimao meravigliao-ao-ao ma subito “ahi” per Tom Sykes, a terra ed infortunato dopo un terribile high side, con relativo forfait che lascia definitivamente il Mondiale al compagno di squadra Rea, aiutato anche dallo zero di Davies in gara 2; regali dei quali il due volte campione non aveva bisogno, e che sanciscono la fine di un campionato quasi monocorde; ritorno sul podio di Marco Melandri e di Van Der Mark. In un weekend totalmente dominato dalle Kawasaki in ogni categoria, prima e storica vittoria della Signorina Ana Carrasco nella Supersport 300.

IL BELLO- Bellissima vittoria di Ana Carrasco, per vari motivi: la giovane spagnola, come ripetutamente detto, è la prima donna a trionfare in una competizione Mondiale motociclistica a due ruote, e ci è riuscita dopo una feroce bagarre -battendo tutti i maschietti- portando una ventata di novità in un paddock che ne aveva e ne ha ancora bisogno: ieri sono arrivati commenti anche da persone che nemmeno conoscevano le derivate di serie. A sto punto, per una maggiore audience, ben vengano.

IL BRUTTO- Le fiamme della moto di Sykes sono arrivate sino alla sala stampa del circuito portoghese ancora prima che le immagini della sua caduta fossero mandate in onda: terribile volo quello dell’inglese che, se riguardato più volte, è da considerarsi quasi miracolato: il numero 66 ha “solo” rimediato la frattura di un dito e di un altro osso della mano. Portato all’ospedale di Barcellona, Tom sapeva che anche questo titolo “non s’ha da fare”.

IL CATTIVO- Abbiamo fatto un giro a piedi ed uno in auto del circuito di Portimao, una pista old style, che rappresenta un mix tra il Mugello, Laguna Seca ed Imola… veramente fantastico il disegno del tracciato, che si snoda su colline dove si produce un ottimo vino. Appunto: se non si conoscono le traiettorie cieche, si rischia di uscirne ubriachi e, la cosa cattiva è la vecchia asfaltatura della pista, con avvallamenti nei punti di staccata e rattoppi qua e là. I piloti adorano girare qui ed urge un intervento in vista delle prossime edizioni, considerando le tante scivolate, il nemico numero uno qui è il forte vento proveniente dall’Oceano Atlantico. Le Superbike sono moto da corsa, non windsurf.

LA DELUSIONE- Dopo la perentoria doppietta in Germania, ci si aspettava un Chaz Davies quantomeno pronto ad avvicinarla, se non a ripeterla. Invece, il gallese del team Ducati Aruba subisce un distacco di oltre 6 secondi da Rea in gara 1 e si stende nella manche domenicale, spianando definitivamente la strada al cannibale motorizzato Kawasaki. Sono tante le cadute di Chaz da inizio anno e gli zeri pesano sempre nei conti finali:  gli ultimi tre round serviranno solo per il secondo posto in classifica.

LA CONFERMA- Kenan Sofuoglu non si batte proprio: il sultano turco vuole portare a casa l’ennesima coppa del titolo Supersport, lasciando agli avversari Mahias, Cluzel, Morais e Jacobsen la soddisfazione di lottare per il secondo posto. “Mamma, li turchi!”

L’ERRORE- Dopo aver appreso che Tom Sykes fosse fuori pericolo, eravamo ovviamente tutti contenti, ma l’errore lo ha comunque commesso: l’inglese ha picchiato nel primo giro, appena uscito dai box; la causa della caduta è stata imputata alla gomma posteriore fredda che, scivolando, ha messo in crisi la ZX10RR che, nell’atterraggio dopo lo scollinamento, si è definitivamente scomposta. Era appena iniziata la FP3 e Tom aveva tutto il tempo per cercare il ritmo migliore. Fretta, cattiva consigliera.

LA SORPRESA- Team italiani e piloti privati alla riscossa a Portimao: oltre alla bellissima quarta posizione di Leon Camier, ad un passo dal podio in gara 1, buone prove per le Ninja di Puccetti e Grillini, grazie ad un ottavo ed un nono posto ottenuti la domenica. L’australiano West rientra in Superbike con una gara convincente su una pista per lui sconosciuta e per la squadra monegasca specialmente Ayrton Badovini ha colto un risultato prestigioso nella top ten, lasciandosi alle spalle della sua ZX10R la Honda Ten Kate, e la Ducati Barni, tra le altre apparentemente più quotate. Alla lunga, il buon lavoro paga e le mani esperte di Nando De Cecco hanno aiutato.

IL SORPASSO- Nemmeno uno da parte di Rea, vincitore il sabato e troppi ma tutti subito quelli effettuati domenica: Johnny, che parta dalla pole o dalla nona casella, si mangia gli avversari in un solo boccone, così tanto da annoiare gli spettatori e da risultare un pilota “robotico”. Ripensandoci, però, essere il più forte del paddock non è certo una colpa. Tutti vorrebbero essere al posto suo.

LA CURIOSITÀ- Non è un dato curioso, ma statistico: la marca di Akashi ha letteralmente dominato in lungo ed in largo il weekend portoghese Superbike, piazzando tutte le moto verdi sul gradino più alto del podio, in ogni categoria. Carrasco in SSP300, i turchi Sofuoglu e Razgatlioglu nella 600 ed in Stock 1000, chiude il conto l’immancabile Rea nella top class. Soldi spesi bene per la Casa giapponese nelle derivate di serie ed onda verde sempre più difficile da domare.

IO L’AVEVO DETTO- Giuriamo di non aver mai sentito un appassionato o un addetto ai lavori aver puntato mezzo euro su una possibile vittoria di Ana Carrasco, invece, la grintosa spagnola ha smentito più di un detrattore. Si può ora parlare di un ritorno della “Girl Power” coniata dalla musica pop negli anni ’90?!

 

 

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