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MotoGP, Cecchinello: per il 2018 penso a Morbidelli

Lucio a ruota libera: "contattato da Suzuki, ma resto con Honda. Ripetere le due vittorie con Crutchlow? mi accontento dei podi"

MotoGP: Cecchinello: per il 2018 penso a Morbidelli

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I numeri dicono che il 2016 per il team LCR è stato un anno da incorniciare con due vittorie e altrettanti secondi posti con Cal Crutchlow. “ E non dimentichiamoci le 26 cadute” scherza Lucio Cecchinello, che unisce l’umiltà all’ironia. A parte il particolare, la squadra dell’ex pilota ha mostrato i muscoli e mostrato cosa si può fare con il duro lavoro. I riconoscimenti sono arrivati, ma Lucio sta già guardando al futuro: a quello prossimo con il 2017 e poi al 2018, quando l’obiettivo è raddoppiare l’impegno e avere un secondo pilota.

Lucio, come siamo arrivati a questo punto?
L’inizio dello scorso anno era stato particolarmente difficile un po’ per tutti con il cambio di pneumatici. Nella seconda parte le gomme sono migliorate e HRC ci ha dato una buona assistenza, perché non ha sviluppato solo la moto per Marc ma gli ha dato anche la possibilità di provare delle cose che andavano in una direzione meno estrema. Lui non si è trovato bene, ma noi sì come per quanto riguarda il telaio”.

Pensi che anche in Crutclow fosse scattato qualcosa?
Tutti hanno associato i suoi miglioramenti alla nascita della figlia. Sicuramente è stata la cosa più bella e straordinaria che abbia mai avuto nella sua vita, ma sono stato anch’io pilota e so che quando senti la moto, e riesci a ingranare uno o due risultati positivi, la tua convinzione e l’autostima aumentano tantissimo. È quello che gli è successo”.

Cal CrutchlowQuando hai preso Cal arrivava da un momento difficile, cosa avevi visto in lui?
A noi è sempre piaciuto fin dai tempi di Tech3, c’era stato un interessamento da parte della HRC già a metà 2013 ed eravamo stati molto vicini a chiudere. Poi decidemmo di continuare con Bradl perché in quel momento aveva fatto un bellissimo podio a Laguna Seca. Quando a metà 2014 il manager di Cal diede la sua disponibilità a ritornare a trattare, ci siamo seduti con HRC e abbiamo valutato l’opportunità. Il progetto Jack Miller era già in discussione ma ebbi la fortuna di trovare un grosso sponsor per fare due moto e presi tutti e due”.

Dopo le due vittorie dello scorso anno, c’è un trattamento particolare nei confronti di Crutchlow da parte di HRC?
Da quando arrivò Nakamoto la nostra relazione con HRC è costantemente migliorata. Prima HRC forniva ai team satellite la moto dell’anno prima, una politica che cominciarono ad adottarla dopo quel periodo in cui il team ufficiale non era vincente, mentre quello di Gresini con Gibernau lo era. Con Nakamoto invece le cose sono iniziate a cambiare: la moto è quella dell’anno nuovo senza aggiornamenti”.

Adesso qual è la situazione?
“La disponibilità a coinvolgerci è maggiore anche perché gli avversari sono aumentati e sono sempre più forti. Quindi Honda porta avanti con noi i programmi di sviluppo, per esempio qui a Sepang abbiamo molto materiale da provare fra cui i motori con le diverse configurazioni, lo stesso lavoro fatto da Pedrosa e Marquez. In Qatar i propulsori dovranno essere omologati, quindi devono essere sicuri che quello scelto vada bene per tutti”.

Senti la pressione per ripetere i risultati dello scorso anno, cadute escluse?
È inutile nasconderlo: c’è, ma è una pressione che dà motivazione ed energia che ci fa arrivare carichi ogni mattina al lavoro. Vincere due gare è stato qualcosa di straordinario, è stato possibile grazie anche al crearsi di situazioni fortuite. Non ci si può aspettare di rifarlo ma l’obiettivo è quello di salire sul podio almeno altrettante volte, vedremo in che posizione. Nella MotoGP di oggi, per un team satellite, che ha 20 persone in meno rispetto a uno ufficiale, è quello l’obiettivo”.

Nel 2016 ci sono stati 9 vincitori diversi, pensi sia irripetibile?
Ogni volta che ci sono stati dei cambi regolamentari negli ultimi anni, i media hanno sempre trovato modo di battere su alcuni aspetti negativi. Dietro a ogni mossa ce ne sono sicuramente ma ce ne sono anche altri positivi che sono venuti fuori. Dopo tutta l’evoluzione, secondo me troppa, che c’è stata nei regolamenti tecnici negli ultimi anni si è arrivati a ridurre le aree di movimento e a creare dei confini che hanno fatto sì che i team satellite guadagnassero competitività, come anche le nuove Case”.

Non si è anche abbassato il livello tecnologico?
Sì, è successo ma è andato a favore dello spettacolo e di un maggior numero di team e piloti che possono puntare alla vittoria. Dal punto di vista del puro appassionato di tecnologia, è un peccato pensare che lo stesso motore con un altro software consumi due litri di benzina a gara. Anche il livello di sicurezza per i piloti è leggerissimamente diminuito, perché avevamo dei controlli a un livello altissimo. Però è stato fatto un ottimo lavoro sia dal punto di vista sportivo e gestionale, mi auspico che ora ci possano essere continuità e stabilità”.

Il 2017 deve ancora iniziare, ma tu stai già pensando al 2018 e alla seconda moto, Ezpeleta ti ha assegnato quel posto vacante…
Altre pressione! (ride) Ci sto lavorando e voglio capire entro fine maggio se non perdere questa opportunità. La cosa positiva è che Dorna ci darà un supporto economico importante che mi permetterà di coprire la metà del budget, se non di più”.

La scelta del pilota avrà un ruolo chiave per attirare gli sponsor?
Noi non abbiamo mai avuto un italiano, ma potremmo pensarci. Faccio un nome come esempio: Franco Morbidelli potrebbe essere un pilota interessante per i nostri sponsor storici. Oppure sappiamo anche che il Circuito di Sepang e il Governo malese stanno investendo molto sul motociclismo, quindi non sarebbe impossibile trovare delle collaborazioni con loro”.

Stai parlando di soldi e Bartholemy, team manager di Marc VDS, in una recente intervista ha messo in dubbio la stabilità economica di LCR…
Lo ammiro tantissimo, è molto bravo: io sono trent’anni che cerco soldi e li raccolgo come una formichina, mentre lui appena entrato è riuscito a fare due moto in MotoGP, un team in Moto2, una collaborazione in Moto3 e poi le auto! Ha tanti soldi, la mia situazione è diversa ma con orgoglio posso dire che non ho un debito con nessuno, è da più di vent’anni che ho il team e ho sempre pagato tutti. Ho assolutamente soldi a sufficienza, poi altre decisioni spettano alla Honda”.

Hai mai pensato di lasciare Honda?
A metà dello scorso anno ho avuto un approccio molto informale da parte di Suzuki per valutare la possibilità di una collaborazione. Ci ho riflettuto e ne ho parlato con Honda. In quell’occasione abbiamo potuto discutere di un programma insieme con una previsione di costi più lineare, perché i continui cambi regolamentari fanno aumentare i costi, in 10 anni le cifre sono quasi raddoppiate”.

Dorna ha cercato di mettere un prezzo massimo al costo delle moto, può funzionare?
Le Case non hanno tantissime possibilità di movimento, quindi si possono avere delle idee chiare sui costi di partenza. Inoltre i posti sono limitati e ci sono tanti costruttori, quindi l’interesse da parte loro nel fornire moto competitive anche ai team satellite è aumentato. In più c’è Suzuli, Aprilia e KTM hanno già detto di volere un team satellite, quindi questa concorrenza farà scendere i prezzi”.

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