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Il Motocross a Maggiora dà (alcune) lezioni alla MotoGP

Un'edizione storica al Mottaccio del Balmone, nemmeno un fischio sotto al podio e piloti vicino ai tifosi. Ma c'è qualche 'ma'..

Il Motocross a Maggiora dà (alcune) lezioni alla MotoGP

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La sensazione è quella di una grandissima festa dove la passione VERA per i motori mette in secondo piano, se non addirittura all’ultimo, il risultato finale. Fiumi di birra come se fosse l’Oktoberfest, tonnellate di panini, il frastuono di motori tirati al limitatore, il casino della musica e tantissimi colori ad abbracciarsi per una cornice semplicemente spettacolare. È questa l’immagine del Motocross delle Nazioni, che tornava a Maggiora dopo 30 anni dall’ultima edizione.

Per uno che è abituato al paddock del Motomondiale bisogna un attimo adattarsi alla realtà, perché per tre giorni si vive a stretto contatto tra polvere, terra e connessione internet che salta ogni dieci secondi, all’interno di una sala stampa in cui l’aria condizionata te la scordi fin da subito. Il detto storico infatti è: “Vai a Maggiora a mangiar la polvere?”.

Non ci sono le hospitality megagalattiche della MotoGP a farsi la guerra secondo la legge del: “Ce l’ho più grossa io”, tantomeno i perfettini in giacca e cravatta, che appena li vedi ti verrebbe da chiederti: “Ma quello come sta messo?Si respira un clima più famigliare tra pubblico, meccanici e piloti. Non esiste infatti quel distacco che avverti nel momento in cui varchi il paddock del Motomondiale. Di conseguenza è anche normale, dato un Febvre o un van Horebeek della situazione non hanno la popolarità dei vari Rossi, Marquez e Lorenzo.  

Il Motomondiale, a confronto, ricorda per certi aspetti la F1, con quell’aura da perfezionista che ne fa il proprio tratto distintivo. Quando arrivi al giovedì in sala stampa, con l’aria condizionata ad accoglierti, è già esposta la timetable degli incontri tra media e piloti. Non resta che presentarti all’appuntamento prestabilito e una volta che parte il gong Rossi, Pedrosa, Vinales o chiunque esso sia ti dedica quei 5-7 minuti prestabiliti. Non di più, perché poi vieni subito bloccato. Il tempo di raccogliere quelle quattro dichiarazioni e poi tutti davanti al computer con le medesime risposte. Più o meno come se fosse il dettato della maestra alle elementari. Se per sbaglio ti capita un contrattempo, affari tuoi, è come il treno: non ti aspetta!  

Nel motocross invece le carte si mescolano, perché esiste ancora il mito della notizia. Niente orari prestabiliti, tocca infatti a te andare davanti alla tenda e chiedere al pilota se ha cinque minuti a disposizione per scambiare due parole. Da una parte hai la fortuna di portarti a casa una dichiarazione che nessun’altro collega potrà avere, la cosiddetta notizia, dall’altra può invece capitarti che trovi 300 persone in coda per chiedere un autografo al campionissimo e quindi ti tocca aspettare 40 minuti in piedi come alle poste. Per fare questo lavoro la pazienza sta alla base!

Come in ogni posto, anche sullo sterrato non mancano gli ignoranti, tipo quelli che sabato sera hanno sfasciato i bagni chimici e addirittura dato fuoco, tanto da richiedere la carica delle Forze dell’Ordine. Una brutta, bruttissima immagine di una tre giorni leggendaria per Maggiora. È forse questo l’unico neo nella domenica in cui il Mottaccio del Balmone ha incoronato la Francia, la nostra storica rivale. Sotto il podio solo applausi per loro e nemmeno un fischio. Da questo lato qualcuno dovrebbe prenderne spunto.

Ps  I tifosi transalpini erano così entusiasti e carichi per il trionfo insperato, che appena Febvre ha tagliato il traguardo hanno subito invaso la pista (per un attimo mi ha ricordato Criville a Jerez nel 1996). Peccato dovessero ancora raggiungere l'arrivo 20 moto. Per fortuna non c’è stata alcuna conseguenza. Non sempre però la fortuna può essere d’aiuto!

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