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MotoGP, Pirro: Michelin, più sicure ma meno veloci

"Ora bisogna mettere un punto fermo, i continui cambiamenti complicano lo sviluppo delle moto"

Pirro: Michelin, più sicure ma meno veloci

Ci sono pochi piloti che conoscono le gomme Michelin come Pirro, perché il collaudatore della Ducati è stato coinvolto nel loro sviluppo fin dall’inizio oltre a usarle nel CIV, banco prova per le coperture francesi. Gli pneumatici sono al centro di molte discussioni nel paddock, ne ha parlato Goubert (prendendosi la responsabilità per quello successo a Redding in Argentina) e lo ha fatto anche il tester pugliese, in forza al team Pramac a Jerez in sostituzione di Petrucci.


So già che i test fatti a novembre qui serviranno a poco, perché le gomme sono cambiate - ha spiegato - E’ questo il problema più grande”.


Pirro ha raccontato la sua esperienza con Michelin.


E’ un anno che lavoro con loro, all’inizio il punto di forza era il posteriore mentre l’anteriore era quello debole. Però in tutti i test dello scorso anno non avevamo mai avuto gravi problemi”, come invece è accaduto con Baz e Redding.


Il gommista francese ha deciso di cambiare l’anteriore per venire incontro alle esigenze dei piloti.


E’ migliorato, ma nel contempo è peggiorato il posteriore - ha continuato Pirro - Inoltre le prestazioni sono calate, perché la priorità è stata la sicurezza e non la velocità. Infatti solo in Qatar il tempo di gara è stato più basso rispetto al passato, le altre gare sono state più lente”.


Non è solo questione di velocità, perché i continui cambiamenti complicano il lavoro di sviluppo delle moto.


La priorità, in questo momento, è che Michelin metta un punto fermo. In questo momento è difficile sviluppare la moto con le gomme che cambiano in continuazione”, ha lamentato il collaudatore.


Senza contare i problemi di sicurezza a cui bisogna fare fronte e che non riguardano solo la MotoGP, perché anche nei campionati nazionali dove Michelin porta avanti lo sviluppo dei suoi pneumatici non sempre è filato tutto liscio e Pirro lo ha provato sulla sua pelle, riuscendo però a fermarsi alle prime avvisaglie.


A Clermont-Ferrand il lavoro non manca.

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