Tu sei qui

MotoGP, L'infortunio di Rossi: il cross e 'i rischi del mestiere'

Da Marquez a Valentino, sono tanti i piloti di velocità che hanno pagato i pericoli del fuoristrada ma non c'è una soluzione

MotoGP: L'infortunio di Rossi: il cross e 'i rischi del mestiere'

Share


Pilota da velocità fra moto da cross, l’equazione è conosciuta ma il risultato non è sempre quello sperato. I piloti di motomondiale e SBK sono in qualche modo costretti a usare le moto da fuoristrada per tenersi in forma, è un allenamento certamente fisico ma anche mentale a cui nessuno vuole rinunciare.

La soluzione migliore sarebbe girare con le moto che guidano in gara, ma i regolamenti che limitano i test non lo consentono e anche organizzarsi per girare su un circuito asfaltato non è impresa semplice, a meno di non chiamarsi Rabat e abitare praticamente ad Almeria.

Più semplice caricare la moto da cross sul furgone e raggiungere la pista più vicina, per un allenamento che è anche un divertimento. Senza contare che per molti piloti le ruote artigliate sono state il primo amore (Johnny Rea e Andrea Dovizioso i primi due nomi che ci vengono in mente, ma la lista è lunga) e non si tradisce.

L’infortunio è però sempre dietro l’angolo e i rischi, per quanto attenzione si faccia, non si possono mai completamente eliminare. Ieri è stato Valentino a pagarne le conseguenze rimediando traumi a torace e addome e passando la notte in ospedale. Gli era giù successo nel 2010 quando un infortunio alla spalla mentre si allenava con il cross pregiudicò la stagione e lo portò sotto i ferri.

In seguito a quell'episodio, Rossi aveva limitato al minimo gli allenamenti in questa disciplina. Lo scorso anno, a fine stagione, aveva commentato: “amo molto questo sport, ma per noi piloti di velocità è molto pericoloso anche se un ottimo allenamento. Devi praticarlo da giovanissimo per essere abituato”.

Proprio per questo motivo Valentino, come molti altri piloti (Marquez su tutti, che però a volte non disdegna di fare qualche gara di cross in inverno), aveva preferito passare al dirt track. Al Ranch c’è una piccola pista da cross, ma molto semplice proprio per evitare grandi rischi.

È però il classico cane che si morde la coda, perché tutti i piloti, chi più chi meno, a volte scelgono questa disciplina per allenarsi e gli incidenti capitano. Negli ultimi mesi, Mercado aveva saltato le prime gare del mondiale SBK per la frattura di tre costole e una falda di pneumotorace rimediate sulla moto da cross. Rins negli scorsi mesi si era rotto un piede e Barbera una spalla. A gennaio era toccato a Miller con la frattura di tibia e perone ed era rimasto a casa per i test di Sepang, mentre lo scorso settembre Aegerter si era strappato il legamenti della spalla sinistra e aveva dovuto rinunciare al GP di Silverstone.

Come dicevamo, la lista degli infortuni è lunga e Iannone lo scorso agosto rimediò un gran colpo alle costole. Peggio andò a Dovizioso nel 2012, quando si ruppe un clavicola in seguito a una caduta, mentre nel 2015 Marquez si ruppe un dito prima del GP di Jerez, riuscendo comunque a salire sul podio in gara.

In quello stesso anno, invece, sulla pista di Faenza Franco Morbidelli si ruppe tibia e perone e non corse a Silverstone, mentre a novembre Aleix Espargarò saltò i test programmati a Sepang da Suzuki inseguito a una brutta botta alla schiena.

La lista non è logicamente esaustiva e limitata nel tempo, ma rende chiara l’idea di come sia semplice farsi male in allenamento. Questo non significa che i piloti possano evitare di salire in moto al di fuori dai Gran Premi e passare tutto il tempo fra le (sicure) mura di una palestra. Girare in moto è un’esigenza e i rischi, come si dice, fanno parte del mestiere.

Articoli che potrebbero interessarti