SBK, Checa: "Se rinascessi ripeterei tutta la mia carriera"

Carlos ricorda: "le grandi speranze, le cadute, le vittorie; Valentino Rossi l'avversario più completo. In futuro? Mi piacerebbe creare un team"

Share


Parlare con Carlos Checa è come ripercorrere gli ultimi 20 anni di motociclismo moderno, perché il catalano, oggi quarantaquattrenne, debuttò giovanissimo nel 1993 con la 125 due tempi, per rimanere nel Motomondiale sino al 2007, poi andò in Superbike, dove disputò altre sei stagioni. 

Il primo ricordo importante che abbiamo di Carlos è la vittoria, ottenuta in maniera incredibile, proprio nella pista di casa a Barcellona: era il 15 settembre 1996 ed il pilota catalano tagliò il traguardo a bordo di una Honda NSR 500 con oltre 6 secondi di vantaggio nei confronti di Michael Doohan e dell’allegra compagnia dei vari Criville, Cadalora e Okada, i quali dovettero accontentarsi di lottare per i due restanti gradini del podio.

Per Checa fu la conferma che i tanti sacrifici compiuti avrebbero portato grandi soddisfazioni: “ai miei esordi mi recavo in circuito con la moto caricata sul furgone -ricorda piacevolmente Carlos-  dormivo in tenda e tutto era molto spartano. Avevo una grande speranza ed illusione, ammetto che ora farei fatica a vivere così, ma all’epoca ho vissuto tutto molto intensamente: cadevo, mi rialzavo, andavo avanti, con tutta la voglia di farcela”.

La caduta più significativa dalla quale si rialzò fu quella di Donington nel 1998, quando Carlos perse il controllo della sua NSR 500 nella difficile curva Craner e l’impatto sull’asfalto inglese fu devastante: momentaneamente privo della capacità visiva, Checa venne ricoverato d’urgenza in ospedale per la rimozione della milza, ma non solo: durante l’intervento il pilota rischiò addirittura di morire a causa di un ictus micidiale.

Per fortuna Carlos reagì con forza per andare a vivere i suoi futuri grandi duelli con gente come Max Biaggi, Kenny Roberts Junior, Alex Criville, Alex Barros, Garry Mc Coy e Sete Gibernau. Anche se, come ha specificato lui: “dei tanti avversari che ho avuto, mi è difficile individuare quello più duro con il quale mi sono confrontato… Capirossi, Stoner, Melandri… non so, erano tutti bravi e forti. La caratteristica che un pilota deve avere per diventare grande, secondo me, è la forza mentale oltre alla capacità di saper resistere nei momenti di pressione; in più, il pilota deve desiderare una cosa sola: la vittoria. Ne sono certo: il mio avversario più completo è stato Valentino Rossi”.

Il Motomondiale ha visto il catalano correre con la Honda, successivamente con la Yamaha ed infine nel team Ducati MotoGP: “la crescita che ho avuto dall’inizio sino ad arrivare al top, è stato il percorso più bello che io possa ricordare. Ho sempre conosciuto i miei limiti, e so le difficoltà che ho dovuto superare nei momenti duri”.

Le due vittorie ed i 24 podi conquistati in sella ai prototipi, ed il quarto posto finale del 1998, mettono Carlos nella lista dei piloti più longevi con le sue 222 presenze complessive.

Nel 2008 Checa passò in SBK con la Honda CBR del team olandese Ten Kate e, grazie anche alla doppietta stampata sulla pista americana di Miller Motosport, Carlos concluse il suo primo campionato con le derivate di serie in quarta posizione. Ci furono, per lui, altri grandi risultati negli anni a seguire, poi arrivò la stagione 2011 a bordo della Ducati del team Althea: “vincere il Mondiale è stato bellissimo, certo. Ovviamente, è facile ricordare i momenti di vittoria; per arrivare a quel risultato il mio percorso è stato molto lungo ed intenso, ricco di difficoltà, ma ho sempre lavorato per riuscirci. Nella mia carriera ho imparato da tante persone, anzi, da quasi tutte: penso si possa apprendere qualcosa da ogni individuo, perché, sicuramente, ognuno di loro ha una caratteristica unica ed originale. Con ognuno di loro ho mantenuto un bel rapporto e spesso ci si vede, ma fuori dalla pista”.

A proposito di pista, ci vai ancora in moto?

No, non vado con la moto in pista; ho solo fatto qualche test per la Ducati quest’anno, sono ambasciatore di Borgo Panigale e della Nolan che ha seguito tutta la mia lunga carriera. Ogni tanto, faccio qualche rally automobilistico per divertimento, oltre a qualche garetta di enduro”.

Quale sarà il tuo futuro nelle due ruote?

Ho tempo per decidere, chissà. Magari, sarebbe bello creare una mia squadra per far crescere giovani ragazzini emergenti, purché io non mi debba far carico anche delle loro mamme e papà (ride). L’allenatore di una squadra è sempre quello nell’occhio del ciclone”.

Se tu rinascessi, cosa faresti o cosa non ripeteresti più?

Se mi guardo indietro, dico che… se potessi rinascere, ripeterei tutto ciò che ho fatto sino ad oggi”.

 

 

 

 

Share

Articoli che potrebbero interessarti