SBK, Il dibattito, chi vince: Jonathan Rea o la Kawasaki?

Parlano i team manager delle Ninja private: "il pilota fa ancora la differenza, ma serve un regolamento vicino alla Superstock"

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Quali sono le differenze tra le ZX10RR ufficiali del team KRT e quelle private? Su quasi ogni pista Johnny Rea vince e domina ritoccando il record del tracciato, Tom Sykes è spesso sul podio e per gli altri restano solo le briciole.

Come detto più volte, il collegamento tra Akashi ed il team Provec è diretto, ma è solo questa la ricetta vincente del dominio Kawasaki? La “verdona” è la moto più rappresentata in pista, sebbene i risultati dei team privati non siano all’altezza di quelli ufficiali: “eppure, la nostra elettronica è la stessa del team KRT -rivela Manuel Puccetti- perché il regolamento vuole che sia così. Le sospensioni Showa ci vengono fornite dopo essere state approvate dal team ufficiale, e previo pagamento, si possano avere. Il telaio è simile, tranne in qualche dettaglio di rinforzo. Il nostro motore sale sino a 14500 giri, quello di Sykes e Rea ha almeno 800 o 1000 giri di rotazione in più da sfruttare. Per andare al loro livello servono materiali da casa ufficiale, molto costosi ed inaccessibili per i privati. Il motore fa la differenza”.

Ma Haslam è salito sul podio, a Donington, con la tua moto…

Il risultato lo ha cercato e voluto Leon, che conosce la pista inglese molto bene ed ha un talento da top rider. Quel giorno lui aveva un forcellone Kalex, che Krummenacher ancora non riesce a sfruttare. Un regolamento Superstock porterebbe in pista più di 30 moto ed il livello sarebbe simile tra ufficiali e privati. Ma attenzione: anche in quel caso a vincere sarebbero i piloti migliori”.

Lucio Pedercini, titolare del proprio team, ha in Alex De Angelis l’unico alfiere in pista quest’anno: “il nostro motore è preparato da Akira, proprio come quello ufficiale -svela Lucio- le sospensioni Showa sono le 2017. Il forcellone è uguale a quello ufficiale, il telaio nuovo è stato scartato da Alex, stiamo usando quello dell’anno scorso. Facciamo fatica a sfruttare il nostro potenziale”.

Però, il motore KRT gira più in alto…

Rispetto al nostro ha 500 giri in più, grazie a bielle diverse, potenza e coppia espresse sono uguali. I team ufficiali possono effettuare molti test e credo che siano ancora i piloti a determinare i risultati: guarda l’anno scorso Haslam in Qatar, per poco non sale sul podio con la nostra moto. Se vorrei un regolamento Superstock? Dipende: nemmeno quelle sono moto davvero di serie, la cosa andrebbe studiata bene”.

Più volte Roman Ramos ha ben figurato, portando la Ninja del team Go Eleven in posizioni interessanti, a ridosso della top five: “la nostra Kawasaki e quella ufficiale potrebbero anche avere due nomi diversi -ironizza il team manager Denis Sacchetti- perché sono davvero differenti. Partiamo dal motore: loro hanno almeno 800 giri in più ed oltre, non solo in allungo, ma su tutto l’arco dell’erogazione. Rea e Sykes sfruttano i rapporti del cambio, hanno 18 cavalli distribuiti meglio e noi, per poter avere le stesse prestazioni, dovremmo spendere denaro in materiali costosi e sviluppi al banco. Ma non solo: servono anche tante ore in pista per essere competitivi”.

Gli altri componenti della tua moto, a che livello sono?

L’elettronica fornita da Kawasaki è di ottimo livello ma non possiamo intervenire su tutti i parametri, sicchè, non sarà mai perfetta. Lavorando solo su alcuni valori, dobbiamo chiamare l’elettronico Kawasaki che ci aiuta a risolvere i problemi in pista. Il nostro pacchetto sospensioni è fornito dalla Bitubo e siamo contenti, perché abbiamo un servizio realizzato ad hoc. Io penso che il telaio sia molto diverso e meno evoluto di quello ufficiale. Il nostro chassis è di buon livello, ma ho notato che soffriamo con le alte temperature: in staccata Ramos perde aderenza all’anteriore, ma stiamo tentando di risolvere il problema. Cambiare il regolamento? Non troppo: continue modifiche al regolamento tecnico prevedono spese ingenti per gli ufficiali ed importanti per i privati. Gli ufficiali, pur con più restrizioni, sarebbero davanti”.

Unico tra i team privati con due Ninja in pista, ecco il team Grillini, che porta in gara Badovini e Jezek: “ovviamente, come abbiamo detto più volte, è normale che le squadre ufficiali abbiamo più risorse ed evoluzioni tecniche -riconosce Andrea- ma adesso il gap tra ufficiali e privati è troppo ampio: noi lavoriamo tanto e, per sviluppare la nostra moto, avremmo bisogno di più test i pista; è questa una delle differenze principali: i team ufficiali provano spesso, sviluppano il proprio materiale e si presentano nel weekend di gara pronti per cercare il giro veloce. Impossibile stare al loro passo”.

Ci sarà pure una soluzione, no?!

Ci sono diverse soluzioni: portare il regolamento Superstock, in modo tale che i costi si calmino; dare la possibilità a tutti i team privati di provare insieme a quelli ufficiali ed evitare evoluzioni tecniche da MotoGP: ne gioverebbe il campionato, grazie a più piloti racchiusi in pochi decimi, e pure gli spettatori; al pubblico Superbike non interessa sapere se una moto monti un forcellone Grand Prix o uno standard. Il pubblico Superbike cerca bagarre e spettacolo, non le moto inarrivabili e costose”.

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