Tu sei qui

"La SBK che verrà: meno Europa e barriere"

A tu per tu con il Direttore del Campionato, Carrera: "stiamo preparando la nuova classe 300 cc"

"La SBK che verrà: meno Europa e barriere"

Share


La SBK ha iniziato il suo 2016 a Phillip Island e, in pista, l’ha fatto nel migliore dei modi. Gare combattute, tanti marchi diversi nelle prime posizioni e spettacolo. Da questa prospettiva, il campionato delle derivate di serie sembrerebbe in ottima salute.

Non è esattamente così, perché se la presenza delle Case (in forma più o meno ufficiale) è aumentata e lo schieramento ha guadagnato nomi come Hayden e De Angelis, i problemi sono rimasti.

Sintetizziamoli: mancanza di sponsor, scarsa presenza di pubblico in circuito (anche a Phillip Island), pochi spettatori in tv (e non parliamo dell’Italia), impatto mediatico quasi nullo.

Dorna ha preso in mano la SBK dal 2013, in tre anni ha fatto dei cambiamenti ma non sembrano sufficienti. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Campionato Daniel Carrera.

Qual è il bilancio di questi primi anni di gestione Dorna?

L’obiettivo era stabilizzare il campionato perché lo abbiamo preso in una situazione per nulla buona. Ora bisogna fare un passo avanti e stiamo già raccogliendo i frutti del nostro lavoro. Abbiamo 7 costruttori presenti, con il ritorno di Yamaha, e una griglia con piloti che possono offrire uno spettacolo di alto livello”.

La novità di quest’anno sono le due gare divise, perché questa scelta?

E’ stata una richiesta diretta di tanti promoter locali. A non piacere erano la gara al mattino e i tempi troppo stretti che non permettevano di fare altre attività per gli spettatori, soprattutto in caso di ritardi. Penso che il pacchetto di gare di domenica sia ancora molto attrattivo”.

Ma gli spettatori sono costretti a venire un giorno in più…

“E’ quello che vogliamo, che arrivino il sabato, vedere la gara e poi essere coinvolti in altre attività fuori dal circuito”.

In Europa, però, c’è un problema di presenze in circuito…

La prima cosa è avere un bello spettacolo in pista, con un campionato più combattuto. Abbiamo lavorato molto sulla parte sportiva e credo che questo cambierà. L’altro aspetto è riuscire a offrire qualcosa in più agli spettatori. Per esempio in Tailandia, permetteremo agli spettatori della tribuna centrale di essere sullo schieramento di partenza  e di vedere la premiazione del podio da vicino. Questo perché la SBK è un campionato in cui la gente può essere vicina ai piloti”.

E’ questa la differenza dalla MotoGP?

Sì, per esempio in Gran Bretagna abbiamo aperto il paddock. E’ questa la nostra linea, per quello abbiamo anche reso gratuita la nostra app per i dispositivi mobili”.

La SBK soffre anche di scarsa copertura mediatica…

Non si può nascondere che il successo della MotoGP ha avuto un grande impatto, in Spagna si conosce solo la MotoGP. Cambiare la prospettiva non è un lavoro di pochi anni. Si deve lavorare con le tv e anche fuori dai giorni di gara. I due campionati non si possono confrontare. In Europa c’è una saturazione di eventi sportivi, ma ci sono anche i mercati emergenti, come la Tailandia. L’anno scorso ci sono stati 60mila spettatori e per questo si aspetta un incremento del 20%”.

In passato i numeri erano altri in Europa…

Certo, ai tempi di Fogarty, ma le cose sono cambiare e abbiamo sofferto una grande crisi economica. Pensare di tornare a quei tempi non è realistico”.

Non pensi che la SBK sia troppo simile alla MotoGP. Non avete mai pensato di cambiarla, magari con gare più lunghe o diversi tipi di moto?

Abbiamo valutato tantissime cose, ma questo è un campionato di moto derivate dalla serie e dobbiamo vedere in pista quello che interessa ai costruttori. Loro vogliono mostrare le moto sportive 600 e 1000. E’ vero anche che dobbiamo differenziarci di più”.

Come?

La MotoGP è un prodotto premium, quando vai lì speri di vedere Valentino passare a 30 metri da te. In SBK c’è l’accesso al paddock e il contatto diretto con i piloti. Bisogna poi creare avvenimenti per tutta la famiglia, al di fuori della gara. Stiamo lavorando su questo, fra un anno penso che si vedranno i primi risultati”.

Per quanto riguarda il regolamento tecnico, quali sono le prossime mosse?

Penso che non ci saranno novità grandi, anche i costruttori ci hanno chiesto stabilità. Sia in Superbike che in Supersport”.

I piloti arrivati dalla MotoGP sono un valore aggiunto per questo campionato?

Mi piacerebbe vedere più piloti che crescono in questo campionato, hanno successo in SBK e poi passano in MotoGP”.

Una scuola?

Per questo motivo stiamo lavorando su una nuova categoria di ingresso con moto di 300 cc. Stiamo parlando con i costruttori per redigere il regolamento. Ci saranno quindi tre classi, 300, 600 e 1000, dove i piloti potranno crescere e poi arrivare in MotoGP. Non è bello che chi non va bene nel motomondiale passi in SBK”.

Come vedi la SBK nel 2020?

Con più eventi fuori dall’Europa, perché abbiamo visto in Tailandia che c’è fame di questo prodotto e non c’è una grande offerta sportiva. I mercati emergenti saranno importanti, pur tenendo l’Europa come il cuore del campionato”.

Non sarà un problema per i team?

“Dovremo essere capaci a generare più ingressi in modo da potere aiutare maggiormente le squadre”.

Articoli che potrebbero interessarti